Eveet: Qualità e marchio. E la Cina non passa

Il calzaturificio fu fondato nel 1962 a Trepuzzi. La produzione è italiana: parte in stabilimenti di proprietà, parte in opifici di Casarano

Il calzaturificio Fratelli Benegiamo fu fondato nel 1962 a Trepuzzi. Dal 1992 hanno creato il marchio “Eveet”, lanciato sul mercato nazionale da circa cinque anni. La produzione è interamente italiana: parte in stabilimenti di proprietà, parte in alcuni opifici di Casarano. Sono scarpe sportive di qualità medio-alta, raggiunge per il 75 per cento il mercato italiano e per il 25 per cento quello straniero. L’azienda è ora alla seconda generazione di imprenditori. Abbiamo incontrato Fernando BEnegiamo, 50 anni, figlio di uno dei fondatori. Attraverso quali strategie la sua azienda ha affrontato(e sta affondando) la congiuntura negativa? Abbiamo cercato di fronteggiare la congiuntura negativa puntando su due fattori: qualità e marchio. Abbiamo promosso ai massimi livelli nazionali il marchio di nostra proprietà: “Eveet”, creato nel 1992. Ritengo che se si punta sulla grande capacità artigianale del made in Italy e sul brand, non c’è crisi che tenga. Il nostro marchio è venduto in un circuito di negozi che sono alla ricerca di marchi di qualità, dove le produzioni “basse” non entrano. In questo modo non c’è “Cina” che tenga. Il settore Tac negli ultimi cinque anni ha espulso dal mercato del lavoro oltre 7000 occupati. Esiste un futuro per il calzaturiero nella provincia di Lecce? Abbiamo imprenditori e manodopera validi. Esiste un futuro, ma a condizione di saper e voler nobilitare quello che noi sappiamo fare. Bisogna dunque puntare sulle piccole e medie imprese non sui grandi colossi che vengono qui dal nord per ‘colonizzare’ e andare via. Serve un consorzio, un organismo che non si è mai riuscito a costituire, tra tutte le piccole e medie aziende del comparto. Quale sarebbe il compito di un consorzio calzaturiero? Permettere a tutte le aziende, riunite insieme in un unico stand, di partecipare alle grandi fiere nazionali e internazionali, dove altrimenti i singoli marchi spariscono. Smistare gli ordini: se non posso evadere un ordine, o perché non rientra nella mia specializzazione o perché sono saturo, deve essere passato ad un’altra azienda del consorzio. Una recente ricerca di Nomisma, che analizza l’andamento del settore calzaturiero, prevede un leggero miglioramento del trend per il 2011, anche nella provincia di Lecce. Quali sono le sue previsioni? Finora le piccole aziende calzaturiere sono andate al traino delle grandi, con la speranza di raccogliere le briciole. Questo non è più possibile. Bisogna tornare a fare quello che sappiamo fare bene: la nostra capacità artigianale. Il mercato ci sta già dando ragione e le previsioni sono positive. Le agevolazioni previste per gli imprenditori (ad esempio 488) sono state efficaci o hanno prestato il fianco a speculazioni di imprenditori poco motivati (spesso del nord?) Agevolazioni come la 488 hanno distrutto quello che si stava costruendo. Hanno dato il colpo finale. Perché c’è stata la corsa all’oro, un mordi e fuggi che ha lasciato il deserto. Sono state lo zuccherino dato ad un cavallo che subito dopo ha smesso di correre. Che cosa servirebbe, dunque? La nostra posizione geografica di isolamento rende necessario un maggiore supporto nel marketing. Servono agevolazioni per maggiori investimenti pubblicitari per raggiungere i mercati esteri.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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