La Regione Salento vista dall'ex sindaco di Torchiarolo

Nicola Serinelli, attuale capo gruppo della lista “Progetto per Torchiarolo”, dice di non essere “pregiudizialmente contrario alla nascita della Regione”

di Nicola Serinelli Premetto che appartengo per formazione e storia personale alla cultura politica del centrismo degasperiano promotore del partito di centro che guarda a sinistra; ho infatti militato per anni nella vecchia (per modo di dire) D.C.; milito tuttora nell'area del grande centro che auspico possa divenire, con la nascita del nuovo Partito della Nazione, il polo, di ispirazione cristiana, capace di guidare le sorti del nostro paese, armonizzando le diverse culture di cui lo stesso è depositario, nella convinzione che la diversità é ricchezza per tutti. Premetto altresì che non sono pregiudizialmente contrario alla nascita della Regione Salento; perplesso sulla bontà e l'utilità dell'inizizativa, sì, e tanto. Avrò modo di approfondire doverosamente la questione prima di poter esprimere in maniera razionale e libera il mio voto in consiglio comunale (rispettoso sicuramente delle scelte della maggioranza, specie se riferita all'eventuale responso referendario) senza dover correre il rischio di agire sull'onda della emotività o della facile moda che non ha mai fatto i reali interessi di un paese, men che meno di un popolo, come ha insegnato la storia da duemila anni in qua, in particolare 2000 anni fa. Tanto premesso, non posso però non condividere le riflessioni che nel merito della questione ha espresso il Presidente Vendola. Sfogliando i quotidiani locali mi sono ritrovato nella formulazione del pensiero del Presidente in merito all'iniziativa dei promotori del movimento, sintetizzandola come cultura leghista. Anch’io a tutta prima ho avuto lo stesso pensiero e ho usato lo stesso termine. Il mondo vive momenti difficili sotto diversi aspetti della convivenza umana; tempi in cui la globalizzazione ha accorciato le distanze che prima pensavamo impossibili. In tal senso é stato profetico Padre Alex Zanotelli (il fautore del pensiero per cui il 20% dei ricchi del mondo sfrutta e si mangia i diritti e i beni del restante 80% dei poveri) il quale, già nei difficili anni 60, anticipava quanto sarebbe accaduto da lì a pochi decenni; i poveri, che sono la stragrande maggioranza nel mondo, una volta messisi insieme e preso coscienza dei propri diritti, lesi e calpestati, avrebbero combattuto contro l’arroganza dei ricchi della terra. In tale prospettiva l'umanità non avrebbe altra via se non quella di creare e coltivare la cultura del rispetto, della tolleranza, della condivisione, dell'integrazione, della spartizione equa delle ricchezze della terra, come ineludibile scelta culturale, più che obbligo istituzionale. Essendomi formato anch'io, come Vendola, alla scuola di Don Tonino Bello, non posso che condividere le ansie, le paure e le speranze espresse dal Presidente. Abitiamo una grande Regione, la nostra Puglia che, come non mai, dovrebbe orientare nella sua unità e nelle sue ricchezze storico-culturali la crescita delle proprie popolazioni fornendo ed esportando un nuovo stile di governo anche nelle altre regioni d'Italia, soprattutto nei distratti palazzi del Nord. Ragion per cui inviterei i promotori del movimento a pensare, più che all’autonomia “campanilistica”, ad un nuovo modo di essere Regione, più vicina alle esigenze della gente e soprattutto a promuovere spazi e voce in favore di persone capaci di rendere credibile la cultura della solidarietà e della condivisione, per indi promuovere governatori e uomini di governo disposti (non solo a parole) a guidare la crescita armoniosa delle comunità, tutte, soprattutto quelle “meno protette” e meno tutelate dal potere politico, fuori da ogni vecchia logica dei ristretti “clan” anche geografici. In tempi in cui la lega Nord tende a condurre in porto il proprio disegno politico che è sempre stato caratterizzato dalla smaniosa voglia di “autonomia” dal resto d'Italia, per collocarsi con maggior peso specifico in Europa, scrollandosi, come sempre sostiene, della “zavorra del sud” (considerato palla al piede), non possiamo permetterci di alimentare anche noi la cultura della separazione, del separatismo e dell'autonomia, magari in nome di un presunto Bari/centrismo. Ai fautori del nuovo ambizioso progetto desidero ricordare che, per non poche legislature, la Regione PUGLIA, indi anche i Baresi e i Foggiani (oltre i Brindisini e Tarantini), sono stati guidati da Presidenti Leccesi. Ricordo con rispetto e stima gli On.li Nicola Quarta, il compianto benemerito Totò Fitto, Raffaele Fitto; guide che hanno consentito proprio al nostro Salento (dall’alto del ruolo ricoperto) di decollare e raggiungere traguardi prima insperati; mi riferisco in particolare alle tante infrastrutture e ai sostegni che la Regione Puglia ha riversato nei diversi ambiti e nei diversi settori della vita delle nostre comunità e dei nostri territori. Chi attraversa il Salento scorge, accanto a non poche criticità, numerosi punti di eccellenza che hanno significato sì il coraggio e la intraprendenza di un popolo operoso e coraggioso, ma anche la testimonianza di tantissimi amministratori di enti locali che, grazie al concreto sostegno della Regione Puglia, hanno determinato il decollo attuale. Se oggi il Salento é divenuta mèta principale di turisti italiani e stranieri é anche perché è stato capace di realizzare infrastrutture di eccellenza (rammento per tutti la rete viaria e non solo) che la collocano nei posti di prestigio. Proprio per questo non possiamo rischiare di lasciarci travolgere dal facile populismo, magari per acquisire consensi in ordine ad un progetto (la Regione Salento) che, se pure é stato nei pensieri dei nostri Padri costituenti, non può essere sbrigativamente licenziato come una inderogabile necessità da attuare a tutti i costi, senza valutarne i reali costi/benefici, a tutti i livelli intesi. Anche per non fare la fine della Regione Molise che, col senno del poi, non avrebbe mai dato vita alla separazione (1963) dalle sue antiche radici, l'Abruzzo (visto che come nuova entità regionale ha perduto molto, in termini di peso specifico politico, tanto da essere oggi una delle regioni più povere d'Italia). Ho la strana sensazione che alla vigilia di ogni competizione elettorale (specie se riferita ai “circuiti Istituzionali” nazionali), ci sia sempre chi aspira, pur se legittimamente, a porsi all'attenzione del grande elettorato per poter poi fare il salto di qualità, schierandosi in questo o quello schieramento, semmai senza aver maturato un minimo di esperienza nei delicati campi del socio/politico. Spero di non ledere i diritti di qualcuno se sospetto anche questo. Personalmente ritengo che oggi come non mai abbiamo bisogno di promuovere la cultura della condivisione; temo che continuando a coltivare la politica della dissociazione e della separazione(che, prima ancora che fisica, diventa culturale e morale), nel caso della nuova Regione, si ponga nella mente e nel cuore soprattutto delle giovani leve (spesso orfani della cultura della “Politica” intesa come servizio alla persona e alla città)l'idea di creare isole e non ponti, falchi e non colombe. Immaginiamo cosa succederà se accanto alla già grave guerra ideologica sportiva (specie tra leccesi e baresi) si aggiunge anche quella della diversa Regione. Sarà facile passare dal distacco dal Nord, al distacco da una parte della stessa regione, al distacco dalla cultura nella stessa area salentina. Immagino che continuando su questa strada fra non molto i nostri figli avvertiranno la necessità di staccarsi dalle altre provincie della stessa Regione Salento. All’orizzonte si profila (continuando nella cultura della autonomia e divisione) la separazione tra Lecce e Brindisi, tra Brindisi e Taranto. Come non possiamo infatti pensare che culturalmente (visto che si fa una gran parlare di memoria storica) delle differenze storico/culturali sempre insite nella nostra Regione; Brindisi, per esempio, é caratterizzata culturalmente da tre diverse aree: quella sud, tipicamente leccese; quella nord, tipicamente barese e quella occidentale, tipicamente taranto/lucana. Eppure c'è chi si illude che possa darsi vita ad unica regione salentina; emergeranno inevitabilmente, e in maniera fisiologica, le diversità che diventano ricchezza se inserite nella cultura della tolleranza, integrazione e rispetto; si ammantano invece di ulteriore povertà, se inserite nella cultura del “profitto” e della “lotta” della propria parte, rischio che risiede sempre dietro l'angolo e che produce lotta ideologica all'interno della stessa nuova realtà istituzionale. Accadrà, temo, ciò che sta già accadendo oggi a qualsiasi livello(familiare, di gruppi, schieramenti politici, realtà locali, regione, nazione ecc.). La “delicata quaestio” reclama il massimo della responsabilità (soprattutto da parte di chi intende guidare il nuovo “fermento”), molta accortezza ed oculatezza, nonché profonda riflessione da parte di tutti, senza dover essere presi dalla gran voglia di acquisire subito un consenso unanime attorno ad una idea che, se veramente nobile, avrà bisogno di tempo, uomini e buona volontà perché il sogno non sia solo quello di chi oggi può avere particolari interessi bensì di tutelare e salvaguardare nel tempo quelli veri delle realtà locali, al di là e al di sopra di posizioni ideologiche di parte. Dobbiamo invertire, credo, la rotta, far capire cioè alla nostra gente che la cultura leghista non porterà da nessuna parte, perché tenderà solo a catalogare da una parte i buoni, dall'altra i cattivi; da una parte i ricchi, dall'altra i poveri, da una parte gli scrocconi, dall'altra gli operatori dello sviluppo; da una parte gli efficienti, dall'altra gli assistiti, e ciò indipendentemente dalla loro collocazione geografica. Sicuramente questa cultura, se ulteriormente promossa (magari senza neanche rendersene conto) farà prevalere una parte sull’altra, una provincia sull'altra; qualcuno vincerà pur sempre una battaglia; a lungo andare però questa cultura porterà alla sconfitta di tutti, come comunità regionale, perché continuerà la guerra fratricida tra poveri, così come è stato ogni qualvolta il paese ha smarrito il senso dell'unità, della condivisione e della solidarietà. La storia è maestra di vita; si rivelerà provvidenziale per noi Pugliesi nella misura in cui sapremo cogliere l'esigenza, divenuta ormai inderogabile, di diventare, come sostiene Vendola, “una grande patria del mondo”, essendo la nostra terra grande per la sua capacità di donarsi alla scena del mondo e di accogliere gli altri attori che calcano quella scena. Perciò urge promuovere le qualità che possediamo, come Pugliesi, nel segno dell’Unità, più che in quello della autonomia, nella presupposizione che l'autonomia non aiuterà mai il tutto, bensì una parte … come accaduto nel corso della storia dell’uomo, in ogni angolo del mondo e in ogni tempo. Si rischia di attivare un potenziale “tre stelle” (dei tre presidenti), a scapito di un “5 stelle”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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