La Stagione Lirica fa gli auguri all’Italia

GUARDA I VIDEO. “Festa Teatrale per i 150 anni dall’Unità d’Italia” ha inaugurato la 42° Stagione Lirica della Provincia

di Fernando Greco video di Daria Ricci Con l’inizio del nuovo anno sono cominciati i festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, evento che ha determinato la nascita della nostra Nazione quale oggi noi la conosciamo (o la immaginiamo) e quindi l’avvio di quell’itinerario storico che, a partire dal 1861, giunge direttamente a comprendere tutti noi, cittadini del secondo millennio. Accingendosi a trasporre la memoria storica sulle tavole del palcoscenico, è facile incappare in una comoda retorica risorgimentale o peggio, in un acritico nazionalismo, estremi che possono essere sempre evitati se l’offerta culturale riesce a caratterizzarsi per due attributi imprescindibili, ovvero novità e qualità. Novità vuol dire incuriosire ed arricchire il pubblico con cose appunto nuove, magari inedite; qualità vuol dire esecuzioni di livello artistico elevato. // Festa teatrale: la prosa La “Festa Teatrale” che ha inaugurato l’8 gennaio al Politeama Greco la 42° Stagione Lirica della Provincia di Lecce è riuscita in parte a soddisfare queste aspettative attraverso uno spettacolo di musica, canto, danza e prosa che ha coinvolto un gran numero di intellettuali ed artisti tutti rinomati in terra salentina e oltre. Le fila del discorso sono rette da Edoardo Winspeare, che qui non si limita alla regia, ma è anche scrittore del testo recitato che inframmezza la musica. Con l’amore per la Storia che lo contraddistingue, Winspeare ha composto un intelligente collage di brani letterari che, partendo da Plinio il Vecchio e dall’Eneide per arrivare a Leopardi, Machiavelli, Petrarca e via discorrendo fino al “Gattopardo”, realizza un racconto che, se da una parte ha tutto il fascino delle proprie radici epiche, dall’altra è decisamente appesantito dal testo che lega i vari frammenti, ridondante e didascalico, più adatto a un documentario che a uno spettacolo. Sarebbe stato più efficace lasciare parlare da sola la letteratura, il che costituisce da sempre la prerogativa più squisita dell’attività teatrale, ovvero limitarsi ad accendere delle emozioni nel cuore dello spettatore senza fornirgli una lezioncina scolastica. Personalmente poi, ho trovato fastidiosetto l’accento siciliano di Gaetano Bruno, principale voce recitante, peraltro di accattivante presenza scenica. Di tanto in tanto si udiva anche la garbata voce fuori scena di Marianna Murolo, di cui però non sono riuscito a capire l’utilità come aiuto-regista, considerata la linearità dell’allestimento. // Festa teatrale: la musica L’afflato risorgimentale è rintracciabile nei cori e nelle sinfonie verdiane degli anni “di galera” proposti dall’Orchestra “Tito Schipa” diretta con piglio eroico da Filippo Zigante e dal Coro Lirico di Lecce istruito da Francesco Pareti, fascinoso e preparato come sempre nel riproporre per l’ennesima volta brani come il “Va’ pensiero” o il coro de “I Lombardi”: il problema è che da almeno dieci anni il Coro Lirico esegue queste pagine in ogni occasione di spettacolo e perciò ora, che sarebbe il momento più opportuno, le stesse suonano un po’ trite e ritrite. A conclusione della serata, un curioso ed insolito inno di Mameli eseguito finalmente nella sua integralità, ossia in ben cinque strofe. L’unica vera chicca della serata è stata costituita dai tre brani tratti da “Grida de’ venditori di Napoli”, raccolta di canti popolari d’epoca appartenente alla biblioteca della famiglia Romano di Lecce, portati alla ribalta grazie alla ricerca di Eraldo Martucci, vicepresidente della Fondazione ICO “Tito Schipa” di Lecce, arrangiati da Francesco Libetta ed eseguiti in maniera deliziosa da un piccolo ensemble da camera su cui svettava l’interessante voce di Rachele Andrioli, reduce dal recente successo ottenuto con il suo spettacolo dedicato a Edith Piaf. // Festa teatrale: la danza E veniamo ai momenti coreutici della serata, curati da Toni Candeloro ed il suo “Balletto di Puglia”. Fatto salvo per la platea leccese l’indubbio interesse culturale delle pagine tratte da “Excelsior”, storico balletto positivista di fine Ottocento che inneggia alla vittoria della Civiltà sull’oscurantismo, il risultato complessivo dell’esecuzione sembra più quello di un saggio di scuola che di una compagnia, e lo stesso volenteroso Candeloro non esibisce di certo un physique du role degno di un’étoile della danza; gradevole il valzer del “Gattopardo”; efficace la mimica di Michela Compagnone, modernissima nella sua personificazione dell’Italia. Peccato che gli interventi danzati si avvalessero di basi musicali preregistrate, mentre Orchestra e direttore poltrivano in buca. Atmosfera di festa e applausi per tutti da parte di una platea straripante di notabili della politica e dell’imprenditoria salentina, e qui preferisco non fare nomi e cognomi per evitare di dimenticarmi di qualche presenza importante. Mi auguro soltanto che, raffreddatosi il fervore patriottico, quelle stesse persone continuino a interessarsi con lo stesso calore al resto della stagione lirica leccese che si preannuncia ricco di ghiotte novità. // Marcello Panni al Quirinale Spero che tutti i leccesi, compreso il pubblico che riempiva il Politeama la sera prima, si siano gustati il 9 gennaio la diretta radiofonica RAI-RadioTre dal Quirinale della Suite dell’Opera “Garibaldi en Sicile” scritta da Marcello Panni, direttore artistico e musicale dell’Orchestra “Tito Schipa” di Lecce. Non conosco l’opera completa, ma la Suite per piccolo complesso e voce recitante si presenta quale delizioso melologo alla stregua dell’”Histoire du Soldat” di Stravinsky. Come in Stravinsky, la musica, eseguita in maniera cristallina dal Contempoartensemble diretto da Mauro Ceccanti, ha ipnotizzato l’ascoltatore tramite un sapiente uso delle dissonanze in un contesto globalmente melodico, inframmezzato da testi letterari ispirati alla discesa dei Mille, tra i quali si scoprivano brani di Victor Hugo, Georges Sand, Alexandre Dumas nonché dello stesso Garibaldi. Tanti applausi a scena aperta, spesso dedicati ad Andrea Sirianni, attore dalle mille voci che, per ogni situazione letteraria, ha saputo esibire con la sua recitazione un caleidoscopio di colori degno di una partitura musicale. Bissata a grande richiesta la “Marche des Chemises Rouges”. Si parlava all’inizio di novità e qualità: ebbene, qui c’erano tutte.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati