Edil cav: 'rischio infiltrazioni mafiose'. Esclusa dalla gara

Non aveva ottenuto la certificazione. Il Comune di Lecce aveva impugnato l'aggiudicazione di un appalto per la manutenzione di via Caliò Pomponio

Il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso presentato dalla ditta Edil Cav di Ruffano, la cui esclusione da azienda aggiudicatrice dall’appalto per i lavori sulla tangenziale Est, era stata già sancita da Comune e Prefettura a giugno, e confermata nei mesi scorsi dal Tar di Lecce. L’azienda, infatti, non aveva ottenuto la cosiddetta “certificazione antimafia”, e per questo si era vista impugnare dal Comune la vittoria di un appalto per la manutenzione di via Caliò Pomponio (asse di penetrazione tangenziale est centro cittadino) da circa 800mila euro, poi affidato alla ditta seconda classificata nella gara, la “Magno di Copertino”. Le indagini del Reparto operativo dei carabinieri avevano evidenziato i tentativi di infiltrazione mafiosa nell’azienda, con la presenza di soggetti ritenuti vicini alla Sacra Corona Unita. Le indagini degli inquirenti si erano concentrate su Vito Cacciatore, ex amministratore e socio unico dell’azienda (condannato per falsa testimonianza nel processo per la strage della Grottella). Cacciatore avrebbe ceduto la società prima alla moglie e poi a un bracciante con un reddito così basso da percepire il sussidio di disoccupazione. Nei giorni scorsi, dunque, la bocciatura definitiva è arrivata dal Consiglio di Stato. “L’informazione interdittiva – si legge nell’ordinanza – appare sorretta da una pluralità di elementi indiziari precisi, gravi e concordanti, con conseguente infondatezza dell’appello cautelare”. Il rigetto conferma dunque il capillare servizio non solo di monitoraggio delle aziende, ma anche di penetrazione informativa e screening documentale compiuto dai carabinieri del Comando provinciale di Lecce, guidati dal colonnello Maurizio Ferla, da cui sono emerse delle pericolose connivenze tra società e organizzazioni criminali. In almeno cinque casi l’ombra della criminalità organizzata è sembrata allungarsi pericolosamente sugli appalti del Salento. Un controllo profondo del territorio finalizzato non solo all’ordine pubblico ma anche alla tutela del pubblico denaro. Il caso dell’Edilcav rivela come sia necessario prestare la massima attenzione non solo sui grandi appalti, ma anche sulle commesse minori. In alcuni casi, inoltre, non è richiesto o è opzionale, il cosiddetto certificato antimafia. Opere comunque da diverse decine di migliaia di euro, che fanno gola alla criminalità.

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