Rinnovabili. Vendola: ‘Diffideremo il Governo’

Il governatore pugliese ha annunciato battaglia contro le “inadempienze del Governo” quali la mancata assegnazione delle quote di rinnovabile per Regione

Si è detto pronto ad aprire una procedura di diffida nei confronti del Governo se questo non si attiverà per assegnare le quote di produzione di energia rinnovabile per ogni Regione (burden sharing). Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, ha sottolineato la “incredibile” condizione italiana: “Siamo in un mercato energetico liberalizzato, dove la Regione non ha alcuna competenza”, annunciando l’apertura di una procedura di diffida nei confronti del Governo ed anticipando di voler condurre “la battaglia in tutte le sedi giurisdizionali che ci consentano di far vivere questa questione”. La maggiore inadempienza del Governo sarebbe, secondo Vendola, proprio quella relativa alle quote di burden sharing: l'Unione europea ha infatti assegnato all'Italia il raggiungimento entro il 2020 della percentuale del 17% del consumo totale di energia da fonti rinnovabili, ma ora spetta al Governo centrale suddividere le quote di produzione da rinnovabili tra le Regioni. “Sono troppe – ha dichiarato – le responsabilità che si sono accumulate in chi, da un lato, ha impedito la regolamentazione e, dall’altro, ha messo in campo una quantità incredibile di risorse: due elementi che hanno drogato il mercato”. Il presidente della Regione ha ricordato come la Puglia si sia impegnata nel tentativo di mettere vincoli e paletti alla diffusione incontrollata di impianti di energia rinnovabile: “Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per provare a dire che l’energia rinnovabile non può trasformarsi da un’idea alternativa di sviluppo a un elemento devastante del nostro paesaggio”. Ma l’impegno della Regione a scoraggiare il proliferare di impianti si scontra allo stato attuale con l’attività dei Comuni che, di contro, hanno autorizzato nuove centrali con la semplice concessione della Dia (la Dichiarazione Inizio di Attività, necessarie per gli impianti inferiori ad 1MGW). Per questa ragione è attualmente in corso il censimento degli impianti sorti con Dia e che, una volta inseriti in un’anagrafe, permetteranno di avere una visione completa della situazione. “Vorrei dire alla politica in generale – ha aggiunto Vendola – che bisognerebbe tornare a Roma e cambiare la logica che sta drogando il mercato: troppi soldi a causa del fatto che il conto energia è semplicemente un flusso di denaro verso le imprese e non viene orientato, ad esempio, verso le famiglie attraverso la solarizzazione strutturale, e verso centrali di piccola taglia per l’auto-produzione e l’auto-consumo. L’energia rinnovabile non può essere un ennesimo business per devastare l’ambiente”. Articoli correlati: Rinnovabili: la Regione approva le linee guida nazionali (1 dicembre) Rinnovabili: in vigore il regolamento regionale (3 gennaio)

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