Operazione Canasta. Quintana a processo

Lecce. Il consigliere provinciale dell’Udc è accusato di tentata estorsione

LECCE – Tentata estorsione. E’ questa l’accusa con cui Sandro Quintana, consigliere provinciale dell’Udc, è stato rinviato a giudizio al termine dell´udienza preliminare che si è tenuta ieri dinanzi al gup del Tribunale di Lecce Ines Casciaro. Si tratta del processo nato dalla cosiddetta “Operazione Canasta“, che lo scorso 22 novembre portò all'esecuzione di undici ordinanze di custodia cautelare, cinque in carcere e sei agli arresti domiciliari. Trentotto le persone inizialmente (tra imprenditori, politici e professionisti) coinvolte nell'operazione e accusate a vario titolo di estorsione, turbativa d'asta, abuso d'ufficio, peculato, corruzione, falsità materiale e ideologica. La posizione di tre indagati, due avvocati e un ufficiale di pg, è stata poi archiviata. In 35, invece, sono finiti a processo. Per 27 imputati il dibattimento si aprirà il 19 ottobre dinanzi ai giudici della prima sezione del Tribunale di Lecce. Altri tre hanno già patteggiato, mentre tre imputati saranno giudicati il 14 novembre con rito abbreviato. Su richiesta dei suoi legali, gli avvocati Luigi Suez e Angelo Pallara, la posizione di Quintana era stata aggiornata all’udienza di oggi, in modo da poter sentire un teste che, però, non si è presentato. Il gup, nonostante l’opposizione della difesa, ha comunque disposto il rinvio a giudizio. Secondo l’accusa Quintana avrebbe ritirato la propria partecipazione a un’asta giudiziaria relativa a un immobile, favorendo così una famiglia gallipolina interessata all’acquisto, ricevendo in cambio qualcosa. Il processo si aprirà il 27 ottobre dinanzi al giudice monocratico di Gallipoli. Sulla vicenda il consigliere provinciale dell’Udc si dice rammaricato ma comunque fiducioso, sicuro che l’operato della magistratura porterà alla luce la verità e l’assoluta estraneità ai fatti contestati. 22 giugno 2011 Operazione Canasta. 28 rinviati a giudizio LECCE – Ventotto persone rinviate a giudizio, due patteggiamenti e tre giudizi con rito abbreviato. E’ questo l’esito dell’udienza preliminare del processo scaturito nell'ambito della cosiddetta “Operazione Canasta“, che lo scorso 22 novembre portò all'esecuzione di undici ordinanze di custodia cautelare, cinque in carcere e sei agli arresti domiciliari. La posizione di Sandro Quintana, consigliere provinciale Udc finito nell'inchiesta, è stata stralciata e sarà esaminata a luglio per dar modo, su richiesta della difesa, di ascoltare un teste. Anche la posizione dell’avvocato Giuseppe Erriquez è stata stralciata per un difetto di notifica. Trentotto le persone inizialmente (tra imprenditori, politici e professionisti) coinvolte nell'operazione e accusate a vario titolo di estorsione, turbativa d'asta, abuso d'ufficio, peculato, corruzione, falsità materiale e ideologica. Successivamente la posizione di tre indagati, due avvocati e un ufficiale di polizia giudiziaria, è stata archiviata. Il dibattimento si aprirà il prossimo 19 ottobre dinanzi ai giudici della prima sezione del Tribunale di Lecce, mentre gli abbreviati saranno decisi il 14 novembre. I patteggiamenti, invece, saranno discussi il 6 luglio. Quella condotta per due anni dai militari del Comando provinciale della guardia di finanza di Lecce, sotto la guida del colonnello Patrizio Vezzoli e del comandante del Nucleo di polizia tributaria, Vito Pulieri, e coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Elsa Valeria Mignone, è un'inchiesta che ha evidenziato gli interessi del malaffare e della criminalità organizzata nel mondo delle aste giudiziarie per i beni mobiliari e immobiliari del Salento. Un sistema fatto non solo di aste pilotate e truccate con la copertura di professionisti al di sopra di ogni sospetto, ma anche di connivenze e relazioni tra uomini d'affari e pubblici ufficiali. Sullo sfondo due dei clan storici della Sacra corona unita salentina, quello dei Padovano di Gallipoli e dei Coluccia di Galatina, che avevano incentrato i loro interessi economici proprio sulle aste giudiziarie. Due le figure principali al centro dell'inchiesta, quella di Carmelo Tornese, 64 anni, direttore dell'Istituto vendite giudiziarie (gestito da una società facente capo ai figli), e quella di Giancarlo Carrino, 49 anni, “faccendiere” originario di Nardò. Il primo avrebbe avuto un ruolo di factotum nel settore dell'esecuzione mobiliare, mentre Carrino avrebbe gestito il redditizio mondo dell'esecuzioni immobiliari. Sarebbe stato sempre il faccendiere neretino, come evidenziato dalle numerose intercettazioni telefoniche, a gestire in prima persona i rapporti con i fratelli Padovano, Salvatore (alias “Nino bomba”) e Rosario. Tra gli indagati anche Ferruccio Piscopiello, amministratore delegato della Seta Eu spa, società mista a capitale prevalentemente pubblico, incaricata del servizio di raccolta e trasporto rifiuti urbani e assimilati in numerosi comuni del basso Salento, tra cui quello di Gallipoli. Secondo l'ipotesi accusatoria Piscopiello si sarebbe appropriato di somme rilevanti (non inferiori a 70mila euro) della società da lui amministrata. Per coprire i presunti ammanchi avrebbe poi creato false fatture di pagamento (intestate ad una società di Carrino) e cartelle esattoriali inesistenti emesse da Equitalia nei confronti della società Seta Eu. Dalla figura di Piscopiello si diramano altri due filoni dell'inchiesta. Il primo coinvolge un altro illustre indagato, Enzo Benvenga, esponente politico (al pari di Sandro Quintana, consigliere provinciale Udc, finito nell'inchiesta) e consigliere comunale gallipolino (sponda Pdl), che avrebbe ricevuto dall'amministratore delegato della Seta versamenti periodici di denaro (a garanzia degli stessi sarebbe stato emesso un assegno, mai incassato, di 25mila euro), in cambio di “favori” concessi alla sua società L'altro riguarda le cosiddette fughe di notizie. Seconda l'accusa sarebbe stato il tenente colonnello dei carabinieri Elio Dell'Anna, comandante della sezione di polizia giudiziaria presso la Procura della repubblica di Lecce. L'ufficiale dell'Arma avrebbe riferito notizie coperte da segreto istruttorio su alcune indagini svolte su di lui e Carrino. In particolare dell'esistenza di intercettazioni disposte nei loro confronti e della cessazione delle stesse. 9 maggio 2011 Operazione Canasta. 35 rinviati a giudizio LECCE – Sono 35 le richieste di rinvio a giudizio formulate nell’ambito della cosiddetta “Operazione Canasta”, che lo scorso 22 novembre portò all'esecuzione di undici ordinanze di custodia cautelare, cinque in carcere e sei agli arresti domiciliari. Trentotto le persone inizialmente (tra imprenditori, politici e professionisti) coinvolte nell'operazione e accusate a vario titolo di estorsione, turbativa d'asta, abuso d'ufficio, peculato, corruzione, falsità materiale e ideologica. La posizione di tre indagati, due avvocati e un ufficiale di pg, è stata archiviata. L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 22 giugno dinanzi al gup del Tribunale di Lecce Ines Casciaro. Quella condotta per due anni dai militari del Comando provinciale della guardia di finanza di Lecce, sotto la guida del colonnello Patrizio Vezzoli e del comandante del Nucleo di polizia tributaria, Vito Pulieri, e coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Elsa Valeria Mignone, è un'inchiesta che ha evidenziato gli interessi del malaffare e della criminalità organizzata nel mondo delle aste giudiziarie per i beni mobiliari e immobiliari del Salento. Un sistema fatto non solo di aste pilotate e truccate con la copertura di professionisti al di sopra di ogni sospetto, ma anche di connivenze e relazioni tra uomini d'affari e pubblici ufficiali. Sullo sfondo due dei clan storici della Sacra corona unita salentina, quello dei Padovano di Gallipoli e dei Coluccia di Galatina, che avevano incentrato i loro interessi economici proprio sulle aste giudiziarie. Due le figure principali al centro dell'inchiesta, quella di Carmelo Tornese, 64 anni, direttore dell'Istituto vendite giudiziarie (gestito da una società facente capo ai figli), e quella di Giancarlo Carrino, 49 anni, “faccendiere” originario di Nardò. Il primo avrebbe avuto un ruolo di factotum nel settore dell'esecuzione mobiliare, mentre Carrino avrebbe gestito il redditizio mondo dell'esecuzioni immobiliari. Sarebbe stato sempre il faccendiere neretino, come evidenziato dalle numerose intercettazioni telefoniche, a gestire in prima persona i rapporti con i fratelli Padovano, Salvatore (alias “Nino bomba”) e Rosario. Tra gli indagati anche Ferruccio Piscopiello, amministratore delegato della Seta Eu spa, società mista a capitale prevalentemente pubblico, incaricata del servizio di raccolta e trasporto rifiuti urbani e assimilati in numerosi comuni del basso Salento, tra cui quello di Gallipoli. Secondo l'ipotesi accusatoria Piscopiello si sarebbe appropriato di somme rilevanti (non inferiori a 70mila euro) della società da lui amministrata. Per coprire i presunti ammanchi avrebbe poi creato false fatture di pagamento (intestate ad una società di Carrino) e cartelle esattoriali inesistenti emesse da Equitalia nei confronti della società Seta Eu. Dalla figura di Piscopiello si diramano altri due filoni dell'inchiesta. Il primo coinvolge un altro illustre indagato, Enzo Benvenga, esponente politico (al pari di Sandro Quintana, consigliere provinciale Udc, finito nell'inchiesta) e consigliere comunale gallipolino (sponda Pdl), che avrebbe ricevuto dall'amministratore delegato della Seta versamenti periodici di denaro (a garanzia degli stessi sarebbe stato emesso un assegno, mai incassato, di 25mila euro), in cambio di “favori” concessi alla sua società L'altro riguarda le cosiddette fughe di notizie. Seconda l'accusa sarebbe stato il tenente colonnello dei carabinieri Elio Dell'Anna, comandante della sezione di polizia giudiziaria presso la Procura della repubblica di Lecce. L'ufficiale dell'Arma avrebbe riferito notizie coperte da segreto istruttorio su alcune indagini svolte su di lui e Carrino. In particolare dell'esistenza di intercettazioni disposte nei loro confronti e della cessazione delle stesse. 28 gennaio 2011 Operazione Canasta: 38 avvisi di conclusione indagini preliminari LECCE – Sono 38 gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari notificati nelle scorse ore dalle fiamme gialle agli indagati coinvolti nella cosiddetta “Operazione Canasta”, che lo scorso 22 novembre portò all’esecuzione di undici ordinanze di custodia cautelare, cinque in carcere e sei agli arresti domiciliari. Sei, invece, i provvedimenti interdittivi adottati dal gip del Tribunale di Lecce, Antonio Del Coco. Trentotto complessivamente le persone (tra imprenditori, politici e professionisti) coinvolte nell'operazione e accusate a vario titolo di estorsione, turbativa d'asta, abuso d'ufficio, peculato, corruzione, falsità materiale e ideologica. Quella condotta per due anni dai militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Lecce, sotto la guida del colonnello Patrizio Vezzoli e del comandante del Nucleo di polizia tributaria, Vito Piulieri, e coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Elsa Valeria Mignone, è un’inchiesta che ha evidenziato gli interessi del malaffare e della criminalità organizzata nel mondo delle aste giudiziarie per i beni mobiliari e immobiliari del Salento. Un sistema fatto non solo di aste pilotate e truccate con la copertura di professionisti al di sopra di ogni sospetto, ma anche di connivenze e relazioni tra uomini d’affare e pubblici ufficiali. Sullo sfondo due dei clan storici della Sacra corona unita salentina, quello dei Padovano di Gallipoli e dei Coluccia di Galatina, che avevano incentrato i loro interessi economici proprio sulle aste giudiziarie. Due le figure principali al centro dell’inchiesta, quella di Carmelo Tornese, 64 anni, direttore dell’Istituto vendite giudiziarie (gestito da una società facente capo ai figli), e quella di Giancarlo Carrino, 49 anni, “faccendiere” originario di Nardò. Il primo avrebbe avuto una sorta di ruolo di factotum nel settore dell’esecuzione mobiliare, mentre Carrino avrebbe gestito il redditizio mondo dell’esecuzioni immobiliari. Sarebbe stato sempre il faccendiere neretino, come evidenziato dalle numerose intercettazioni telefoniche, a gestire in prima persona i rapporti con i fratelli Padovano, Salvatore (alias “Nino bomba”) e Rosario. Tra gli indagati anche Ferruccio Piscopiello, amministratore delegato della Seta Eu spa, società mista a capitale prevalentemente pubblico, incaricata del servizio di raccolta e trasporto rifiuti urbani e assimilati in numerosi comuni del basso Salento, tra cui quello di Gallipoli. Secondo l’ipotesi accusatoria Piscopiello si sarebbe appropriato di somme rilevanti (non inferiori a 70mila euro) della società da lui amministrata. Per coprire i presunti ammanchi avrebbe poi creato false fatture di pagamento (intestate ad una società di Carrino) e cartelle esattoriali inesistenti emesse da Equitalia nei confronti della società Seta Eu. Dalla figura di Piscopiello si diramano altri due filoni dell’inchiesta. Il primo coinvolge un altro illustre indagato, Enzo Benvenga, esponente politico (al pari di Sandro Quintana, consigliere provinciale Udc, finito nell’inchiesta) e consigliere comunale gallipolino (sponda Pdl), che avrebbe ricevuto dall’amministratore delegato della Seta versamenti periodici di denaro (a garanzia degli stessi sarebbe stato emesso un assegno, mai incassato, di 25mila euro), in cambio di “favori” concessi alla sua società. L’altro riguarda le cosiddette fughe di notizie. “L’indagine – si legge nelle oltre duecento pagine dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari emessa dal gip Antonio Del Coco – avrebbe potuto avere ben altri sviluppi se non si fosse verificata una ripetuta fuga di notizie che ne ha, in parte, compromesso l’esito, almeno riguardo alle posizioni di Piscopiello e Benvenga. Infatti, è accertato che gli indagati siano venuti a conoscenza delle investigazioni svolte sia in questo procedimento che in una indagine parallela condotta dal Ros dei Carabinieri”. Referente di Piscopiello, seconda l’accusa, sarebbe stato il tenente colonnello dei carabinieri Elio Dell’Anna, comandante della sezione di polizia giudiziaria presso la Procura della repubblica di Lecce. L’ufficiale dell’Arma avrebbe riferito all’amico Piscopiello notizie coperte da segreto istruttorio su alcune indagini svolte su di lui e Carrino. In particolare dell’esistenza di intercettazioni disposte nei loro confronti e della cessazione delle stesse. Articolo correlato: Operazione Canasta: sequestrate le armi di un indagato 23 novembre 2010 Aste giudiziarie truccate: Mauro Giliberti non è tra gli indagati Operazione Canasta. Emessi dalla Dda di Lecce provvedimenti cautelari per estorsione, turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio, peculato, corruzione, falsità materiale e ideologica. Scoperte infiltrazione mafiose. 40 gli indagati Mauro Giliberti indagato nell'inchiesta 'Canasta'? La notizia, circolata nell'ambiente giornalistico già dalla giornata di ieri, è stata smentita oggi tramite comunicato stampa. Riguardo alla notizia circolata nell'ambiente giornalistico su un presunto coinvolgimento di Giliberti nell'inchiesta, è arrivata la smentita di Francesca Conte, avvocata del giornalista. Il comunicato “In qualità di legale incaricato dal Direttore di Telerama News, Mauro Giliberti, comunico ai giornalisti che il suddetto non è iscritto nel registro degli indagati per nessuna vicenda in nessuna Procura della Repubblica del mondo conosciuto. La notizia (recte, la “non notizia”), mi è stata comunicata alcuni minuti fa ufficialmente e personalmente dalla Procura di Lecce. Sono dunque infondate, inesistenti, calunniose, diffamatorie e false le notizie di stampa apparse in prima pagina sul quotidiano “Il Paese Nuovo” e sul sito internet “ilpaesenuovo.it”. L’ipotesi di indagare su Giliberti non è mai stata neanche presa in considerazione, essendo unanimemente riconosciuto che intervistare pubblicamente chi “fa notizia” nell’ambito di un lavoro d’inchiesta giornalistica, è semmai un titolo di merito, che bisognerebbe riconoscere ad un professionista giovane, valido ed onesto. Per cui a nessuno è consentito di ledere in alcun modo l’onore, il decoro la reputazione di Mauro Giliberti”. Francesca Conte 23 novembre 2010 – Aste giudiziarie truccate. Coinvolto ufficiale dell'Arma L’ombra lunga del malaffare e della criminalità organizzata proiettata sul mondo delle aste giudiziarie per i beni mobiliari e immobiliari del Salento. Quella condotta per due anni dai militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Lecce, sotto la guida del colonnello Patrizio Vezzoli, e coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Elsa Valeria Mignone, è un’inchiesta che mette in luce un sistema fatto non solo di aste pilotate e truccate con la copertura di professionisti al di sopra di ogni sospetto, ma anche di connivenze e relazioni tra uomini d’affare e pubblici ufficiali. Sullo sfondo due dei clan storici della Sacra corona unita salentina, quello dei Padovano di Gallipoli e dei Coluccia di Galatina, che avevano incentrato i loro interessi economici proprio sulle aste giudiziarie. Undici le ordinanze di custodia cautelare eseguite all’alba di ieri dalle fiamme gialle, cinque in carcere e sei agli arresti domiciliari. Quarantuno complessivamente gli indagati (tra cui avvocati e commercialisti) coinvolti nell'operazione denominata “Canasta” e accusati a vario titolo di estorsione, turbativa d'asta, abuso d'ufficio, peculato, corruzione, falsità materiale e ideologica. Nei confronti di sei di loro, per lo più dipendenti di Equitalia (la società incaricata dell’attività di riscossione dei tributi), nei prossimi giorni potrebbero essere adottate misure interdittive tra cui la sospensione dalle loro funzioni o attività lavorative. Due le figure principali al centro dell’inchiesta, quella di Carmelo Tornese, sessantaquattro anni, direttore dell’Istituto vendite giudiziarie (gestito da una società facente capo ai figli), e quella Giancarlo Carrino, quarantanove anni, “faccendiere” originario di Nardò. Il primo avrebbe avuto una sorta di ruolo di factotum nel settore dell’esecuzione mobiliare, mentre Carrino, che si sarebbe in più occasioni attribuito la falsa qualifica di funzionario del Tribunale abilitato, attraverso una “licenza particolare”, all’acquisto per conto terzi di beni oggetto della procedure fallimentare, avrebbe gestito il redditizio mondo dell’esecuzioni immobiliari. Sarebbe stato sempre il faccendiere neretino, come evidenziato dalle numerose intercettazioni telefoniche, a gestire in prima persona i rapporti con i fratelli Padovano, Salvatore (alias “Nino bomba”) e Rosario. Altro nome di spicco dell’operazione “Canasta”, è quello di Ferruccio Piscopiello, amministratore delegato della Seta Eu spa, società mista a capitale prevalentemente pubblico, incaricata del servizio di raccolta e trasporto rifiuti urbani e assimilati in numerosi comuni del basso Salento, tra cui quello di Gallipoli. Secondo l’ipotesi accusatoria Piscopiello si sarebbe appropriato di somme rilevanti (non inferiori a settantamila euro) della società da lui amministrata. Per coprire i presunti ammanchi avrebbe poi creato false fatture di pagamento (intestate ad una società di Carrino) e cartelle esattoriali inesistenti emesse da Equitalia nei confronti della società Seta Eu. Dalla figura di Piscopiello si diramano altri due filoni dell’inchiesta. Il primo coinvolge un altro illustre indagato, Enzo Benvenga, esponente politico (al pari di Sandro Quintana, altro nome finito nell’inchiesta) e consigliere comunale gallipolino (sponda Pdl), che avrebbe ricevuto dall’amministratore delegato della Seta versamenti periodici di denaro (a garanzia degli stessi sarebbe stato emesso un assegno, mai incassato, di 25mila euro), in cambio di “favori” concessi alla sua società. L’altro riguarda le cosiddette fughe di notizie. “L’indagine – si legge nelle oltre duecento pagine dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari emessa dal gip Antonio Del Coco – avrebbe potuto avere ben altri sviluppi se non si fosse verificata una ripetuta fuga di notizie che ne ha, in parte, compromesso l’esito, almeno riguardo alle posizioni di Piscopiello e Benvenga. Infatti, è accertato che gli indagati siano venuti a conoscenza delle investigazioni svolte sia in questo procedimento che in una indagine parallela condotta dal Ros dei Carabinieri”. Referente di Piscopiello, seconda l’accusa, sarebbe stato il tenente colonnello dei carabinieri Elio Dell’Anna, comandante della sezione di polizia giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Lecce. L’ufficiale dell’Arma avrebbe riferito all’amico Piscopiello notizie coperte da segreto istruttorio su alcune indagini svolte su di lui e Carrino. In particolare dell’esistenza di intercettazioni disposte nei loro confronti e della cessazione delle stesse. Tra gli indagati anche Antonio Sportelli, Biagio Terragno, Fabio Corvino, Fabiola Orlando, Giuseppe Trinchera e Rossana Tornese che potrebbero essere sottoposti a misura interdittiva dalla professione. Venerdì prossimo saranno interrogati dal gip. 22 novembre 2010 – Aste giudiziarie truccate. Tra gli arrestati un faccendiere legato al clan Padovano Di seguito, l'elenco e le foto dei nominativi interessati nell'esecuzione dei provvedimenti cautelari. Tra questi, primo nella lista, Giancarlo Carrino, identificato come il factotum della provincia dalle straordinarie capacità relazionali. Carrino ha sviluppato una moltitudine di contatti con soggetti ben inseriti nel tessuto sociale, istituzionale ed economico salentino e, successivamente, ha messo loro a disposizione le proprie conoscenze personali e professionali per agevolarne i relativi investimenti con accordi precisi con chi gestiva l'asta e chi la presiedeva. A dimostrare e giustificare i rapporti delle mafie con il settore delle aste giudiziarie, è un'intercettazione telefonica (di cui nell'indagine si è fatto largo uso a dimostrazione dell'utilità di questa tecnica investigativa) tra Carrino e Rosario Pompeo Padovano, attualmente dietro le sbarre per l'omicidio del fratello “Nino Bomba”. Nel dialogo tra i due si evidenzia l'intenzione di portare avanti “una complicità” che, diversamente da un'amicizia “non si può spezzare”. Oltre al clan Padovano, attivo a Gallipoli, è coinvolto anche il clan Coluccia di Galatina. I dettagli dell'indagine sono stati riferiti in una conferenza stampa che ha avuto luogo questa mattina presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Lecce, Piazzetta dei Peruzzi n. 1, alla presenza del Procuratore della Repubblica di Lecce, Dottor Cataldo Motta, la pm antimafia Elsa Valeria Mignone e il Comandante della Finanza, Patrizio Viezzoli. La lista dei nomi e le foto 1. Carrino Giancarlo, nato a Nardò il 25.10.1961 ed ivi domiciliato in via Genovesi n. 9 (in carcere)

giancarlo carrino

2. Tornese Carmelo, nato a Lecce il 16.07.1946 ed ivi residente in Piazzetta v. Cardellini n. 1 (in carcere)

carmelo tornese

3. Dell’Anna Luigi, nato a Nardò il 13.05.1946 e ivi residente in via Fortunato n. 51 (in carcere); 4. Russo Francesco, nato a Nardò il 7.07.1952 ed ivi residente n via Schipa n. 6 (in carcere) 5. Piscopiello Ferruccio, nato a Melissano il 9.03.1953 ed ivi residente in via Dell’Artigianato n. 4 (in carcere)

ferruccio piscopiello

6. De Paolis Gabriele Antonio, nato a Galatina il 9.04.1976 ed ivi residente in via Benevento n. 67 (arresti domciliari)

Gabriele De Paolis

7. Colazzo Pantaleo, nato a Galatina l’ 1.04.1976 e residente in Collemeto via San Paolo n. 30 (arresti domiciliari)

pantaleo colazzo

8. Perrone Giuseppe, nato a Galatina il 15.06.1956 e ivi residente in via C. Silva . 8 (arresti domiciliari)

giuseppe perrone

9. Bruno Elio, nato a Cellino San Marco (BR) il 7.09.1950 e residente in Melendugno via Martano n. 80; (arresti domiciliari)

Elio Bruno

10. Gambuzza Raffaele, nato a San Cesario di Lecce il 15.02.1985 ed ivi residente in via Duomo n. 1 (arresti domiciliari)

raffaele gambuzza

11. Mellone Gregorio, nato a Nardò il 20.02.1952 ed ivi residente n via Ruggiari n. 41 (arresti domiciliari). 22 novembre 2010 – Aste giudiziarie truccate. 11 arresti È in corso, dalle prime luci dell’alba, un’operazione della Guardia di Finanza di Lecce nel settore delle aste giudiziarie e delle correlate infiltrazioni della criminalità organizzata di stampo mafioso. Le Fiamme Gialle salentine stanno eseguendo, infatti, 11 ordini di arresto nei confronti di altrettante persone della provincia accusate a vario titolo, tra l’altro, di estorsione, turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio, peculato, corruzione, falsità materiale ed ideologica. I provvedimenti cautelari sono stati richiesti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce all’esito di complesse indagini che hanno consentito ai Finanzieri di fare piena luce su una fitta rete di collusioni tra professionisti, pubblici dipendenti, faccendieri e soggetti legati alla criminalità organizzata salentina. L’operazione “Canasta”, si è sviluppata lungo due direttrici principali: 1) della vendita di beni mobili, che ha avuto come soggetti principali gli organi direzionali di una società della provincia operante nel particolare settore, accusati di aver turbato, più volte, il libero svolgimento delle procedure esecutive mobiliari mediante una gestione del tutto arbitraria ed impropria degli asporti dei beni pignorati e delle relative procedure di vendita; 2) della vendita di beni immobili, dei rapporti con la criminalità organizzata, della produzione di documenti falsi e della “risoluzione” di problematiche legate a posizioni debitorie con l’Ente di riscossione preposto, che ha avuto come soggetto principale un faccendiere della provincia – Giancarlo Carrino – dalle straordinarie capacità relazionali. Questi ha sviluppato una moltitudine di contatti con soggetti ben inseriti nel tessuto sociale, istituzionale ed economico salentino e, successivamente, ha messo loro a disposizione le proprie conoscenze personali e professionali per agevolarne i relativi investimenti.

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