Tac-Pet e viaggi della speranza: ‘Io ci sono passata’

GUARDA IL VIDEO. La testimonianza di Annarita, la trafila Monza-Lecce: visite, esami, chemio. Il diritto alla salute, la voglia di guarire

Scoprire subito una patologia oncologica, aiuta a combatterla. Ma dover prenotare una Pet fuori dal proprio territorio implica tempi lunghi di attesa, sacrifici organizzativi ed un non trascurabile impegno economico. Ecco la storia di Annarita, salentina, che lo scorso settembre si è sottoposta ad una Pet-Tc presso il Centro di Medicina nucleare Calabrese, a Cavallino. Quando, a fine dicembre, ha nuovamente contattato il Centro per prenotare un nuovo esame, si è sentita rispondere che dal 1° gennaio la struttura non avrebbe più erogato la prestazione di Pet-Tc per il mancato riconoscimento del budget necessario da parte dell'Asl Lecce. Eppure Guido Scoditti, direttore generale dell’Asl, a proposito dell’interruzione delle prestazioni Pet-Tc da parte del Centro di Medicina Nucleare Calabrese, ha sostenuto sull’emittente televisiva Tele Rama che il mancato riconoscimento del budget al Centro Calabrese non arreca alcun particolare disagio ai malati di cancro della Provincia di Lecce i quali possono comunque rivolgersi presso la Pet di Brindisi. Il direttore generale dell'Asl Le ha anche affermato che la mobilità passiva (ovvero le migrazioni dei pazienti che, per trovare risposta ai propri bisogni di salute, decidono di spostarsi dalla città in cui risiedono verso altro luogo, in alcuni casi fuori dalla propria Regione) genera costi virtuali. In seguito alle dichiarazione del direttore Scoditti, il dottor Giuseppe Calabrese, amministratore del Centro di Medicina Nucleare Calabrese, ha diramato delle precisazioni. “Sulla presunta inutilità della PET leccese – ha scritto -, si replica quanto segue: 1. E' provato dagli atti provenienti dalla stessa ASL e che, oramai, sono di dominio pubblico (riepilogo della mobilità passiva per prestazioni PET-TC dell'ASL LE relativo all'anno 2009) che la PET di Brindisi non è in grado di soddisfare il fabbisogno della Provincia di Lecce, tanto è vero che circa la metà della prestazioni sono effettuate in altre regioni d'Italia (centinaia addirittura in Regioni del Nord) costringendo gli assistiti ed i loro familiari a spostamenti di centinaia di chilometri. 2. Il direttore generale di una ASL non può ignorare la differenza che vi è tra diverse patologie. Se l'illustre direttore avesse l'accortezza di verificare (attraverso la CORRETTA lettura delle richieste avanzate dai PP.OO. e i medici di famiglia della stessa ASL) lo stato di salute della gran parte dei pazienti che hanno svolto gli esami di PET TAC presso il Centro Calabrese, si renderebbe conto del gravissimo disagio che comporta per tali pazienti anche il più piccolo spostamento; trattandosi di soggetti che hanno subito pesanti interventi chirurgici con asportazione di organi o parte di essi e/o con ulteriori complicazioni costituite dall'insorgenza di metastasi. Tali pazienti non possono essere paragonati ad altri che necessitano di indagini cardiologiche (lo capirebbe chiunque). 3. In Puglia esistono solo quattro PET-TC in tutto e l'offerta sanitaria è al di sotto degli standard fissati per legge, cioè una PET-TC pubblica per ogni provincia e una privata accreditata ogni 750mila abitanti”. Riguardo al fatto che la mobilità passiva genera costi virtuali, ha ribattuto: “1. Ogni euro che viene speso per prestazioni di PET fuori dalla Provincia di Lecce DEVE essere rimborsato (come viene rimborsato) alla struttura che ha effettuato la prestazione dall'Amministrazione sanitaria con denaro REALE e non virtuale, e ciò SENZA TEMA DI SMENTITA. 2. I cittadini della Provincia di Lecce devono sapere che la ASL e la Regione Puglia hanno la possibilità di fare eseguire ai malati oncologici l'esame salvavita di PET-TC a Lecce ed invece, a parità di costi (se non a costi maggiori), costringe tali malati ad effettuare la prestazione, il più delle volte, a centinaia di chilometri dal luogo di residenza. Anche il predetto assunto non ammette TEMA DI SMENTITA”. Di seguto la lettera che i dipendenti del Centro di Cavallino hanno inviato lo scorso 4 gennaio a Nichi Vendola presidente della Regione Puglia. Egregio Presidente Nichi Vendola “Noi dobbiamo augurare all'Italia di vivere un cambiamento radicale, dobbiamo augurare a noi stessi di potere garantire alle future generazioni,quello che le vecchie generazioni hanno garantito a noi, appunto il diritto di poter costruire il nostro futuro”. Così Lei scriveva in una agenzia del 27 dicembre 2010, Egregio Signor Presidente. Ma quale futuro ci dobbiamo aspettare, un futuro rilegato ai margini di una periferia esistenziale e lavorativa? Un futuro in cui le contraddittorie controversie burocratiche impediscono il normale conseguimento dei diritti e doveri? Quei diritti sottratti a chi, con dedizione, passione per il proprio lavoro ed umiltà si pone al di sopra dei biechi interessi economici a favore di un territorio arido e bisognoso? La nostra Signor Presidente è una storia, forse come tante altre in Italia, una storia fatta di ricorsi, di toghe e colletti bianchi, una storia che è il surrogato di un presente distorto e poco chiaro con un finale ancora tutto da scrivere. Egregio Signor Presidente, Le vogliamo raccontare di noi, di uomini e donne del Centro di Medicina Nucleare Calabrese, centro unico nell'hinterland leccese che da tre generazioni opera nel settore dell'erogazioni di servizi di diagnostica per immagini in convenzione con il SSN. Da pochi mesi, circa 5, dopo anni di aule giudiziarie e faldoni impolverati, siamo riusciti ad installare uno degli strumenti più all'avanguardia nello studio e nella diagnosi tumorale, la PET-TC, offrendo in questi pochi mesi più di mille prestazioni, evitando la migrazione di tanta gente talvolta esasperata da tempi di attesa biblici, come Lei saprà, riducendo i costi a carico della Sanità Pubblica e diminuendo in maniera sensibile il disagio che quest'ultimi si vedono costretti a vivere. Ad oggi ci vediamo costretti a sospendere l'erogazione del servizio, a danno del nostro fratello cittadino, ed a dovere spendere parole di comprensione verso chi si rivolge alla nostra struttura, rimandandoli a data da destinarsi senza potere addurre spiegazioni plausibili. A questo si unisce l'ennesimo stato di precarietà che vede coinvolti noi lavoratori. Abbiamo visto volatilizzare nel giro di breve tempo la speranza di accedere ad una condizione lavorativa dignitosa e certa sul piano dei diritti,passando da una assunzione a tempo indeterminato alla cassa integrazione. Le scriviamo Signor Presidente per raccontarle di Noi,perché crediamo nel dialogo, quel dialogo di cui professa l'importanza come obbligo morale e costituzionale. Sperando di avere attirato la sua attenzione Signor Presidente Le porgiamo i nostri più distinti saluti, per un 2011 di cambiamento e di partecipazione nello scenario del nostro territorio. I DIPENDENTI TUTTI Centro di Medicina Nucleare Calabrese Articoli correlati La Pet dello scandalo

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