Operazione Nascondino, condanne per oltre un secolo di carcere

Le indagini permisero di smantellare una vasta organizzazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti nascosta nei muretti a secco delle campagne tra Giurdignano e Palmariggi

Sono stati condannati complessivamente a oltre 144 anni di carcere, dai giudici della Prima sezione penale del Tribunale di Lecce, i quindici imputati che hanno scelto il rito ordinario nel processo scaturito dalla cosiddetta “Operazione Nascondino”. La pena più severa è stata inflitta, dal collegio presieduto dal giudice Carlo Cazzella, a Giuseppe Strummiello, detto Giò, originario di Palmariggi, considerato il promotore dell'organizzazione. Strummiello è stato condannato a 26 anni e sei mesi. Per lui l’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Maria Cristina Rizzo (oggi procuratore della Repubblica minorile) aveva chiesto una condanna a trent’anni di reclusione. Condanne pesanti anche per Graziano Mariano di Nociglia (ritenuto dall’accusa l’altro promotore dell’organizzazione), 17 anni e un mese; Giovanni Greco, 13 anni e dieci mesi; Paolo Vadrucci, 11 anni e quattro mesi; Francesco Marco Amato, 11 anni e due mesi; Palmiro Calò, 11 anni; Alfredo Ruggieri, 10 anni e nove mesi, e Davide De Giuseppe, 10 anni e quattro mesi. L’unico assolto, invece, è Sandro Nuzzo, 31enne di Ruffano. Curiosamente Nuzzo, per cui l’accusa aveva chiesto una condanna a due anni, risulta latitante dall’aprile del 2008, dopo essere riuscito a sottrarsi al mandato di cattura internazionale trasmesso in Svizzera, dove risiedeva. L’unica accusa nei suoi confronti era di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Le indagini, condotte dai carabinieri della Compagnia di Maglie, portarono, il 9 aprile del 2008, all’esecuzione di 34 ordinanze di custodia cautelare in carcere, di cui 22 con l’accusa di associazione a delinquere. L'operazione permise di smantellare una vasta organizzazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. La droga, in particolare eroina, era solitamente nascosta (da qui la denominazione “Operazione Nascondino”) nei muretti a secco delle campagne tra Giurdignano e Palmariggi. Da questi nascondigli naturali la droga veniva di volta in volta prelevata per essere poi smistata in numerose piazze dei comuni compresi in un’area molto estesa del sud Salento. Lo spaccio, secondo la ricostruzione accusatoria, avveniva attraverso una fitta e capillare pianificazione di ruoli e strategie stabiliti all’interno dell’organizzazione. A dare avvio alle indagini furono alcune morti sospette per overdose, avvenute tra il giugno e dicembre del 2006 nel basso Salento. Almeno tre quelle accertate nei comuni di Botrugno, Castrì e Sternatia. In particolare gli inquirenti ipotizzarono che fosse in commercio una partita di eroina troppo pura o tagliata male. Attraverso l’analisi del telefono cellulare e della rubrica appartenuti all'ultima vittima, gli inquirenti riuscirono a ricostruire, dopo una lunga e articolata attività d’indagine, la rete dei fornitori. A distanza di due anni e mezzo sono arrivate le prime sentenze per una delle principali operazioni anti droga degli ultimi anni.

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