Burgesi. Interrogazione del senatore Caforio: 'analisi sui tumori subito'

L'obiettivo è accertare l'eventuale correlazione tra la discarica di Burgesi e la crescita delle patologie tumorali fra la popolazione residente nel territorio di Ugento, Gemini, Presicce e Acquarica del Capo

Il senatore Giuseppe Caforio (Idv) ha presentato un'interrogazione ai Ministri della Salute e dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare chiedendo di sapere se intendano intervenire per l'attivazione di una indagine epidemiologica al fine di accertare l'eventuale correlazione tra la discarica di Burgesi e la crescita delle patologie tumorali fra la popolazione residente nel territorio di Ugento, Gemini, Presicce e Acquarica del Capo. L'obiettivo è intraprendere adeguati provvedimenti volti alla bonifica del sito (anche nell'ambito di un piano straordinario nazionale di recupero e risanamento delle aree adibite, in passato, a depositi non differenziati di rifiuti solidi urbani). La vicenda Con delibera n. 9 del 4 febbraio 1991 il Consiglio comunale di Ugento ha approvato il progetto, presentato dalla ditta Gi.e.co (poi Monteco Srl), per la realizzazione, in località Burgesi, di una “discarica controllata di 1^ categoria” e di un impianto di stoccaggio di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, nonostante l'esistenza di un analogo progetto, redatto dal Comune di Ugento, per il quale era stata firmata una convenzione con quindici comuni limitrofi per l'ottenimento dei fondi pubblici necessari al finanziamento dello stesso. Nella medesima seduta, il Consiglio comunale di Ugento ha approvato una convenzione con la ditta Gi.e.co, valevole per dieci anni, nella quale venivano esplicitati gli obblighi che la stessa Gi.e.co., gestore dell'impianto, avrebbe dovuto adempiere nello svolgimento del servizio pubblico di smaltimento dei rifiuti, ottenuto in concessione. In tale convenzione all'art. 5 (Gestione del Servizio) si prevedeva “l'accettazione solo ed esclusivamente di rifiuti contemplati nel provvedimento di autorizzazione all'esercizio, nelle prescrizioni regionali o nelle leggi statali, purché classificabili come rifiuti solidi urbani e assimilabili ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 915/82 e delle norme vigenti o che entreranno in vigore durante la presente convenzione”; Il 31 ottobre 2002, la Giunta di Ugento – nonostante l'entrata in vigore della normativa regionale (di cui alla delibera del Consiglio regionale n. 41/2001, aggiornata dalla delibera del Consiglio regionale n. 296/2002) che esautorava i Comuni e attribuiva agli ambiti territoriali ottimali (Ato) la competenza di affidare la gestione dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti – approvava, alla scadenza della precedente, una nuova convenzione con la Monteco Srl (ex Gi.e.co). Tale nuova convenzione, presentata, proprio per aggirare l'ostacolo, come “una integrazione della precedente”, sarebbe stata firmata senza tenere conto del “decreto di citazione in giudizio” che la Procura della Repubblica, nel febbraio dello stesso anno, aveva notificato all'amministratore unico e direttore tecnico della Monteco per “l'inosservanza di quanto stabilito dalla precedente convenzione per l'affidamento in concessione stipulata con il Comune di Ugento e di quanto previsto dall'Amministrazione Provinciale di Lecce”, nonché per il ritrovamento all'interno della stesa discarica di bidoni contenenti policlorobifenile (Pcb), sostanza dalla tossicità simile alla diossina. Il 12 dicembre 2006 è stata depositata, presso il comando della Guardia di Finanza di Gallipoli (Lecce) dal signor Bruno Colitti, titolare della omonima ditta incaricata in subappalto della bonifica del sito inquinato da Pcb, una denuncia nella quale, oltre allo sversamento di rifiuti pericolosi, si dichiaravano irregolarità nello svolgimento delle stesse operazioni di bonifica. I prelievi effettuati il 15 marzo 2007 rilevavano che, sui pozzi spia di controllo n. 1 e n. 2, i valori di Pcb erano oltre i limiti già alti previsti dalla legge, e successivamente non si è provveduto al monitoraggio continuo degli stessi a causa, – secondo quanto dichiarato, in forma scritta, dal direttore del Dipartimento ambiente provinciale (Dap) ingegner Roberto Bucci – “della scarsità di idonee risorse umane”. Sulla base delle risultanze delle analisi, è stato presentato dall'onorevole Pierfelice Zazzera (Idv) un esposto presso la Procura della Repubblica di Lecce, in relazione al quale, ad oggi, non risulta all'interrogante esserci stato alcun seguito. Inoltre, sempre riguardo ai prelievi dai pozzi spia, alcune associazioni, “Comitato civico Io Conto”, “Burgesi Pulita”, “Burgesi Noscia”, hanno segnalato, il 28 aprile 2009, notevoli anomalie nelle procedure di prelievo. Il mancato monitoraggio dei suddetti pozzi spia, dopo il rilevamento di valori di Pcb oltre i limiti previsti dalla legge, ha contribuito in modo determinante, oltre che al mancato approfondimento delle cause che avevano generato tali valori, anche e soprattutto a non comprendere se gli stessi rappresentassero l'esito finale di un inquinamento precedente ovvero la fase iniziale di un inquinamento da Pcb del terreno interessato. Si specifica che il decreto legislativo n. 36 del 2003, attuativo della direttiva 1999/31/CE, fissa, per quanto concerne le discariche, i parametri da misurare e la frequenza minima di esecuzione delle misure, prescrivendo controlli mensili, trimestrali o semestrali a seconda della relativa sostanza. Inoltre, il punto 5.1 dell'allegato 2 allo stesso decreto legislativo stabilisce che “obiettivo del monitoraggio dei pozzi spia è quello di rilevare tempestivamente eventuali situazioni di inquinamento delle acque sotterranee sicuramente riconducibili alla discarica, al fine di adottare le necessarie misure correttive”. Nel 2008 poi, l'Osservatorio epidemiologico regionale (Oer) ha pubblicato un atlante dei tumori in cui venivano raccolte e catalogate le cause di tutti i decessi avvenuti in Puglia dal 2000 al 2005. Nel documento si evidenziava, per quanto riguarda il basso Salento, un elevatissimo numero di tumori e un tasso di mortalità superiore al 25,91%, rispetto alla media regionale e particolarmente rilevante nelle zone del capo di Leuca, in particolare a Ugento, dove si riscontrano patologie legate soprattutto a polmoni e vie respiratorie. Sempre in merito alla eventuale correlazione tra le discariche e l'insorgenza di patologie tumorali tra le popolazioni residenti in prossimità delle stesse, già anni prima, l'Istituto superiore di sanità (Iss) ha pubblicato, nel 2004, uno studio specifico denominato “Valutazione del rischio sanitario ed ambientale nello smaltimento dei rifiuti urbani e pericolosi”. In tale rapporto, che prendeva specificamente in esame anche la discarica di Burgesi, emergeva la necessità di ulteriori approfondimenti da condursi soprattutto a livello sub-comunale/microarea. Alla luce di tutto ciò appare impellente la necessità di di procedere alla quantificazione dei danni ambientali prodotti dalle discariche, nonché alla misurazione degli agenti inquinanti e alla rilevazione delle patologie ad esse direttamente correlabili. Già il 26 maggio 2010, tutte le preoccupazioni del caso sono state manifestate durante l'incontro con l'Assessore all'Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, anche dai comitati civici “Io Conto”, “Burgesi Noscia”, “Burgesi Pulita”. Articolo correlati Discarica Burgesi: chi pagherà il ripristino? (26 marzo 2010) Tumori nel Salento. Un cittadino chiede le carte (18 febbraio 2010) Burgesi chiude il 30. E i rifiuti? (24 giugno 2009) I tecnici: “Burgesi bonificata regolarmente” (11 giugno 2009) Burgesi. Per ora chiusa, poi tocca al governo centrale (29 maggio 2009) Discarica Burgesi. Pellegrino vs Losappio (27 maggio 2009) Prelievi a Burgesi. 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