Serravezza a De Masi: 'desisti dal tuo progetto'

Per il presidente Lilt non è stato saggio “aizzare contro i manifestanti il gruppo dei tuoi lavoratori Italgest, vittime sacrificali della vicenda”

Il Dr. Giuseppe Serravezza, presidente Lilt Lecce, indirizza una lettera aperta a Paride De Masi defininendo preoccupante quanto è accaduto a Casarano durante la manifestazione contro la centrale a biomasse. “Più volte, in passato – scrive Serravezza – ho cercato, con spirito costruttivo, di indurti a desistere dal progetto, pregandoti di rivolgere le tue attività imprenditoriali negli altri settori delle rinnovabili, economicamente appetibili e sicuramente meno impattanti sotto l’aspetto ambientale e sanitario”. Prevedendo l’inasprirsi dello scontro, con conseguenti lacerazioni sociali, civili e personali, per il presidente Lilt, inoltre, non è stato saggio, da parte dell'imprenditore “fare quelle dichiarazioni di minaccia il giorno prima ('Sarò in piazza per guardare negli occhi chi mi attacca') né quello di aizzare contro i pacifici manifestanti (c’erano donne e bambini) il gruppo dei tuoi lavoratori, vittime sacrificali di una vicenda che non sarebbe mai dovuta nascere. Rilevo, inoltre, dalla stampa anche la notizia che mi avresti querelato per 'procurato allarme psicologico' e per la presunta accusa di 'malaffare' da me rivolta alla tua azienda. Per quanto riguarda quest’ultima accusa, a parte il fatto che il problema degli intrecci di certa politica col mondo degli affari non lo scopro io, è evidente come il mio appello rivolto a Vendola a 'resistere e a non cedere ai ricatti e ai compromessi di certa politica collusa col malaffare' era assolutamente di carattere generale, essendo tante le questioni relative a progetti di impianti dal notevole impatto ambientale e sanitario in discussione nel Salento. Da parte mia, lo sai bene, non è mai mancato il rispetto per le persone e la mia battaglia è unicamente finalizzata alla difesa di alcuni principi irrinunciabili, di carattere scientifico, umano e civile. Il tentativo di avvalorare l’idea che io sarei un 'irresponsabile' che diffonde falsità scientifiche, di cui i tanti Comitati di cittadini e gli stessi partiti politici sarebbero 'vittime' mi sembra non rispettoso dell’intelligenza dei Casaranesi e dei Salentini. Quanto da me affermato sul tema della correlazione ambiente – salute è semplicemente quanto gli organismi scientifici più accreditati internazionali e nazionali sostengono in proposito (Uicc di Lione, Isde-Medici per l’Ambiente/Italia, Istituto Superiore di Sanità, Istituto Nazionale Tumori (Int) di Genova, Dipartimento di Oncologia Ambientale di Pittsburgh (Usa), tante Facoltà Universitarie di Medicina e Biologia italiane, ecc.). A proposito del progetto 'Heliantos 2', ci sembra significativa la relazione della Asl Lecce, esibita all’ultima Conferenza dei Servizi tenuta a Bari lo scorso 18 novembre, laddove afferma: 'Si ritiene di esprimere parere igienico-sanitario non favorevole sulla realizzazione del progettato impianto in quanto permangono perplessità riguardanti aspetti cruciali del potenziale impatto della centrale sulla salute degli abitanti della zona, con particolare riferimento alla composizione della biomassa impiegata; è noto infatti ad esempio che la provenienza e le modalità di coltivazione influenzano il contenuto di Ipa, diossine, furani e metalli pesanti nelle emissioni'. Io credo nella tua buona fede quando dici che l’impianto è sicuro e non inquinante, perché questo ti garantiscono gli 'esperti' tecnico-scientifici a te vicini. Le stesse rassicurazioni, fatte le debite differenze, venivano fornite dall’Enel per Cerano 25 anni fa. Oggi sappiamo invece quale disastro ambientale, sanitario e perfino economico quella scelta ha rappresentato per l’intero Salento. Sono oltre dieci anni che la Lilt di Lecce è all’avanguardia in Italia rispetto ai temi della prevenzione primaria, ruolo che ci è stato riconosciuto recentemente da un’importante istituzione come l’Università Bocconi di Milano, con l’assegnazione del Premio Puglia, di cui mi risulta anche tu sia stato in passato insignito. E’ proprio il mio impegno quotidiano accanto ai malati e la loro sofferenza, caro Paride, con la disarmante percezione dei limiti delle nostre cure, l’unica ragione che mi porta a combattere la difficile battaglia della Prevenzione. E’ una battaglia che fa parte integrante della mia vita professionale e non solo. Pertanto, non saranno le intimidazioni a fermare me e tutto il movimento finalmente cresciuto in tutta la società civile salentina. Fermiamoci finché siamo in tempo. Abbandona il progetto 'Heliantos 2' e mi troverai accanto a te a sostenere, nei limiti delle mie possibilità, le altre tue attività imprenditoriali ambientalmente e sanitariamente sostenibili. Mi permetto di darti un consiglio : stai attento alle lusinghe dei partiti e dispiega invece le tue capacità imprenditoriali in maniera libera da compromessi, nello spirito della responsabilità sociale d’impresa”. 28 novembre 2010 – Paride De Masi: 'indegno definire mafiosi i dipendenti Italgest' “Definire mafiosi e scalmanati i miei dipendenti è indegno, inaccettabile e assurdo! Sono persone senza uno stipendio a cui, non solo bisogna dare voce ma addirittura dare aiuto. Che cosa si aspettavano questi signori che da tempo gridano e sparlano contro la centrale? Pensavano veramente che non ci fosse protesta da chi, sapendo di aver lavorato a un progetto serio, previsto dalla legge e addirittura auspicato dal protocollo di Kyoto, si troverà disoccupato senza una valida motivazione? Come poteva e come può fermarsi la rabbia di chi, pur essendo nel giusto, ne paga le vere conseguenze? Non ho letto nessun messaggio di solidarietà a queste persone che civilmente (e ripeto civilmente… basta chiedere al Capitano dei Carabinieri) hanno protestato contro gli organizzatori, nemmeno dai partiti più sensibili quali Sel, Idv, Pdci, Pd. Anzi! Sono stati definiti delinquenti, facinorosi, scalmanati, e gli è stato attribuito anche il fatto che avevano portato delle pietre (quando le stesse erano state raccolte dai Carabinieri nel rituale giro di prevenzione prima della manifestazione). Sono andato al corteo proprio al fine di scongiurare che accadesse qualcosa e dopo qualche minuto li ho portati via con me per far svolgere regolarmente la sfilata. Non mi stupisco di questa serie di bugie che, anche questa volta, si tenta di far passare per realtà a cui capisco ci si deve aggrappare per giustificare una autentica sconfitta nei numeri e nei contenuti di una manifestazione partita con propositi trionfalistici e che invece ha visto la città veramente lontana. Nessuno ha scioperato (ho contato solo pochi ragazzi, anche minorenni, al corteo) e i negozi sono rimasti tutti aperti… La gente di Casarano non sopporta questi personaggi, contrari a tutto, anche a se stessi… Stanno tentando di portare dalla propria parte alcuni partiti. Ma vedrete che saranno capaci di affossarli in maniera irrimediabile. Il consenso di queste sigle diminuirà sempre di più fino a scomparire, con il solo beneficio che qualche vecchio e impresentabile politico locale ritornerà, da bocciato, finalmente alla propria professione. Chi sparge veleni, prima o poi viene scoperto…e oggi, caduta la maschera sulla centrale, stanno tentando di spostare l'attenzione sulla mancanza di democrazia, sulla mafia, sulla violenza che certamente non appartengono ad una cittadina di persone per bene che, in silenzio e con tanti sacrifici, cercano di andare avanti superando ogni giorno, ogni santo giorno, la concretezza delle difficoltà…e non delle chiacchiere!”. 28 novembre 2010 – Centrale a biomasse: dalla piazza le voci della protesta Per gli organizzatori la manifestazione “ha visto una larga partecipazione” di tanti cittadini, associazioni, istituzioni che avrebbero “sfidato i numerosi avvertimenti di stampo prettamente mafioso comparsi sui siti web locali, che minacciavano esplicitamente dure conseguenze fisiche per chi avesse osato partecipare alla manifestazione. Nonostante la presenza di un ragguardevole numero di carabinieri – si legge nella nota del coordinamento – si è creato invece da subito nella piazza, man mano che affluivano i partecipanti, un pesante clima di intimidazione e paura, provocato dalla presenza di un gruppo di facinorosi che inveivano e minacciavano quanti intendevano manifestare pacificamente, esibendo, senza alcuna autorizzazione, striscioni provocatori, col chiaro intento di scatenare reazioni dalle conseguenze imprevedibili”. “La situazione – sottolinea la nota – è divenuta sempre più drammatica col passare dei minuti. Quando il previsto corteo stava per avviarsi, per evitare disordini e gravi incidenti, che avrebbero potuto mettere a rischio l’incolumità di tante persone, il Comitato, responsabilmente, anche su consiglio delle forze dell’ordine, ha deciso di rinunciare al percorso lungo le vie cittadine, limitandosi a presidiare la piazza, dando la parola ai rappresentanti dei Comuni, delle Associazioni e dei Partiti politici”. “Pertanto – chiude la nota – il Comitato esprime la più ferma condanna per quanto avvenuto e fa appello alle Istituzioni affinché vengano garantite nel Comune di Casarano la legalità e la democrazia, oggi di fatto inesistenti. Nonostante questo, il Comitato, forte della partecipazione e solidarietà dell’intero Salento, decide di intensificare per i prossimi giorni ogni sforzo, anche a livello istituzionale, affinché emergano chiaramente connivenze e collusioni che sono l’unico fondamento di questo folle progetto e per far sì che anche su “Heliantos 2” di Casarano, dopo “Heliantos 1” a Lecce, venga posta la parola “fine””. “Chi non ha argomentazioni spara menzogne!. E’ questo il messaggio che Paride De Masi, presidente di “Italgest”, vuole diffondere all’indomani della manifestazione contro “Heliantos 2”, l’impianto a biomasse proposto dal suo gruppo industriale. L’imprenditore sostiene che la manifestazione del Coordinamento intercomunale “No alla centrale” sia stato un flop e lancia l’ennesima proposta di informare i cittadini attraverso un Consiglio Comunale aperto a cittadini ed esperti del settore. De Masi, infine, rivela di aver querelato il dott. Giuseppe Serravezza, presidente della Lega Tumori provinciale e vera anima del coordinamento anti-centrale, per le sue dichiarazioni contro “Italgest” riportate in una lettera (scorrere dino al 19 novembre) scritta nei giorni scorsi al presidente della Regione, Nichi Vendola. “Un attacco di terrorismo psicologico – commenta De Masi – montato ad arte per condizionare le tante persone perbene di questa città, non poteva continuare a perpetrarsi ed è per questo che stamattina mi sono presentato in piazza. Ho avuto una sensazione di stupore nel vedere solo pochissime persone e pochissimi casaranesi a manifestare e l’abbraccio, gli applausi di tanta gente vicina alla mia famiglia e a “Italgest” che invece mi ha commosso”. La manifestazione, per il presidente di “Italgest”, è stata “una brutta pagina per la città e rimane l’amaro in bocca per le strumentalizzazioni che a hanno a che fare con un progetto rispettoso delle regole e della legge, auspicato dal “Protocollo di Kyoto” quale fonte sostenibile e a cui è riconosciuto l’incentivo dei certificati verdi previsti dalle normative ambientali”. Le argomentazioni del Dr. Serravezza, che coordina le manifestazioni anti-centrale, vengono definite non proprio positive. “E’ mortificante – afferma l’imprenditore – sentire parole di quel tipo da un professionista (che, ormai si è capito, è ascoltato da pochi e infatti erano veramente pochi in piazza a manifestare con lui) che invece di pensare al bene dei propri malati lancia accuse di malaffare a me, all’azienda, ai suoi lavoratori”. E’ l’accusa che ha generato l’iniziativa delle carte bollate. “Ed è per questo – rivela De Masi – che, con riferimento alla lettera che qualche giorno fa ha voluto scrivere al presidente Vendola, ho depositato, presso la stazione dei carabinieri di Casarano, querela nei suoi confronti, riservandomi la costituzione di parte civile da devolvere in beneficenza”. Infine, il presidente nazionale degli imprenditori dell’energia lancia ancora una volta la proposta del confronto sulla materia. “Invece di spendere soldi in referendum, in manifesti di dubbio gusto, in eventi contro, in fiaccolate e addirittura scioperi – domanda De Masi – perché non si organizzano incontri per presentare il progetto alla città?. Perché non si tiene un Consiglio Comunale aperto sull’argomento alla presenza dell’azienda, dei suoi tecnici, dell’Enea, di oncologi di livello nazionale e internazionale in cui si possa chiarire inequivocabilmente che l’impianto non fa male a nessuno, anzi tanto bene alla nostra olivicoltura in grande difficoltà? Sarebbe l’occasione – conclude – per fare chiarezza una volta per tutte”. “Tutti hanno il sacrosanto diritto, sancito dalla costituzione, di manifestare le proprie idee e criticare le posizioni non condivise” affermano i dipendenti e i collaboratori Italgest. “Abbiamo letto di atti posti in essere da parte nostra volti a contrastare il regolare svolgimento della manifestazione di oggi contro le biomasse e del ritrovamento da parte delle Forze dell’Ordine di due buste contenenti pietre da utilizzare, a detta di qualcuno, contro coloro che partecipavano alla stessa. Allo stesso modo crediamo di avere il diritto di esprimere il nostro parere in merito alle questioni che toccano direttamente la nostra vita e il nostro lavoro. Non abbiamo mai, neanche lontanamente, pensato di usare violenza o portare oggetti che potessero offendere o far male a qualcuno. Chi utilizza questi argomenti lo fa infamando la nostra civile protesta in difesa del nostro posto di lavoro. A dimostrazione della nostro rispetto per le posizioni altrui dopo poco ci siamo spostati dal nostro presidio vicino al bar per permettere senza ombre il regolare svolgimento della manifestazione. Siamo disposti ad unirci agli stessi organizzatori della manifestazione in eventuali querele nei confronti di chi abbia pensato o cercato di usare forme di violenza. Siamo disposti a qualsiasi cosa pur di permettere a tutti di manifestare il proprio pensiero; in cambio vorremmo lo stesso rispetto nei nostri confronti. Oggi alcuni di noi, in procinto di perdere il posto di lavoro, hanno solo gridato la propria condizione. Ci risulta che un giornalista di Tele Rama abbia ricevuto uno schiaffo, ma da un sostenitore del fronte del NO e non certo da noi”.

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