On. Zazzera: Basile, chi teme la verità?

La verità scomoda sul delitto di Peppino Basile

Peppino Basile fa più paura da morto che da vivo. E' proprio il caso di dirlo. C'è chi teme la verità. C'è chi teme venga fuori la verità scomoda. Peppino Basile come Renata Fonte. Eh si, perché fino ad ora tutto è andato nella direzione delle verità più comode, quelle che creano meno fastidio al potere, a quel potere che in vita Basile ha messo alla berlina denunciandone le illegalità sul territorio. Ma la verità prima o poi viene fuori e non c'è potere che può nasconderla, non c'è cricca che può comprarla e non c'è magistrato che può cambiarla. In questi due anni e mezzo la macchina della verità comoda ha lavorato a pieno regime trovando non pochi sostenitori. Il sindaco di Ugento per esempio, Eugenio Ozza, ha ribadito in tutti i suoi interventi che “Basile è stato ucciso per i debiti” o peggio “per le femmine”. Sono state utilizzate tonnellate di fango per zittire e minacciare le poche voci libere. Come ad esempio quella del parroco di Ugento, Don Stefano Rocca, infangato dall'accusa di pedofilia ad opera di un giornalaccio locale, “Lo Scirocco”, che fa riferimento al vicesindaco Massimo Lecci. Unica colpa per Don Stefano: aver chiesto verità e giustizia. Ma a Ugento in questi due anni e mezzo sono accadute strane coincidenze. Elenchiamole. Prima coincidenza. Il nipote del sindaco viene fermato insieme ad altri amici dalla Polizia e interrogato per cinque ore alla Questura di Lecce, quale autore materiale delle minacce di morte scritte sui muri di Ugento all'indirizzo di Basile. I ragazzi vengono però rilasciati con sommo stupore, si dice, persino del funzionario di Polizia, il dott. Annino Gargano. I tre escono dalla Questura felici e contenti di aver fatto in fondo in fondo solo una bravata. Si racconta a Ugento che al momento del fermo dei tre rampolli il sindaco in lacrime abbia telefonato a destra e a manca. Ma a chi chiamò e perchè? Seconda coincidenza. Vittorio Colitti Junior, accusato dal sostituto procuratore Simona Filoni di essere insieme al nonno l'esecutore materiale del delitto Basile, è stato assolto. L'impianto accusatorio basato sulla testimonianza di una bambina, all'epoca di 4 anni, è stato smontato. Una sconfitta per la procura di Lecce che ha sostenuto il movente personale del delitto. Alla famiglia della piccola quanto decisiva testimone, si racconta, furono mandati a domicilio mazzi di fiori da parte di esponenti dell'amministrazione. Perché? Terza coincidenza. Il pentito Giovanni Vaccaro e Pio Giorgio Bove esponente della Sacra Corona Unita si scrivono lettere dal carcere parlando dell'omicidio Basile, utilizzano parole di gioia per l'avvenuto arresto dei Colitti, di più raccontano che l'omicidio Basile è stato commissionato da un imprenditore salentino. L'imprenditore morirà improvvisamente. Perché questa pista non è stata battuta? Quarta coincidenza. Il sindaco di Ugento, il quale evidentemente spera ancora nel delitto personale, non contento del verdetto di assoluzione nei confronti di Vittorio Colitti Junior chiama la dott.ssa Filoni per informarla che è a conoscenza di ulteriori dettagli sugli esecutori materiali del delitto Basile. Chi sarebbero gli esecutori materiali per il Sindaco Ozza? Ancora lui, il povero Vittorio Colitti Junior, ma questa volta avrebbe agito insieme ad alcuni amici. Movente del delitto Basile: una banale lite dopo la partita di calcetto. Risultato: Ozza querelato dalla famiglia Colitti. Insomma la verità comoda al sindaco di Ugento diventa sempre più scomoda e cominciano a diventare troppe le coincidenze che fanno tremare tutti quelli che temono la verità sull'omicidio Basile. Trema chi ha paura della verità, quella verità che a Ugento, a Lecce e a Roma il potere vorrebbe non vedere. Trema chi ha paura della verità e teme che il movente dell'omicidio Basile sia l'interesse convergente di affari, criminalità e politica. Trema chi ha paura della verità, perché teme si apra il vaso di Pandora in una terra bella quanto stuprata da abusi edilizi e sversamenti di rifiuti tossici nell'indifferenza del potere. Trema chi ha paura della verità, perché teme che i mandanti dell'omicidio Basile siano all'interno del Palazzo di Città.

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