Bat: cassaintegrazione straordinaria per 140 lavoratori

Lecce. Partirà dal 1° gennaio 2011 e durerà 12 mesi. La decisione è nata nell’incontro tra azienda, sindacati, Confindustria e Provincia

A partire dal 1° gennaio 2011, 140 lavoratori della British American Tobaccos Italia, saranno messi in Cassa Integrazione Straordinaria per 12 mesi. La decisione è scaturita dall’incontro tra azienda, organizzazioni sindacali e lavoratori, svoltosi nella sede della Provincia di Lecce di via Botti, con il coordinamento dell’Assessore alle Politiche del lavoro Ernesto Toma, assistito dal responsabile delle vertenze collettive dello stesso assessorato, Carlo Frisullo. All’incontro hanno partecipato i rappresentanti della Bat (Cristiana Morena, Valerio Vitolo, Roberto Papi), di Confindustria Lecce (Angelo Costantini), delle organizzazioni sindacali Fai-Cisl (Salvatore Greco, Gianluigi Visconti), Flai-Cgil (Roberto Natali, Umberto Borlizzi), Uila-Uil (Mauro Fioretti, Luigi Falsetti) e una rappresentanza di dipendenti dell’azienda. Si è così concluso l’iter amministrativo avviato per richiedere l’attivazione della cassa integrazione in favore dei dipendenti dell’azienda lavoratori in seguito alla cessazione dell’attività dello stabilimento di Lecce. “Esprimo una moderata soddisfazione – dichiara l’assessore Toma – per aver chiuso un percorso che ha portato all’attivazione della cassa integrazione di un anno per 140 dipendenti della Bat rimasti senza lavoro, ma soprattutto perché abbiamo aperto un nuovo iter che dovrà portare alla loro ricollocazione nel lavoro. L’anno 2011, infatti, dovrà servire per far partire l’attività delle tre nuove aziende che dovranno assorbire questi lavoratori. Continueremo a seguire la vicenda monitorando tutti i passaggi necessari per creare nuova occupazione e risolvere definitivamente il problema”. 8 dicembre 2010 – Bat Lecce: i lavoratori approvano il piano di riconversione British American Tobacco Italia SpA (BAT Italia) rende noto che si sono concluse le operazioni di voto dei lavoratori sul Piano di riconversione dello Stabilimento di Lecce. I risultati delle votazioni avvenute al termine dell’Assemblea convocata dalle Organizzazioni Sindacali e dalle Rsu con i lavoratori Bat Italia, quelli interinali e delle ditte esternalizzate hanno evidenziato un largo consenso nei confronti del Piano: solo 15 i voti contrari e 5 gli astenuti. Questo dato rappresenta per l’Azienda “un motivo di grande soddisfazione perché testimonia come i lavoratori abbiano accettato la bontà e la solidità del Piano che, come annunciato in precedenza, garantirà piena occupazione alle medesime condizioni salariali ed a tempo indeterminato per tutti i dipendenti inclusi i lavoratori con contratti a tempo determinato, interinali e quelli dell’indotto”. 2 dicembre 2010 – Riconversione: firmato l'accordo tra Bat Italia e le sigle sindacali Nel corso dell’incontro tenutosi oggi presso il Ministero dello Sviluppo Economico, British American Tobacco Italia SpA (Bat Italia) e le Organizzazioni Sindacali hanno firmato l’accordo che darà avvio al processo di riconversione dello stabilimento di Lecce. Il Piano di riconversione, che vede protagoniste realtà industriali italiane solide e con prospettive di sviluppo, garantirà piena occupazione alle medesime condizioni salariali ed a tempo indeterminato per tutti i dipendenti inclusi i lavoratori con contratti a tempo determinato, interinali e quelli dell’indotto. Oltre a garantire la piena occupazione, il Piano di riconversione genererà opportunità di sviluppo anche per il territorio; questo alla luce delle sinergie tra le filiere produttive già operanti nel Salento e nella Regione Puglia e le realtà industriali di cui al Piano che, nei prossimi anni, effettueranno significativi investimenti sul territorio per avviare le loro attività industriali. “L’accordo odierno – ha dichiarato Giovanni Carucci, vice Presidente di Bat Italia – è stato conseguito grazie al dialogo ed al confronto costruttivo tra l’Azienda, le Organizzazioni Sindacali, le Istituzioni locali ed il Ministero dello Sviluppo Economico”. “La riconversione dello Stabilimento di Lecce è la testimonianza di come, attraverso la cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti, si possano gestire e risolvere positivamente situazioni di difficoltà industriale. E’ un esempio di come Bat Italia agisca in linea con i principi di responsabilità sociale che da sempre ne contraddistinguono l’operato”. L'organico L’organico Bat Italia dello Stabilimento di Lecce al momento della firma dell’accordo è di 271 unità di cui: – 2 dirigenti – 16 dipendenti appartenenti all’ex comparto pubblico per i quali si prevede il rientro nella pubblica amministrazione – 40 dipendenti che hanno maturato o che maturano nell’arco dei 3 anni a venire i requisiti di pensionamento – 8 dipendenti per i quali si prevede un ricollocamento interno al Gruppo – 205 dipendenti candidati a essere riassorbiti grazie al piano di riconversione Il piano di riconversione comprende inoltre anche 37 interinali e 110 dipendenti di ditte terze impiegati nello Stabilimento. Il perimetro complessivo delle persone da reimpiegare grazie alla riconversione industriale è pari a 352. Le aziende coinvolte Il Piano prevede il coinvolgimento di soggetti imprenditoriali operanti prevalentemente in settori industriali: – Iacobucci HF Electonics SpA, è leader mondiale nella progettazione, certificazione, produzione, commercializzazione e manutenzione di apparecchiature ed accessori per il servizio a bordo di Aeromobili ad elevato contenuto tecnologico. Annovera tra i suoi clienti tutte le principali compagnie aeree alle quali mette a disposizione un network internazionale di stazioni di riparazione certificate dalle competenti Autorità Aeronautiche per la manutenzione di prodotti e l’assistenza ai propri clienti. Iacobucci si impegna ad impiegare nel processo di riconversione industriale 200 unità e ad investire complessivamente una cifra fra i 5 ed i 10 milioni di euro – Korus Spa, opera nel settore della metallurgia leggera. L’azienda è una realtà consolidata ed affermata nella produzione d’infissi in alluminio e alluminio-legno, intenzionata ad espandere il proprio business nel Sud Italia anche attraverso l’accrescimento della propria capacità produttiva e della rete vendita. Korus si impegna ad impiegare nel processo di riconversione industriale 70 unità e ad investire complessivamente una cifra superiore ai 10 milioni di euro – HDS FM Spa è uno dei principali gruppi operanti nel settore del Facility Management, attraverso l’erogazione di servizi a 360° per la gestione di strutture turistico-alberghiere e civili-industriali. HDS prevede di creare a Lecce un punto di riferimento per sostenere la strategia di crescita nelle attività di facility management nel Mezzogiorno. HDS si impegna ad impiegare nel processo di riconversione industriale 26 unità e ad investire complessivamente circa 1 milione di euro. – Call Gest è una primaria società di Call Center, leader nei servizi alle aziende operanti nel settore energia. L’azienda offre ai propri clienti servizi dedicati e attività avanzate di Call Center, sia outbound che inbound. Negli ultimi anni ha vissuto un’importante crescita, che l’ha vista acquisire nuove commesse e contestualmente ampliare la quantità e la tipologia dei servizi offerti (servizi “su misura”). Callgest si impegna a impiegare 31 unità. Inoltre l’azienda si impegna ad effettuare investimenti in tecnologia e ristrutturazioni per un valore pari a circa 1 milione di euro. Il piano di riconversione prevede inoltre la continuità nell’erogazione di servizi relativi alla gestione dello stabilimento (pulizia, servizio mensa, sicurezza, portineria, etc…) garantendo l’impiego di circa 25 unità 10 novembre 2010 – Yesmoke pronta ad acquisire lo stabilimento di Lecce La Yesmoke Spa di Settimo Torinese fa sul serio. Carlo Messina, proprietario dell’azienda interessata ad acquisire la ex manifattura per la produzione di sigarette a Lecce, ha scritto una lettera al sindaco Paolo Perrone per ribadire la propria disponibilità affinchè stabilimento non chiuda. La chiusura, infatti, sarebbe un colpo mortale per l'economia e implicherebbe, si legge nella lettera, la cancellazione del “residuo di lavorazione e ricchezza che questo prodotto aveva per il Salento”. Per Messina, la strada da seguire non è la riconversione, ma il rilancio della coltivazione e della lavorazione del tabacco puntando sulla filiera corta”. 9 novembre 2010 – Bellanova: scarsa autorevolezza del governo nelle trattative Torna a parlare di Bat, l'onorevole del Pd Teresa Bellanova durante stampa convocata ieri sulla vicenda dello stabilimento manifatturiero leccese. La parlamentare salentina fa sapere che presenterà oggi alla Camera, in Commissione lavoro, una risoluzione per impegnare il governo a intervenire con urgenza al fine di impedire la chiusura dello stabilimento leccese” e rilanciare, quindi la vertenza, a un livello istituzionale Ricordiamo che la risoluzione è uno degli atti con cui il Parlamento indirizza l'attività Governo. Non ha valore formale ma procedurale, non incide giuridicamente sulla vita del Governo, ma ha valore politico. La risoluzione impegna il Governo ad assicurare la tutela dei livelli occupazionali al tempo stesso garantendo che le imprese eventualmente interessate all'operazione risultino estranee ad ogni forma di illecito e in regola con la certificazione antimafia, questione di particolare rilevanza in un territorio quale quello salentino. Governo veso cui l'onorevole Bellanova è molto critica e al quale rimprovera la mancanza di autorevolezza nel corso delle trattative sulla vicenda vista l'irremovibilità dei vertici della Bat. E' necessario, secondo l’esponente del Pd ha chiesto che le autorità locali (sindaco di Lecce, presidente della Provincia e presidente della Regione) chiedano un incontro con la presidenza del Consiglio nella persona del sottosegretario Gianni Letta. In allegato la risoluzione. 6 novembre 2010 – Bat: confermata cessazione attività Dal 31 dicembre 2010 niente più sigarette nello stabilimento di Lecce della Bat, British American Tobacco Italia. E questo l’esito della riunione che si è tenuta oggi a Roma tra i vertici della multinazionale, il Governo, i sindacati e i rappresentanti istituzionali del territorio. Al loro posto saranno prodotti componenti per aerei, infissi per l'edilizia e servizi di call center. E' quanto prevede la riconversione della fabbrica che sarà ceduta a tre aziende: la Jacobucci HF (componentistica) la Korus (infissi) e la Call Gest. La riconversione non dovrebbe prevedere nessun periodo di cassa integrazione perché Bat si impegnerebbe a coprire il periodo di “start up” durante il quale i lavoratori saranno impegnati in corsi di formazione. 5 novembre 2010 – Riunione a Roma: la delusione dei sindacati Come richiesto dalle organizzazioni sindacali, si è tenuta presso il Ministero dello Sviluppo Economico una ulteriore riunione per l’esame degli sviluppi della vertenza in oggetto a cui hanno preso parte, oltre alle Segreterie nazionali, il Coordinamento sindacale, la dirigenza Bat e le autorità locali (Regione, Provincia, Comune). Nel corso della riunione la Dirigenza del Ministero ha reso noto che la Bat Europa, appositamente interpellata, ha formalmente risposto con apposita nota che la decisione di dismettere la produzione di sigarette a Lecce deve ritenersi irrevocabile per le motivazioni già più volte esposte dalla dirigenza nazionale della Società e di cui abbiamo dato notizie in nostre precedenti note. Fai, Flai e Uila hanno espresso delusione e rammarico per una decisione che priva una regione del sud di un forte e tradizionale polo produttivo ribadendo che è politicamente ed eticamente sbagliato delocalizzare il marchio MS che, in ogni caso, continuerà ad essere commercializzato e consumato quasi esclusivamente sul territorio nazionale. Ma di fronte alla persistente ed irrevocabile decisione aziendale alle Segreterie nazionali ed al Coordinamento non è restata altra scelta che prenderne atto chiedendo, però, che fosse presentato un piano completo e credibile di riconversione del sito leccese con annesso piano sociale. A tal proposito il sindacato ha chiesto al Ministero di attivarsi perché siano riaperti i termini delle legge 283/98 art. 4 per la ricollocazione nella P.A. del personale ex Monopoli ottenendo la disponibilità del Ministero stesso a porre il problema nelle sedi preposte. Il Dirigente del Ministero ha inoltre informato i partecipanti alla riunione di aver incontrato i responsabili delle tre società coinvolte nella ristrutturazione (Jacobucci, Korus e Cool-Gest) ricevendone ampie assicurazioni sia sul pieno utilizzo del personale a tempo indeterminato che sui tempi della riconversione stessa. La riunione si è conclusa con la riconvocazione del tavolo negoziale per il 12 c.m. (alle ore 12.00 è convocato il Coordinamento nazionale) a cui parteciperanno anche i dirigenti delle tre società al fine di entrare nel merito delle tematiche legate alla riconversione. 4 novembre 2010 – Bat: Bellanova chiede un nuovo tavolo istituzionale La deputata salentina del Partito Democratico, Teresa Bellanova, scrive una lettera al Prefetto di Lecce, Mario Tafaro, per richiedere la convocazione di un tavolo per la problematica occupazionale della Bat, stabilimento di Lecce. La Bellanova ripercorre le vicende degli ultimi 40 giorni e conclude dicendo che risulta evidente come, nel susseguirsi degli accadimenti, siano state totalmente disattese le determinazioni cui si era giunti nel tavolo istituzionale, convocato dallo stesso Prefetto, in data 25 settembre sia dal punto di vista formale, vista l’esclusione di buona parte degli attori istituzionali coinvolti dagli appuntamenti successivi, sia sul piano sostanziale, in considerazione delle ultime evoluzioni della vicenda. Il vertice in Prefettura trovò l’unanimità delle istituzioni nel chiedere a Bat che restasse nel territorio salentino e identificò l'urgenza di impegnare il Governo nazionale. Il testo della lettera “Egregio Sig. Prefetto, in data 25 settembre 2010 si è tenuto un incontro, da Lei convocato, presso la Prefettura di Lecce alla presenza dei rappresentanti istituzionali e le parti sociali per affrontare la difficile vertenza della British American Tobacco e il dramma occupazionale che l’eventuale chiusura del sito leccese e la conseguente delocalizzazione della produzione avrebbero potuto segnare sul territorio salentino. A questo tavolo istituzionale ha fatto seguito un documento sottoscritto dagli stessi attori socio-istituzionali presenti all’incontro, con cui si chiedeva che venisse promosso, nel più breve tempo possibile, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un momento di confronto tra tutte le parti interessate al fine di contrastare nei modi e nei termini più opportuni la decisione della Bat volta a delocalizzare la produzione di sigarette dallo Stabilimento di Lecce presso altri siti non nazionali, e così da scongiurare l’interruzione della produzione nazionale nel settore con la conseguente espulsione dal mercato del lavoro di circa 400 addetti. In data 18 ottobre anche il Consiglio comunale di Lecce, al termine di una seduta monotematica, ha licenziato all’unanimità un documento in cui veniva ribadita con fermezza la stessa linea, già emersa nel corso del suddetto incontro in Prefettura, di contrarietà sia alla chiusura dello stabilimento che alla riconversione industriale del sito. In data 19 ottobre invece, nel corso di un incontro tra la Bat Italia e i Ministri per i Rapporti con le Regioni e per lo Sviluppo Economico, l’azienda dichiarava l’irrevocabilità della propria decisione. Posizione poi ribadita il giorno dopo, 20 ottobre, in occasione del tavolo convocato presso il Ministero dello Sviluppo Economico, dove però non erano stati invitati tutti i rappresentanti istituzionali che lo avevano richiesto, vista l’esclusione dei parlamentari. In seguito a quel tavolo, si sarebbe tenuto un incontro a Londra tra rappresentanti del Governo e i vertici della multinazionale del tabacco, circostanza questa che noi apprendiamo soltanto dalla stampa. Sembrerebbe che nel corso di questo incontro, la casa madre della British American Tobacco abbia non solo confermato la decisione di chiudere ma anche chiesto di stringere i tempi sul piano di riconversione predisposto dall’azienda. Richiesta cui i rappresentanti hanno immediatamente dato corso convocando, inizialmente per il 2 novembre e successivamente slittato al 5, un incontro con le rappresentanze dei sindacati e le aziende inserite, dall’azienda stessa, nel suddetto piano di riconversione industriale. Risulta quindi evidente come, nel susseguirsi degli accadimenti, siano state totalmente disattese le determinazioni cui si era giunti nel tavolo istituzionale, da Lei convocato, in data 25 settembre sia dal punto di vista formale, vista l’esclusione di buona parte degli attori istituzionali coinvolti dagli appuntamenti successivi, sia sul piano sostanziale, in considerazione delle ultime evoluzioni della vicenda. Per questo motivo sono qui a chiederLe la convocazione di un ulteriore momento di confronto, tra gli stessi attori presenti al tavolo del 25 settembre, al fine di individuare ogni azione che sia ancora possibile mettere in atto allo scopo di scongiurare questa ulteriore sciagura sul punto di abbattersi sulla già drammatica situazione occupazionale del Salento”. 3 novembre 2010 – Cgil: il piano di riconversione Bat è inadeguato Si è svolta ieri, presso la sede leccese della Cgil, la riunione dei lavoratori della ex manifattura Tabacchi con Ettore Ronconi della direzione nazionale settore industria della Flai Cgil. La questione è al punto di non ritorno: l'azienda è decisa a dismettere la produzione di sigarette a Lecce per delocalizzarla fuori Italia, nei siti industriali in Germania, Polonia, Romania e Ungheria. Ma il piano di riconversione è definito inadeguato. “Durante la riunione – si legge nel comunicato della Cgi – si è ribadito che quella della riconversione è una strada che non convince, perché non offre garanzie sulle reali prospettive occupazionali e produttive nel territorio. Una valutazione che il sindacato fa sia in generale, sia in particolare sull’azienda di call center perchè, dice Ronconi, “non si produce e quindi non ci sono investimenti, per esempio”. In riferimento alla convocazione fatta dal Ministero per il 2 novembre, si era convenuto che per ogni ulteriore convocazione sarebbe stato prioritario conoscere la posizione di Bat Europa in merito alla irreversibilità della decisione di dismettere la produzione di sigarette della manifattura tabacchi di Lecce. Chiediamo per questo – conclude la Cgil – che il Ministero convochi il tavolo, come chiesto con la nota unitaria del 29 ottobre scorso, con la stessa composizione delle parti presenti della scorsa riunione, convocando cioè anche le Istituzioni locali e le strutture sindacali territoriali, per una informativa sulle decisioni definitive della Bat. In quella sede chiediamo che sia data una risposta ufficiale da parte del Governo a conclusione della fase di ricognizione sull’azienda, così come annunciato nel precedente tavolo del 26 ottobre. Ogni decisione che verrà presa deve, a nostro avviso, prevedere necessariamente il coinvolgimento democratico dei lavoratori interessati”. 20 ottobre 2010 – Fitto: la Bat non ha chiarito tutto “Neanche questa mattina dinanzi al sottoscritto e al ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, i vertici della British American Tobacco hanno chiarito i motivi per cui vogliono interrompere la produzione a Lecce, decidendo, di fatto, di chiudere in Italia”. Lo ha dichiarato il ministro per i Rapporti con le Regioni e la Coesione Territoriale, Raffaele Fitto, lasciando il ministero per lo Sviluppo Economico dove si è svolto un incontro per chiedere conto all'azienda della sua scelta di cedere lo stabilimento di Lecce mettendo a rischio il futuro di oltre 400 lavoratori e delle loro famiglie. “L'incontro e' andato molto male – ha aggiunto Fitto – resta incomprensibile l'atteggiamento dell'azienda; non si capisce come mai è disponibile ad investire decine di milioni di euro in una riconversione, ma non nello stabilimento di Lecce. Eppure negli anni e nei mesi scorsi la Bat, rilevando la Manifattura Tabacchi, aveva assunto impegni precisi, garantendo che avrebbe concentrato su Lecce il suo impegno in Italia. Oggi, quindi, abbiamo il dovere di assumere una posizione forte e chiara. Per questo – conclude Fitto – e per l'impegno che dobbiamo alle centinaia di dipendenti e alle loro famiglie, il Governo non puo' che continuare a pretendere che l'azienda chiarisca il presente, prima ancora di interrogarci sul futuro”. La risposta dell'azienda “In merito alle dichiarazioni rilasciate dal Ministro Raffaele Fitto a margine dell’incontro tenutosi in data odierna presso il Ministero dello Sviluppo Economico, British American Tobacco Italia SpA (Bat Italia) intende precisare come le motivazioni alla base della decisione di cessare le attività di produzione di sigarette presso lo Stabilimento di Lecce siano state ampiamente ed esaustivamente comunicate nel corso dell’incontro odierno con i Ministri Romani e Fitto nonché nel corso dei precedenti incontri con le Organizzazioni Sindacali. Queste sono attribuibili all’eccesso di capacità produttiva degli stabilimenti del Gruppo operanti all’interno dell’Europa comunitaria e dall’impossibilità di allineare in maggiori costi complessivi dello Stabilimento a quelli della media di quelli degli altri siti operanti nell’Ue. A tal riguardo, si precisa come l’Azienda abbia già valutato una serie di possibili scenari alternativi alla cessazione della produzione senza, tuttavia, identificarne di sostenibili nel lungo periodo. A seguito della decisione presa, da considerarsi peraltro irrevocabile, l’Azienda si è resa da subito disponibile ad identificare soluzioni industriali che consentissero di preservare i livelli occupazionali. A tal riguardo Bat Italia ha presentato un solido Piano di riconversione industriale che garantirà a tutti i dipendenti, di Bat Italia e dell’indotto, piena occupazione, alle medesime condizioni salariali e tramite contratti a tempo indeterminato anche per coloro che, attualmente, sono impiegati con contratti a tempo determinato o interinale. L’impegno alla piena occupazione, indotto incluso, e il relativo investimento risponde ai principi di responsabilità sociale che da sempre contraddistinguono l’operato dell’Azienda anche nella gestione di situazioni analoghe e dalla convinzione di fornire al territorio opportunità di sviluppo sostenibile. In ultimo, l’Azienda intende precisare come sin dall’atto dell’acquisizione dell’Ente Tabacchi Italiani SpA, non ha disatteso nessun impegno preso con il Governo”. 18 ottobre 2010 – Bat: riunito il Consiglio comunale a Lecce Si è svolto il consiglio comunale monotematico a Lecce sulla vertenza della Manifattura Tabacchi, alla presenza dei vertici della multinazionale. L'assemblea ha votato all'unanimità (31 voti) l'Ordine del Giorno di sostegno ai lavoratori dello stabilimento con l'obiettivo di salvaguardare i livelli occupazionali. Ma la partita vera si svolgerà a Roma, mercoledì prossimo, dove si riunirà il tavolo delle trattative presso il Ministero dello Sviluppo Economico al quale parteciperanno i sindacati di categoria, il presidente Nichi Vendola, il sindaco di Lecce, Paolo Perrone e il presidente della Provincia, Antonio Gabellone. Intanto, dopo Iacobucci e Korus, si profila una nuova azienda all'orizzonte, interessata a rilevare la Manifattura: la Yesmoke di Torino 15 ottobre 2010 – Bat: il senatore Piccone replica a Bellanova Nell'interrogazione dell'on. Teresa Bellanova sulla chiusura della Bat di Lecce, la deputata salentina, nelle premesse, scrive che sarebbero due le società indicate sul piano di riconversione dello stabilimento : la società Iacobucci HF e la società Korus srl. Quest'ultima, dice la Bellanova, operante nel settore dei profilati di alluminio e dislocata soprattutto nel centro-nord Italia, avendo esigenza di espandersi commercialmente anche a sud d'Italia si sarebbe impegnata ad assumere a tempo indeterminato 60 unità lavorative. E ancora che “da articoli di stampa si apprende che la società Korus srl, amministrata dal senatore Filippo Piccone (Pdl), sarebbe balzata sulle pagine di cronaca in merito alla ricostruzione degli alloggi a L'Aquila nella fase post terremoto per il Progetto Case. “Nello specifico Korus srl – riporta l'iinterrogazione – svolge parte attiva nel Progetto Case del Dipartimento della Protezione Civile per la costruzione di 4700 alloggi. Nel mese di luglio 2009, sembrerebbe a seguito dell'arresto di un latitante all'interno di uno stabilimento di un'azienda aggiudicataria di un appalto e a seguito di accertamenti delle forze dell'ordine vengono individuate 132 aziende sospettate del reato di subappalto non autorizzato. Il quotidiano Terranews scrive “nella lista di aziende subappaltatrici figura la Korus srl, impresa di cui è amministratore e socio unico il senatore Filippo Piccone. Un affare ottenuto per chiamata diretta, scavalcando le leggi ordinarie con la scusa dell'emergenza”. Sempre da articoli di stampa si apprende che il senatore Filippo Piccone sarebbe socio anche della Rivalutazione trara srl, di cui sembrerebbe essere socio anche il Sig. Dante Di Marco al quale la Prefettura avrebbe ritirato il certificato antimafia. Va inoltre sottolineato, e nel caso della questione Bat non è certo irrilevante poiché si tratta di ricollocare manodopera, che il 22 luglio 2010 la Korus srl ha attivato la procedura di mobilità per 20 dei suoi 90 dipendenti e tra le motivazioni compare il calo di commesse. A destare poi ancora più incertezze su questo piano di riconversione, emerge una strana casualità, vale a dire che proprio Korus srl sarebbe citata tra i fondatori e gli aderenti della Fondazione Magna Carta tra i quali risulta anche la British American Tobacco Italia S.p.A, il cui Presidente del Consiglio di Amministrazione, dr. Francesco Valli, risulta essere anche Presidente della su citata Fondazione. Replica del senatore Filippo Piccone “Contro di me e la Korus squallido killeraggio” dice Piccone. “La mia colpa? Voler assumere 60 lavoratori” “A nome mio personale e della Korus srl di cui sono amministratore delegato respingo al mittente le numerose falsità propalate in questi giorni, e ho già dato mandato al mio avvocato di procedere in ogni sede, certo che l'on. Bellanova non intenderà farsi scudo dell'immunità parlamentare per non rispondere delle gravi diffamazioni di cui si è resa responsabile. A beneficio delle famiglie dei tanti lavoratori interessati dal piano di riconversione dello stabilimento Bat di Lecce, specifico che: – Nell'ambito della ricostruzione post-sismica in Abruzzo, la Korus non ha beneficiato di alcuna opaca 'chiamata diretta', ma si è limitata ad effettuare, nel pieno rispetto della legge e senza scavalcare alcunché, una fornitura di infissi rispetto a una ditta aggiudicatrice di regolare appalto. Non solo dunque la Korus non ha mai avuto ragione di attivare l'attenzione del 'pool antimafia', come falsamente è stato scritto in questi giorni, ma il sottoscritto, pur senza averne alcun obbligo, si è premurato a suo tempo di sottoporre preventivamente ogni bozza di contratto alla massima autorità territoriale incaricata di vigilare sulla correttezza delle operazioni di ricostruzione; – Per quanto riguarda la 'Rivalutazione Trara srl', il sottoscritto non detiene e non ha mai detenuto in essa alcuna partecipazione societaria. Trovo però ripugnante che per alimentare polemiche dalle non chiare finalità si giunga a strumentalizzare la partecipazione di mio padre nella proprietà di un terreno con annesso un ex zuccherificio in disuso; – Quanto invece alla procedura di mobilità attivata dalla Korus per un ridottissimo numero di suoi dipendenti, strumentalmente evocata nell'interrogazione parlamentare dell'on. Bellanova, trattasi nei fatti di un'agevolazione concordata con le parti sociali per venire incontro alle esigenze di alcuni amministrativi non disponibili a cambiare città a seguito del trasferimento da Latina a Roma di alcuni uffici della società. Il temporaneo e limitato calo di commesse cui si fa riferimento va peraltro inserito in un trend annuale che al contrario ha visto un sensibile incremento, e che in ogni caso non rileva rispetto a un piano industriale, quale quello relativo alla realtà di Lecce, che riguarda tutt'altro ambito territoriale. Tutto ciò premesso, vorrei manifestare profondo sconcerto per il killeraggio politicomediatico di cui sono oggetto, posto che le mie uniche due colpe sarebbero quelle di voler assumere a tempo indeterminato 60 lavoratori, e di contribuire da tempi non sospetti all'attività culturale di una fondazione di centrodestra. Se qualcuno preferisce che 60 persone perdano il posto di lavoro pur di avere nuove sacche di disagio sulle quali sciacallare, farebbe meglio a dirlo apertamente senza ricorrere a squallide pratiche delatorie. 14 ottobre 2010 – Bat. Bellanova: “scongiurare la chiusura dello stabilimento” L’on. Teresa Bellanova (Pd) porta all’attenzione del Governo la vicenda della manifattura tabacchi di Lecce presentando un'interrogazione al Ministro dello Sviluppo Economico, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, per sapere se, vista la gravità della situazione, non intendano intervenire con urgenza sulla Bat (British American Tobacco) e scongiurare la chiusura dello stabilimento devastante per il territorio salentino. Il testo dell'interrogazione Le premesse – in data 15 settembre 2010 ho presentato un’interrogazione ai Ministri in oggetto per intervenire con urgenza sulla questione che interessa la chiusura dell’unico sito italiano della British American Tobacco presente nella città di Lecce, invitando gli stessi ad intervenire per scongiurare una scelta devastante per il territorio salentino e per riaffermare il mantenimento del sito e della produzione tabacchicola sul territorio salentino ed italiano. A questo atto di indirizzo e di controllo, purtroppo, ancora non è stata fornita alcuna risposta in merito; – il 25 settembre 2010 presso la Prefettura di Lecce si è tenuto un incontro al quale sono stati invitati i deputati salentini, i consiglieri regionali pugliesi, il Presidente della Provincia di Lecce, il Sindaco di Lecce con l’Assessore alle attività economiche e produttive della città, le OO.SS Cgil, Cisl, Uil e Cisal, il Presidente di Confindustria Lecce, il Presidente della Camera di Commercio di Lecce, il Presidente della Regione Puglia, il Ministro per gli Affari Regionali. Nel suddetto incontro si è richiesto, fatte salve le assenze, di “promuovere, nel più breve tempo possibile, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un momento di confronto tra tutte le parti interessate al fine di contrastare nei modi e nei termini più opportuni la decisione della Bat volta a delocalizzare la produzione di sigarette dallo Stabilimento di Lecce presso altri siti non nazionali, e così da scongiurare l’interruzione della produzione nazionale nel settore con la conseguente espulsione dal mercato del lavoro di circa 400 addetti”; – nelle date del 5 e 6 ottobre 2010 si è tenuto un incontro tra la dirigenza della multinazionale Bat e le segreterie nazionali delle OO.SS. Fai – Cisl, Flai – Cgil e Uila – Uil volto ad affrontare il tema della chiusura dello stabilimento leccese; – la multinazionale ha comunque illustrato alle OO.SS presenti il piano di riconversione, volto a loro dire, a salvaguardare la manodopera. Dal resoconto dell’incontro si apprende che due sarebbero le società indicate sul piano di riconversione dello stabilimento leccese: la società Iacobucci Hf e la società Korus srl; – dal medesimo piano sembrerebbe che la società Iacobucci HF, operante nel settore della componentistica degli aerei avendo esigenza di una nuova unità produttiva per far fronte alle crescenti richieste di mercato si sarebbe impegnata ad assumere 150 lavoratori a tempo indeterminato. La società Korus srl, operante nel settore dei profilati di alluminio e dislocata soprattutto nel centro-nord Italia, invece, avendo esigenza di espandersi commercialmente anche al sud Italia si sarebbe impegnata ad assumere a tempo indeterminato 60 unità lavorative. Per le restanti unità lavorative, non direttamente dipendenti dalla società BAT ma che risultano operanti all’interno dello stabilimento a vario titolo (appalti, interinali) le soluzioni prospettate sarebbero indicate in mansioni di cucina, mensa, portineria per 40 lavoratori che a dire della multinazionale sarebbero assunti dalle società che rilevano i relativi appalti ed inoltre per le restanti unità si parlerebbe dell’interessamento della società Call-Gest, gestore di call-center che sembrerebbe essere disposta ad assumere il restante personale a tempo indeterminato; – va inoltre aggiunto che sempre nel suddetto piano di riconversione, presentato dalla società BAT, viene assunto come termine ultimo per gli impegni assunti dalle società il giorno 20 novembre 2010, data entro la quale le parti dovrebbero sottoscrivere l’accordo; – da articoli di stampa si apprende che la società Korus srl, amministrata dal senatore Filippo Piccone, sarebbe balzata sulle pagine di cronaca in merito alla ricostruzione degli alloggi a L’Aquila nella fase post terremoto per il Progetto Case. Nello specifico Korus srl svolge parte attiva nel Progetto Case del Dipartimento della Protezione Civile per la costruzione di 4700 alloggi. Nel mese di luglio 2009, sembrerebbe a seguito dell’arresto di un latitante all’interno di uno stabilimento di un’azienda aggiudicataria di un appalto e a seguito di accertamenti delle forze dell’ordine vengono individuate 132 aziende sospettate del reato di subappalto non autorizzato. Il quotidiano Terranews scrive “nella lista di aziende subappaltatrici figura la Korus srl, impresa di cui è amministratore e socio unico il senatore Filippo Piccone. Un affare ottenuto per chiamata diretta, scavalcando le leggi ordinarie con la scusa dell’emergenza”. Sempre da articoli di stampa si apprende che il senatore Filippo Piccone sarebbe socio anche della Rivalutazione trara srl, di cui sembrerebbe essere socio anche il Sig. Dante Di Marco al quale la Prefettura avrebbe ritirato il certificato antimafia; – va inoltre sottolineato, e nel caso della questione BAT non è certo irrilevante poiché si tratta di ricollocare manodopera, che il 22 luglio 2010 la Korus srl ha attivato la procedura di mobilità per 20 dei suoi 90 dipendenti e tra le motivazioni compare il calo di commesse; – a destare poi ancora più incertezze su questo piano di riconversione, emerge una strana casualità, vale a dire che proprio Korus srl sarebbe citata tra i fondatori e gli aderenti della Fondazione Magna Carta tra i quali risulta anche la British American Tobacco Italia S.p.A, il cui Presidente del Consiglio di Amministrazione, dr. Francesco Valli, risulta essere anche Presidente della su citata Fondazione; – è peraltro elemento noto e non trascurabile che i lavoratori oggi presenti nel sito leccese della BAT sono professionalizzati per la produzione di sigarette, utilizzando macchinari anche tecnologicamente all’avanguardia. La riconversione messa in atto dalla multinazionale vorrebbe dire formare nuovamente lo stesso personale per la produzione di altro materiale con un’aggiunta di costi molto più alta; – il 20 settembre 2009 si apprende dalla stampa che una società torinese, la Yesmoke, che gestisce un’azienda privata di sigarette sembrerebbe avesse avanzato l’ipotesi di una proposta per subentrare nella proprietà e rilevare lo stabilimento della BAT a Lecce. Sempre dalla stampa si apprende che la stessa società avrebbe inviato una lettera, riservata, all’attenzione del Sindaco del Comune di Lecce e del Presidente della Provincia di Lecce affinché i due enti intervenissero su un positivo riscontro per la cessione del sito, senza tuttavia ricevere risposta. Bellanova chiede agli interlocutori se non ritengano di intervenire con urgenza per verificare quanto esposto in premessa per impedire la chiusura dello stabilimento leccese, nel quale lavorano centinaia di lavoratori e che ha un risultato economico operativo positivo e quali iniziative intendano adottare al fine di assicurare che le imprese eventualmente interessate all’operazione risultano estranee ad ogni forma di illecito e in regola con la certificazione antimafia, – questione di particolare rilevanza in un territorio quale quello salentino – e al tempo stesso garantendo la tutela e il futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti”. 13 ottobre 2010 – Vertenza Bat: il Ministero convoca le parti La vertenza Bat arriva sul tavolo del Ministero delle attività produttive che ha convocato Istituzioni, Parti Sindacali ed azienda per la giornata del 20 ottobre 2010. “Esprimiamo grande soddisfazione per l’appuntamento centrato” è il commento del Segretario Generale della Cisl di Lecce, Piero Stefanizzi, che invita tutta la delegazione territoriale governativa, parlamentare e regionale, oltre al Presidente della Provincia e al Sindaco di Lecce, a “essere presenti e a sostenere il mantenimento della produzione di sigarette a Lecce”, ma, soprattutto “chiede con forza all’intera delegazione di abbandonare per una volta qualsiasi vis polemica, a favore e a difesa del territorio e della sua gente”. 12 ottobre 2010 – Bat. Fitto: il governo convochi le parti Come noto, la British American Tobacco è da diversi anni un'importante realtà del mercato italiano e mondiale. Lo stabilimento leccese è destinato però alla chiusura che renderà incerto il destino dei lavoratori e delle loro famiglie. Tutta la vicenda è riassunta qui. Si fa sentire Raffaele Fitto, Ministro per gli Affari Regionali: “mi attiverò affinchè il Governo convochi un tavolo di confronto con l'azienda per capire le ragioni che sono alla base della scelta di cessare la produzione di sigarette in Italia e quindi di chiudere lo stabilimento ancor prima di affrontare il tema della riconversione del sito di Lecce”. “L'intenzione della British American Tobacco di cessare la produzione di sigarette in Italia e di chiudere l'ultimo stabilimento qui operante determina una fortissima preoccupazione per le pesanti conseguenze occupazionali che questa provoca – ha spiegato Fitto – Nei sette anni trascorsi dalla privatizzazione, la British American Tobacco ha progressivamente cessato la produzione in altri sei stabilimenti concentrando i volumi produttivi in quello di Lecce e ricordo che in passato il Governo, in almeno due occasioni, ha autorizzato la chiusura di impianti produttivi acquisiti in sede di privatizzazione prima della scadenza degli obblighi contrattuali”. “Ferma restando l'autonomia delle scelte dell'impresa, che restano vincolate solo ed esclusivamente al rispetto delle leggi e dei contratti, credo rientri nei doveri del Governo chiedere alla British American Tobacco di illustrare dettagliatamente le ragioni di questa scelta – ha sottolineato il ministro – Ragioni che ad oggi non sono del tutto evidenti anche alla luce della scelta di mantenere altri stabilimenti produttivi in Europa e del fatto che, a quanto e' dato di sapere, l'impianto di Lecce presenta elevati livelli di produttività e realizza profitti”. In un comunicato a firma del presidente Stefano Spagnolo, il Circolo Idv di Lecce sottolinea come, insieme ad altre blasonate aziende del settore e “grazie a leggi lobbistiche fatte ad hoc per le multinazionali del tabacco – che hanno stabilito il principio della minima accisa calcolata sul prezzo massimo per i tabacchi lavorati (aumentando di fatto il prezzo dei prodotti più economici) – Bat ha usufruito di un indiscutibile vantaggio nei suoi affari nella Penisola ed ha prosperato, consolidando ulteriormente la sua posizione di mercato”. Però, nonostante tutti successi, strategici e commerciali, “Bat ha deciso di chiudere il suo stabilimento leccese per delocalizzare la produzione nell'est europeo, mettendo in serio pericolo le oltre 500 famiglie dei lavoratori impiegati. Le ipotesi sul futuro dei lavoratori e dello stabilimento sono state tante e tutte molto fantasiose, ma poche si sono mostrate realmente percorribili. Lo stabilimento in questione è all'avanguardia dal punto di vista tecnologico e le risorse umane impiegate sono preparate e competenti; non è un'eresia, quindi, vagliare anche l’ipotesi che altre aziende del settore possano rilevare in blocco la struttura riavviandone la produzione. Una soluzione di questo tipo sarebbe di sicuro conservativa e salverebbe il futuro, la professionalità e la dignità di molte persone. Il Circolo Italia dei Valori di Lecce esorta la multinazionale, a prendere in considerazione, se ci saranno, eventuali offerte di aquisto dello stabilimento da parte di altre aziende del settore tabacco. il Circolo Italia dei Valori di Lecce auspica che l'amministrazione comunale faccia quanto nelle sue possibilità affinchè la Bat converga su una soluzione ottimale che preservi il futuro di 500 famiglie”. Interviene nel dibattito anche il presidente della Provincia Antonio Gabellone con riflessioni e interrogativi sulla vertenza Bat che definisce non solo “pienamente legittimi”, su una fuga, quella del colosso multinazionale americano, che resta tutta da spiegare. “Avevamo ragione, evidentemente, quando più volte abbiamo manifestato in tutte le sedi istituzionali la nostra contrarietà ad ogni ricollocamento dei lavoratori e ad ogni riconversione aziendale: perché la Bat dovrebbe chiudere uno stabilimento che presenta elevati livelli di produttività ed altrettanto elevati profitti annui? Perché la Bat ha già cessato la produzione in ben 6 stabilimenti italiani concentrando tutti i volumi produttivi su Lecce, per poi preparare un altro abbandono, anche dal Salento?”. L'ulteriore elemento aggiunto sul terreno, “ossia il possibile mancato rispetto degli accordi sottoscritti dalla Bat all’atto della privatizzazione dei marchi italiani che ebbe modo di rilevare 7 anni addietro – afferma Gabellone – riconsegna centralità e forza contrattuale al Governo e alle parti sociali, che potranno far valere questi accordi iniziali in maniera forte, per far recedere la proprietà dall’idea di abbbandonare il Salento, a questo punto senza una ragione”. “Il dibattito sulla riconversione è stato intrapreso senza un preventivo e necessario confronto tra il Governo e l’azienda”. Così il sindaco Paolo Perrone in merito alla questione della chiusura dello stabilimento. “Ciò che non è mai stato chiaro fin dall’inizio – continua il primo cittadino – è l’insieme delle reali ragioni della chiusura, aldilà delle generiche motivazioni di natura industriale che sono state fornite. Il contraccolpo durissimo che a livello occupazionale determina la chiusura dello stabilimento, infatti, impone una giustificazione forte e piuttosto dettagliata alla volontà della Bat di cessare la produzione di sigarette a Lecce. Questa vicenda non è circoscritta all’occupazione di circa 400 persone e al futuro delle loro famiglie, ma è una questione molto più larga che l’intero territorio deve fare propria. Per questo ho scelto di sfilare accanto ai lavoratori nel giorno della manifestazione, per far capire che non è accettabile, ad oggi, una decisione di questo tipo senza un corredo di ragioni molto profonde. Bene ha fatto il ministro Fitto ad adoperarsi per far sì che la vertenza giunga sul tavolo del Governo e per favorire un confronto con i vertici aziendali. Il territorio, ma in primis i lavoratori, hanno diritto ad avere motivazioni chiare e pesanti prima di vedere posta in discussione la propria posizione lavorativa”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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