Sergio Stefàno: riflessioni sul PD

Continuo a coltivare il sogno di un partito non più chiuso in se stesso, aperto al confronto con la società, in grado di favorire la formazione e il rinnovamento della classe dirigente; un partito finalmente e veramente meritocratico.

Caro segretario, cari amici e compagni, mai come in questi ultimi due anni mi sono sentito tanto spesso a disagio all’interno del mio partito; eppure, oggi come ieri, sono dell’idea che è questo il partito in cui voglio militare, i suoi principi quelli in cui mi riconosco, il suo statuto e il suo regolamento quelli che voglio difendere e diffondere. Dicevo, spesso mi sono sentito a disagio: in tutti i passaggi fondamentali, dall’elezione dei segretari alla gestione del partito, dal metodo con cui indicare il candidato sindaco a quello scelto per la nomina degli assessori, le mie posizioni sono state sempre minoranza. Mai ho mollato, fedele alla convinzione che bisogna lottare per le proprie idee. È in questo che, per me, risiede lo spirito del partito; è quello che ho sempre fatto, rifuggendo comportamenti certo più semplici, come abbandonare la barca, ma che non mi permettevano di essere me stesso, coerente soprattutto con la mia coscienza. E in questo risiedono, anche, i motivi che, nell’ultimo congresso, mi hanno portato ad appoggiare convintamente la mozione Emiliano, in cui tutt’oggi sono attivamente coinvolto. In questi giorni si concluderà (forse) la verifica amministrativa cui il PD ha dato inizio a giugno, dopo una serie innumerevole di “schiaffi” e mortificazioni che la dirigenza del partito ha supinamente subito per miope calcolo strategico. Infatti quanto è accaduto, e sta ancora accadendo, ha le fondamenta in scelte scellerate e di corto respiro effettuate nel passato e, purtroppo, aggravatesi ulteriormente accettando situazioni e decisioni che ci mettevano, politicamente ed amministrativamente, all’angolo, a volte umiliandoci. E’ difficile non ricordare come in tanti all’interno del partito, di volta in volta, hanno contestato tali scelte e messo in guardia, inascoltati, sulle possibili conseguenze; ma tant’è! Quanto detto non vuole assolutamente svilire l’azione oggi in campo del nostro partito ed alla quale va riconosciuto un duplice valore: da una parte si afferma, finalmente, che il PD è vivo e vegeto, dall’altra si mette in moto un volano che ci permette di tornare al centro della scena politica cittadina, colpevolmente abbandonata nel recente passato, ponendo le basi per futuri positivi sviluppi. Questo però non mi esime dall’affermare che le contraddizioni che ci portiamo appresso sono ancora una zavorra troppo pesante per la totale ripresa del partito. Infatti, per quanto abbia intrapreso, infine, una linea giusta e in linea con i desiderata della base, l’attuale gestione presenta alcuni difetti. Così come la storia recente, a tutti i livelli, conferma, ogni progetto, ogni programma politico non può prescindere da chi guida la sua attuazione. Ed è qui che si intravede un inciampo: la guida della linea politica difetta di credibilità. Impossibile smentire l’assioma secondo cui si stia cercando di riparare gli errori con la stessa mentalità e gli stessi protagonisti che hanno contribuito a crearli. Spero che ciò non sia letto come una sfida tra “vecchia guardia” e “rottamatori” (sfida che non mi appassiona affatto!), ma trovo assurdo non chiedersi cosa dovrebbe essere oggi il PD, cosa vogliamo che sia in futuro, e colpevole non mettere in evidenza ciò che potrebbe, ancora una volta, farci perdere il contatto con la gente. La crisi del partito, i risultati degli ultimi anni non certo esaltanti, sono anzitutto dovuti ad un cambiamento sì annunciato, sempre più atteso e mai veramente attuato; quel che oggi è in discussione è proprio la nostra credibilità, il rapporto di fiducia tra classe dirigente del partito e i suoi elettori. E sia chiaro che per cambiamento non intendo l’epurazione del vecchio, bensì la seria presa d’atto che una serie di errori (di strategia, di tattica, di valutazione, politici, istituzionali) hanno portato i nostri stessi elettori ad allontanarsi, guardando con interesse a nuovi soggetti politici, al limite al disinteresse. Una presa d’atto che deve portarci alla difesa della nostra dignità non accettando l’inaccettabile; ad assumere il rischio, calcolato, di una rivoluzione nei metodi; all’orgoglio di difendere una storia che si alimenta grazie a nuove idee, nuove competenze, nuovi programmi. Continuo a coltivare il sogno di un partito non più chiuso in se stesso, aperto al confronto con la società, in grado di favorire la formazione e il rinnovamento della classe dirigente; un partito finalmente e veramente meritocratico. Sergio Stefàno Componente Coordinamento cittadino Delegato provinciale

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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