Morte Simone Renda: fissata udienza preliminare per 11 imputati

Il bancario leccese morì nel carcere di città del Messico il 3 marzo 2007. L’autopsia stabilì che il decesso fu causato da un infarto, ma vennero accertate omissioni e negligenze. Gli imputati risponderanno di omicidio volontario e violazione delle normative internazionali

E’ stata fissata al prossimo 14 dicembre l’udienza preliminare del procedimento relativo alla morte di Simone Renda, il bancario leccese di 34 anni morto in circostanze misteriose il 3 marzo del 2007, mentre si trovava in vacanza a Playa del Carmen, in Messico. Undici gli imputati che dovranno comparire, con l’accusa di omicidio volontario e violazione delle normative internazionali, dinanzi al gup del Tribunale di Lecce, Vincenzo Brancato. Si tratta dei responsabili della polizia turistica e penitenziaria della nota località vacanziera messicana e di un giudice qualificatore. La vittima era stata arrestata due giorni prima dalla polizia turistica del Municipio di Solidaridad, nello stato di Quintana Roo, con l’accusa di ubriachezza molesta e disturbo della quiete pubblica, e rinchiuso in una cella di sicurezza. Al momento dell’arresto il medico in servizio presso il carcere municipale gli aveva diagnosticato un grave stato clinico dovuto ad ipertensione e un sospetto principio di infarto, prescrivendo immediati accertamenti clinici in una struttura ospedaliera. Inspiegabilmente, però, le richieste del medico non sarebbero state ascoltate e il turista salentino sarebbe stato trattenuto in stato di fermo senza ricevere assistenza sanitaria, abbandonato a se stesso. La mattina di sabato 3 marzo, Simone Renda fu trovato privo di vita nella sua cella. L’autopsia stabilì che a causare il decesso era stato un infarto del miocardio. L’inchiesta avviata in Messico dalla Procura generale di giustizia dello Stato, evidenziò una serie di omissioni e negligenze, che portarono all’incriminazione di dieci persone. Successivamente le posizioni degli indagati furono archiviate per insufficiente istruzione delle indagini preventive, e la morte del 34enne leccese fu sbrigativamente archiviata come un caso fortuito. Nel frattempo un altro fascicolo era stato aperto dalla Procura di Lecce. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica, Angela Rotondano, recatasi personalmente in Messico, hanno accertato una serie di gravi violazioni da parte della polizia e della magistratura messicana, a cominciare dall’arresto. Gli accertamenti tossicologici eseguiti, infatti, sia nella prima autopsia effettuata in Messico che nella seconda in Italia, esclusero l’assunzione di sostanze stupefacenti e di alcolici da parte della vittima. Inoltre, le autorità consolari italiane non furono avvertite dell’arresto di Renda, come previsto dalle normative internazionali. Inspiegabilmente l’uomo fu arrestato alle ore 14.05 ma il suo ingresso in cella avvenne alle ore 15.20. Un buco di oltre un’ora per un’operazione che richiedeva pochi minuti. Resta poi da chiarire come mai Simone Renda non solo non si astato ricoverato presso una struttura ospedaliera, ma sia rimasto in stato di arresto, abbandonato nella sua cella, ben oltre le 36 ore previste dalla legge locale. Il giudice qualificatore, Hermila Balero González, ha sempre dichiarato di avere dato l’ordine, verbale, di scarcerare il turista venerdì 2 marzo. I poliziotti di turno, però, sostengono di non avere mai ricevuto l’ordinanza di scarcerazione. Quella dell'udienza preliminare è un traguardo molto importante anche per i familiari di Simone Renda, che da tre lunghi anni stanno cercando verità e giustizia.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!