Visti da noi. Lo sguardo del volontariato sui bisogni del territorio

Il Csv Salento presenta 7 dossier tematici e 5 focus che indagano la realtà della provincia di Lecce. Destinatarie le associazioni, le istituzioni e il mondo della politica

Dodici i temi sotto la lente d’ingrandimento della redazione del mensile “Volontariato Salento”. Si tratta di povertà, salute, disabilità, psichiatria, carcere, ambiente, immigrazione, donazioni, devianze, cultura, famiglia, protezione civile. Gli studi sono nati dalla volontà delle associazioni che fanno parte delle Consulte attive presso il Csv Salento e sono stati sviluppati raccogliendo le voci di esperti di settore, economisti, sociologi, amministratori sul territorio della provincia di Lecce. Visti da noi. Lo sguardo del volontariato sui bisogni del territorio Presentazione dell'inchiesta Il quadro che emerge dall'indagine sulla povertà evidenzia una provincia in bilico tra la necessità di “tamponare” le situazioni di disagio ed il bisogno di offrire risposte di ampio respiro, fuori da una logica di assistenza, orientate alla cooperazione e allo sviluppo del territorio. In sei anni sono più che raddoppiate le persone assistite attraverso il Banco delle Opere di Carità, ad oggi circa 25mila, e di fronte alla crisi della capacità di risparmio delle famiglie le banche rispondono oggi con il mutuo “finalizzato alla liquidità”. In crescita costante anche le persone in cerca di occupazione in base alle registrazioni dei Centri per l'impiego, dal 22,1% del 2007 al 26,6% del 2009. Le nuove povertà quindi, accanto al disagio più grave, più manifesto e conclamato, si insinuano oggi silenziose e senza dubbio meno evidenti coinvolgendo famiglie con un solo stipendio, donne sole con figli minori, chi sull’onda della crisi economica ha perso il posto di lavoro senza riuscire a tenere la casa, i cassaintegrati figli delle vertenze in corso sul territorio. In bilico, tra carenze di oggi e tagli futuri, sembra essere anche la sanità provinciale, di fronte all'imminenza del Piano di rientro, che con la chiusura al 31 dicembre di quest'anno di tre strutture ospedaliere e il taglio di 195 posti letto rischia di aprire un periodo di vacatio dei diritti dei cittadini. Una medicina di base sempre più burocratizzata, tacciata di iper-prescrizione, con oltre 5 milioni e mezzo di ricette emesse nel solo primo semestre 2010, e una rete ambulatoriale sclerotizzata da liste d'attesa tutt'ora insostenibili sono tra i principali punti critici, mentre i Pronto Soccorso nel supplire alle carenze degli altri livelli assistenziali vivono una situazione di costante emergenza sanitaria, con un minimo di 250 accessi giornalieri nel solo Vito Fazzi di Lecce, in una situazione di sottodotazione organica difficilmente risolvibile. Pesa inoltre la scarsa presenza di una rete di assistenza territoriale, con un'assistenza domiciliare integrata che raggiunge solo l'1,8% della popolazione anziana autosufficiente. Sul fronte disabilità, nonostante anni di lotte sociali da parte delle associazioni, molti aspetti dell'integrazione delle persone con handicap fisici e sensoriali restano al palo, primi tra tutti quelli scolastici e lavorativi. Sono 22.085 i disabili nelle liste provinciali del collocamento, mentre crollano le percentuali di inserimenti lavorativi, scesi del 37,5% dal 2008 al 2009. Sono invece 2.187 gli alunni con disabilità iscritti nelle scuole della provincia di Lecce di ogni ordine e grado, a fronte di 1.166 insegnanti di sostegno con un rapporto di 0,53, ogni insegnante ha dunque in carico in media due alunni. Se emergono saldi positivi nella realizzazione di strutture residenziali e semiresidenziali proprio dal 2010, c'è d'altra parte il rischio che diventino “luoghi parcheggio”, senza una riflessione culturale sul valore delle persone disabili, o peggio ancora che rimangano chiuse per mancanza di enti gestori. Rimane un settore di cui si parla poco e male quello della psichiatria, su cui aleggia ancora il pesante velo dello stigma e con un ambito sanitario in cui le risorse (economiche, umane e infrastrutturali) sono poche e distribuite in maniera disomogenea. Sono solo 5 le strutture pubbliche riabilitative assistenziali su tutto il territorio, mentre nessun centro diurno si trova in tutta l’area del sud Salento. Il privato sociale sopperisce alla mancanza delle strutture, soprattutto in materia di residenzialità, ma assorbe i 2/3 delle già scarse risorse destinate al settore. Se piccoli successi si riscontrano con le borse lavoro, la provincia di Lecce comunque detiene il record negativo del più alto numero di Trattamenti sanitari obbligatori rispetto al resto della regione. E il 50% dei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura provinciali, inoltre, opera in ospedali privi della rianimazione e di altri reparti essenziali a gestire le emergenze. Non è confortante lo scenario che emerge dalla situazione carceraria, con 1.441 detenuti nel penitenziario leccese di Borgo San Nicola – a fronte di una capienza di 659 – che si trovano a fare i conti con spazi vitali ridottissimi, problemi di salute causati dalla detenzione, assenza della funzione educativa legata al fatto di essere reclusi. Il 90% dei detenuti leccesi si trova a far uso di ansiolitici, e sono effettivamente in servizio 8 educatori e 6 psicologi, un numero eccessivamente ridotto per poter far fronte alle esigenze di chi è recluso. Inoltre la metà dei detenuti è costituita da persone in attesa di giudizio, e tra gli 800 definitivi, e pertanto in parte eleggibili a misure alternative, solo 16 sono in semilibertà (lo 0,2%), alle dipendenze di datori di lavoro esterni. Anche la questione della sicurezza è molto problematica e non solo per il sovraffollamento. Su 754 agenti di polizia penitenziaria, infatti, il 43,5% risulta assente per vari motivi e, nel solo 2010 si contano 4 aggressioni ai loro danni. La situazione dell'ambiente evidenza nel territorio salentino il vuoto di prospettiva politica e il fallimento della logica della sovranità istituzionale che ha governato tutta la regione negli ultimi vent’anni. La difficile gestione dei rifiuti o il diffuso fenomeno del loro abbandono incontrollato, il livello ancora troppo basso di raccolta differenziata sono la dimostrazione della difficoltà da parte degli enti locali di recuperare questo vuoto. Il conflitto istituzionale alimentato da una cultura amministrativa bipolare con cittadini/amministrati da una parte e amministratori dall’altra, di fatto, è una delle cause che hanno impedito nelle piccole realtà comunali l’avvio di processi virtuosi di collaborazione. In questo contesto si colloca, oggi, il ruolo e la sfida dell’associazionismo e del terzo settore, mentre si osserva la nascita di nuovi comitati civici spontanei su tutto il territorio salentino. Cresce la presenza dei cittadini immigrati nel Salento. Oggi i dati Caritas/Migrantes 2009 parlano di 13.911 stranieri regolari, a cui vanno aggiunti quelli presenti senza permesso di soggiorno. A Lecce sono 4.926, pari al 5,2% del totale, quando solo dieci anni fa erano poco più di 1300. Tra le questioni scottanti il lavoro, condizione indispensabile per restare in Italia da “regolari”, è sempre più merce rara, e caratterizzata da orari massacranti, lavoro nero, contributi previdenziali non versati. Gli immigrati che arrivano e vivono nel Salento sono mediamente più istruiti della popolazione italiana, il 4,2% ha il diploma. Se sul fronte dell'associazionismo non mancano i buoni esempi, resta comunque molta la strada da percorrere, e dal punto di vista della salute, nonostante l’impegno della Regione Puglia per garantire a chiunque il diritto alla salute, molti cittadini extracomunitari diffidano dei servizi pubblici. Significativi anche gli spunti di riflessione emersi dai cinque focus group. Le associazioni di protezione civile della provincia sono alla ricerca di nuove forme di comunicazione con la cittadinanza, mentre si preparano per affrontare emergenze che sperano non si verifichino mai. Il volontariato che si occupa di cultura e sport invece lamenta un costante ritardo delle istituzioni rispetto a questi temi. Una situazione che rischia di sfociare nell’emergenza. Le associazioni di donazione poi sono una delle realtà più solide e di successo del mondo del volontariato salentino, ma guardano al futuro alla ricerca di giovani che sappiano proseguire e migliorare il proprio lavoro. Sul fronte della tossicodipendenza, chiusa l'evidenza del fenomeno per le strade e dell’eroina, le nuove dipendenze sono molto più “sociali”, ma non meno pericolose. Così la sensazione di emergenza si riduce mentre il bacino d’utenza si allarga. Infine la famiglia oggi sembra un valore da sventolare nei momenti opportuni, ma resta sempre più spesso fuori dalle scelte strategiche della politica. E le associazioni del settore operano senza il supporto delle istituzioni. Queste le peculiarità dei dodici studi che hanno come obiettivo di fondo contribuire a costruire un sistema in cui ciascun attore (dal volontariato, alla pubblica amministrazione al mercato) sia parte operosa e solerte, mettendo a disposizione uno strumento in più, non solo per i volontari, per facilitare l’azione attiva della cittadinanza solidale, ma anche per le istituzioni e il mondo della politica, chiamati a “capire” e ad intervenire. In allegato l'inchiesta

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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