Passanti ignoranti II

Occhiate erotiche tra Baudelaire e Puccini

Baudelaire è un Dante moderno che ha descritto mirabilmente quel popoloso inferno che appellano Parigi (la Traviata aveva detto più o meno così). In uno dei suoi fiori del male, “A una passante”, musicato cent'anni dopo da Léo Ferré, descrive i palpiti provocati dalla visione di una bellissima donna che un attimo dopo scompare tra la folla. Io ignoro dove sei andata e tu non sai dove vado io. Il flâneur è un flirteur: gironzola e cattura scorci, sguardi, emozioni che durano un istante; le rette si intersecano in un sol punto e, quando ce ne accorgiamo, quel punto è già alle spalle. Ma qualcuno ha capito che il peso di uno sguardo può essere messo sulla bilancia del rapporto di coppia. Musetta, nella “Bohème” di Puccini, lo dice chiaro e tondo: “Quando men vo” tutta sola per strada quegli sguardi, quell' “effluvio del desio” me lo sento sulla pelle e mi rende felice. Lo fa per ingelosire Marcello, e infatti, se non si trattiene, succede una cavalleria rusticana. L'amore, aveva detto sempre Baudelaire, è un'operazione chirurgica. Solo uno dei due sta steso sul tavolo operatorio a cuore aperto.

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