Inaugurata la 'Casa dei bambini'. Apparteneva alla Sacra corona unita

Non è accaduto in Puglia o nel Salento, ma nel Nord, a Segrate, in provincia di Milano. L'immobile era stato confiscato nel 2005. Pochi giorni fa l'inaugurazione alla presenza del Ministro dell'Interno Roberto Maroni

La “Casa dei bambini”, questo il suo nuovo nome, è un centro di accoglienza per minori. La struttura era di proprietà di un esponente della Scu ed è stata affidata in gestione dal Comune di Segrate alla cooperativa onlus Rosa di Gerico. Ospiterà circa 15 bambini dai 3 ai 10 anni maltrattati o abusati sottratti dal Tribunale dei minori alle famiglie di provenienza. Il locale è costruito su 2 piani e ne comprende anche uno interrato. Il suo valore è di circa 1 milione di euro: la parte di mutuo acceso sulla casa, ancora da pagare, sarà a carico della Regione Lombardia. Il sequestro, risalente al 2005, non è avvenuto in Puglia o nel Salento, ma nel settentrione, a Segrate, in provincia di Milano. E un singolo episodio come questo, è indicativo di come le mafie, abbiano saputo, nel corso degli anni, risalire la penisola. Scu compresa. Lo dimostrano, innanzitutto, le indagini. La Procura di Lecce, guidata da Cataldo Motta, ha portato a termine, in questi ultimi mesi – coordinandole – inchieste per usura, scommesse e droga che mettevano in evidenza articolazioni territoriali molto vaste con proiezioni in tutta Italia. Recente è, per citare solo un esempio, Operazione Galatea, un’inchiesta sui rapporti di cooperazione tra il sodalizio mafioso del basso Salento ed esponenti della criminalità organizzata di altre zone d’Italia, in particolare nell’area milanese. Sono poi le stesse relazione della Dia – inviate al Parlamento relativamente ai primi sei mesi del 2010 – a fotografare una situazione impietosa. A Milano sono presenti 'ndrangheta calabrese, camorra campana, cosa nostra siciliana e la sacra corona unita pugliese. Dopo Sicilia, Calabria e Campania, la Lombardia è la quarta regione italiana per immobili sequestrati alla criminalità organizzata. Ma i traffici sono ad ampio raggio. Le mafie condizionano la vita sociale, economica e politica della Lombardia come di altre regioni italiane, stringendo legami con aziende e infiltrandosi negli appalti pubblici. Le imprese controllate dai boss offrono vantaggi concreti ai privati e alle amministrazioni pubbliche “modificando sensibilmente le dinamiche degli appalti e proiettando nel sistema legale illeciti proventi e ponendo le basi per ulteriori imprese criminali”. Beni confiscati. Dati aggiornati al 1° novembre (ult. agg. 6/9) Sono oltre 11 mila, i beni confiscati alla mafia. Tra questi, un migliaio di aziende italiane. In provincia di Lecce, i dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, aggiornati al 1° novembre 2010, rappresentano così lo stato dei fatti: 19 immobili in gestione (- 1 rispetto al 6/9), 71 destinati (+ 1) e consegnati, 4 destinati e ancora non consegnati e 9 usciti dalla gestione del demanio (per vari motivi: revoca della confisca, procedimento di esecuzione immobiliare, espropriazione…). 26 sono le aziende. Totale 129 (103 immobili e 106 aziende). Unica variazione rispetto ai dati del 6 settembre scorso è la consegna di un bene in gestione (da 70 salgono a quota 71). Per quanto concerne la regione Puglia, il totale dei beni sequestrati, al 1° novembre 2010, è 906 (+ 2 rispetto al 6/9) di cui 133 (- 4) in gestione, 571 (+ 16) destinati e consegnati, 67 (- 13) destinati e non consegnati e 35 (+ 2) usciti dalla gestione. 100 le aziende. 25 ottobre 2010 – Assegnato alla Protezione civile un locale della criminalità organizzata Sono oltre 11 mila, a settembre 2010, i beni confiscati alla mafia. Tra questi, un migliaio di aziende italiane. In provincia di Lecce, i dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, aggiornati al 6 settembre 2010, indicano lo stato dei fatti: 20 immobili in gestione, 70 destinati e consegnati, 4 destinati e ancora non consegnati e 9 usciti dalla gestione del demanio (per vari motivi: revoca della confisca, procedimento di esecuzione immobiliare, espropriazione…). 26 sono le aziende. Totale 129. Per quanto concerne la regione Puglia, il totale dei beni sequestrati, sempre al 6 settembre 2010, è 904 di cui 137 in gestione, 555 destinati e consegnati, 79 destinati e non consegnati e 33 usciti dalla gestione. 100 le aziende Proprio pochi giorni fa, un altro immobile sequestrato alla criminalità organizzata e acquisito al patrimonio comunale di Surbo, è stato assegnato all’Associazione di Protezione civile “Madonna della Fiducia”, a Giorgilorio. Alla cerimonia di consegna ha partecipato l'on. e sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano. Il locale era di proprietà di un leccese, affiliato alla Scu, al quale, in origine, erano stati sequestrati altri beni. L'uomo fu arrestato dal Gico e dalla Finanza. Anno 2006: nella sua auto furono ritrovati chili di hashish e di esplosivo. Patteggiò e fu condannato a 5 anni. Probabile anche l'assegnazione, in un prossimo futuro, della casa del boss Filippo Cerfeda, ora collaboratore di giustizia, a un'altra associazione del posto. Ed è significativo dunque constatare che quel luogo fisico di antistato e mafiosità, ha ora la possibilità di diffondere i valori e la cultura della legalità. La confisca e l'assegnazione del bene è avvenuta in una zona del Salento, a Surbo, dominata negli anni passati, dal boss Salvatore Caramuscio, latitante per mesi e il cui nome compariva nella lista dei 100 ricercati più pericolosi. Nel 2003 aveva anche ucciso un uomo. Ma era stato scarcerato per decorrenza dei termini. Della sua latitanza avevamo già raccontato. La storia del boss Era finita nel marzo 2009 la fuga di Salvatore Caramuscio, latitante da oltre sei mesi per omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga ed estorsione. Il ricercato salentino, affiliato al clan di Filippo Cerfeda negli anni Noventa e all'epoca capozona nel territorio di Trepuzzi, si era dato alla latitanza quando, per decorrenza dei termini, il tribunale di sorveglianza di Sulmona lo aveva rimesso in libertà. In carcere, c'era finito per l'omicidio di Antonio Fiorentino, ucciso nel bar “Papaya”, di Lecce, il 6 marzo del 2003. Le manette per lui sono scattate di nuovo l'8 marzo 2009, quando è stato catturato in un'abitazione a Cassano Murge, vicino a Bari. Caramuscio non ha opposto resistenza. La scarcerazione del 2008 gli aveva, probabilmente, reso possibile il riannodare le fila e riprendere in mano il gruppo, tornando a gestire tutte le attività. Nella lista dei suoi fiancheggiatori di ferro, vengono indicati Simona Sallustio, la moglie, il fratello, Antonio e Gegè Primiceri, un esponente considerato di spicco del clan, ovvero di coloro che avrebbero coordinato le operazioni illecite, anche in assenza del boss. Sempre durante la sua latitanza, due personaggi vicini a Caramuscio, Gianluca Negro e Angelo Corrado tentarono un'estorsione ai danni del vicesindaco di Surbo Giuseppe Maroccia per conto del capo. 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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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