Il Treno della memoria

Lettera aperta sul Treno della memoria al Presidente della Provincia Gabellone

Caro Presidente, i veri protagonisti di un’atrocità non sono i carnefici ma le vittime e nelle atrocità che la storia ci ha consegnato cambia il punto di vista dei carnefici, ma non quello delle vittime: le vittime delle atrocità sono esseri umani che hanno guardato negli occhi tutto il male di cui l’umanità può essere capace. Classificare le atrocità è il più grave errore che si possa commettere, un errore che è già stato commesso troppe volte e nel quale non possiamo più permetterci di perseverare, perché vuol dire indicarne la presunta giustificazione ideologica. Una giustificazione che a nessuna atrocità può essere fornita. Una giustificazione che può valere solo per i carnefici ma in nessun caso per le vittime. Apprendo dalla stampa che la Provincia di Lecce ha deciso di non finanziare la splendida esperienza del Treno della Memoria. Un’esperienza che definisco splendida non per assurde implicazioni ideologiche, ma perché si tratta di una iniziativa che, soltanto l’anno scorso, ha messo tremila ragazzi da tutta Italia, 700 pugliesi e circa 250 solo dal Salento, su un treno che li ha portati a conoscere il punto più basso che l’umanità abbia mai toccato, il peggiore crimine che l’umanità abbia mai commesso verso sé stessa. Lo stesso crimine che è stato perpetrato nelle foibe, la stessa inumanità che ha caratterizzato altri genocidi come quello armeno e ellenico per mano ottomana o quello degli indiani d’America, le persecuzioni dei cristiani, le “pulizie etniche” della ex – Jugoslavia o del Rwanda. Purtroppo l’elenco delle manifestazioni del male assoluto nella storia dell’umanità è molto lungo e, ripeto, classificarle vuol dire porsi nei panni dei carnefici, mentre il Treno della Memoria nel corso degli anni ha portato i nostri figli a guardare quell’atrocità dal punto di vista delle vittime, lo stesso punto di vista delle vittime di tutte le atrocità, affinché maturasse in essi quella coscienza necessaria a distruggere alla radice ogni sottocultura che ha portato, e rischia in ogni momento storico di riportare, a quelle atrocità. Nello spirito del Treno della Memoria l’Olocausto si sgancia quindi dalle sue connotazioni storiche ed assurge a simbolo di tutte le atrocità. Primo Levi, sopravvissuto al lager, disse: “Se potessi racchiudere in una immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia di pensiero”. La stessa fronte, le stesse spalle, lo stesso volto e gli stessi occhi di ogni vittima di tutte le atrocità. Il Treno della Memoria è un viaggio nella memoria di quell’uomo, ed attraverso lui nella memoria di tutte le vittime. Negare il sostegno a quel viaggio per darlo ad altri viaggi verso altre memorie, pur di pari gravità, vorrebbe dire operare quella classificazione delle atrocità di cui parlavo precedentemente. Un errore gravissimo del quale mi sorprenderebbe moltissimo Lei volesse macchiarsi. C’è ancora il tempo per ripensare questa decisione e La prego di farlo. Lecce, 7 gennaio 2010 on. Teresa Bellanova

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