'La sicurezza non è un costo'

Lo afferma il leccese Fausto Durante (Fiom-Cgil) commentando la prima morte bianca salentina del 2011

di Andrea Gabellone “L'incidente mortale accaduto nel Salento, il primo del nuovo anno, conferma, in realtà, una drammatica tendenza, che colloca l'Italia in una posizione assolutamente negativa per ciò che riguarda gli infortuni mortali sul lavoro, tanto a livello europeo, come a livello mondiale”. Così commenta la prima morte bianca salentina del 2011 il leader della Fiom-Cgil Fausto Durante, leccese e ormai da diversi anni ai vertici del sindacato dei metalmeccanici. Com'è la situazione della sicurezza sul lavoro in Italia? Siamo un Paese nel quale, ogni giorno, tre o quattro persone perdono la vita lavorando. Questa triste tendenza, che sembrava essere in fase di diminuzione negli ultimi due anni, ritorna purtroppo a crescere e conferma l'Italia tra i Paesi più pericolosi nell'ambito della sicurezza dei lavoratori. Ultimamente, soprattutto da quando al governo è tornato il centro-destra, abbiamo assistito a una svalutazione del ruolo e del significato del lavoro umano. Sembra che in questo momento prevalga una sorta di dimensione “mercantile” della sicurezza. A cosa si riferisce? Voglio dire che buona parte degli imprenditori, fortunatamente non tutti, considerano le questioni della sicurezza come un costo. Sono quindi disposti a sottoporre le persone che lavorano per loro ad un ricatto: un salario maggiore, spesso “in nero”, in cambio del rifiuto di protezioni, di dispositivi di sicurezza e del rispetto integrale delle leggi. Così facendo, anche nel nostro Paese, pian piano sono stati smantellati presidi e regole che avrebbero consentito, se mantenuti, di contenere in modo più efficace questo tragico fenomeno. Cosa prevede per il prossimo futuro, anche alla luce dell'approvazione in Senato del decreto legislativo 81 sulla sicurezza dei lavoratori? Partendo dai fatti di cronaca, l'auspicio non può che essere quello di un miglioramento immediato. Sarebbe opportuno tornare a considerare il lavoro come un valore importante, fondamentale per la vita di una Nazione avanzata ed evoluta come l'Italia e, non ultimo, si dovrebbe fare in modo che le sanzioni per chi non rispetta i codici e le leggi sulla sicurezza siano effettive e funzionino anche da deterrente. Mi auguro che cambi l'atteggiamento tanto delle imprese che dei lavoratori perché, alcune volte, alla base degli infortuni c'è una scarsa attenzione alle misure di prevenzione da entrambe le parti. L'attuale accordo di Mirafiori tra Fiat e Sindacati prende in considerazione anche questioni legate alla sicurezza? Tenendo come “baricentro” del discorso la salute delle persone, la questione della Fiat mi spinge a fare un'ulteriore valutazione. Fino a qualche tempo fa, in Fiat si metteva in pratica una metodologia di lavoro chiamata “tempi e metodi collegati”, ora sostituita dalla nuova “Ergo-Uas”. Quest'ultima ha sicuramente il pregio di aumentare il livello di pressione rispetto all'utilizzo delle macchine e quindi di aumentare i volumi e le quantità di merce prodotta. Dall'altra parte non abbiamo, però, nessuna evidenza scientifica che garantisca la mancanza di rischi per la salute degli operai. Le condizioni delle persone che lavorano alla catena di montaggio sono già pesantissime; si pensi che eseguono delle operazioni a ritmi “vincolati” che ripetono centinaia, e in qualche caso migliaia, di volte nel corso della giornata. Il pensiero della Fiat, secondo il quale in nome del profitto si può aumentare l'intensità dello sforzo fisico delle persone, ci fa capire come il cammino che stiamo intraprendendo sia pericoloso. In questo modo, i diritti, la dignità e la tutela del lavoro si considerano una merce pari a qualunque altra cosa possa essere acquistata in un supermercato. Se non si inverte questa tendenza, dubito che, anche sulla questione della sicurezza, possa esserci il miglioramento di una situazione che, ad oggi, rimane gravissima.

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