Sanità privata: i tetti di spesa penalizzano le strutture di eccellenza

Per incentivare l’operato delle piccole strutture è necessaria copertura finanziaria alternativa che non penalizzi il lavoro dei grossi centri

Se si voleva ridurre il già limitato diritto alla libera scelta del cittadino in materia di sanità ci si è riusciti. Questi sono, in concreto, gli effetti prodotti dalle recenti norme regionali che da una parte tagliano i “tetti di spesa” penalizzando le strutture di “eccellenza” (quelle cioè in grado di offrire prestazioni sanitarie più complesse e “salvavita”) che già nella primavera del 2011 esauriranno il budget e dall’altra “premiando” piccole e piccolissime strutture che fino ad oggi hanno avuto assegnato un tetto di spesa più basso. I criteri di ripartizione? Una semplice suddivisione su base territoriale dell’intero budget che la Regione “concede” alle strutture convenzionate/accreditate. E dove va a finire tutto il lavoro, il sacrificio, la professionalità degli operatori che, nel tempo, sono stati premiati non dalle norme ma dal consenso degli assistiti? Se si voleva incentivare l’operato delle piccole strutture bisognava trovare una copertura finanziaria diversa e non penalizzare del 50-60% quelle strutture di “eccellenza” che oggi si vedono costrette a non erogare prestazioni ai propri pazienti. Conseguenze: 1. Non si vede un reale risparmio per le casse della Regione; 2. Si genera un danno enorme per i pazienti, soprattutto per quelli totalmente esenti e per coloro che necessitano di continuità diagnostica, i quali , se vorranno accedere alle strutture a cui si sono sempre affidati, dovranno pagarsi le prestazioni di tasca propria ; 3. Le strutture considerate di “eccellenza” saranno costrette a ridimensionarsi, a non utilizzare le sofisticate apparecchiature in cui avevano investito e, nella migliore delle ipotesi, dovranno ridurre il personale o addirittura chiudere. Eppure l’autorità garante della concorrenza, in un documento del 4 gennaio 2010 avente per oggetto il riordino normativo degli operatori privati accreditati/convenzionati , così si esprimeva “tale riordino dovrebbe seguire ad un censimento di tutti gli operatori accreditati/convenzionati volto anche a verificare ed individuare le strutture private accreditate più efficienti che operano per conto del Ssn”. La Regione dovrebbe vigilare sulla libera scelta e sulla sana concorrenza tra Strutture Pubbliche e Strutture Convenzionate. Articolo correlato Sanità pubblica e privata: rischio corto circuito per il sistema pugliese (15 ottobre 2010)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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