Obiettori di coscienza al Fazzi: è polemica

Una donna racconta di essere stata trattata male durante il ricovero per l’Ivg. Il Tdm stigmatizza l'operato dei medici

Il Tribunale per i diritti del malato (Tdm) di Cittadinanzattiva apprende che una donna è stata trattata male durante il ricovero presso il “Fazzi” di Lecce per l’Ivg (le cui motivazioni sono ammesse dalla legge 194 sull’aborto tra le quali, gravi malformazioni del feto). Queste motivazioni sono ammesse anche nei paesi a dominanza maschile e di stampo conservatore come l’Iran. L’art. 9 della stessa legge esonera il personale medico e ausiliario a non prendere parte agli interventi per l’interruzione di gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza. Quindi, il Servizio Sanitario che ha il dovere di proteggere in maniera particolare ogni essere umano che, a causa del suo stato di salute, si trova in una condizione momentanea o permanente di debolezza. Nel caso di specie, la signora racconta (Quotidiano di Puglia del 15/12) della mancanza di umanità degli operatori che non l’hanno assistita perché obiettori di coscienza. Il Tdm, da par suo, afferma di non poter sottacere il proprio sdegno e la propria condanna per episodi del genere perché è venuta a mancare la prima pratica sanitaria, cioè l’umanizzazione di ogni intervento che deve essere alla base dell’operatività sanitaria. “Dopo 30anni di battaglie portate avanti dal Tdm su questo fronte, tanto da istituzionalizzare lo scorso 26 giugno 2010 nell’Asl Le il premio del Tribunale per i diritti del malato 'umanizzazione e buone pratiche in sanità', nel terzo millennio assistiamo ancora a comportamenti ingiustificabili, inqualificabili e odiosi che offendono la dignità umana. Non possiamo che esprimere tutta la nostra solidarietà alla signora Carata che ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente il misfatto, avremmo fatto lo stesso se si fosse rivolta a noi. Dall’altro lato l’art 9 della stessa legge che permette l’obiezione di coscienza soggetta in gran parte alle convinzioni etiche, agli orientamenti religiosi, all’idea che una certa cultura abbia di concetti quali l’anima, la vita. Entrambe le posizioni meritano il rispetto dovuto, ma non è permesso a nessuno di intimidire, umiliare e profanare con le proprie convinzioni, giuste o sbagliate che siano, la dignità di una donna e madre costretta a fare una scelta di per sé già tanto dolorosa e rischiosa. Meno che mai è permesso a chicchessia, oltretutto pagato con i soldi dei contribuenti, di ergersi a giudice nei confronti di un paziente e in un luogo di cura come può essere un ospedale. Il tdm chiede che siano individuate le responsabilità e perseguite come per legge; di trovare soluzioni possibili perché quello che è accaduto alla signora non accada ad altri”.

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