Volatili nostalgie

Un autore anonimo e due poeti col nome stampato sui libri cantano di gabbiani e rondinelle

Ah… se un gabbiano venisse a portarmi il cielo di Lisbona facendo un disegno nell'aria, questo cielo in cui lo sguardo è un’ala incapace di spiccare il volo, ci prova, ma si affloscia e cade in mare… I portoghesi, con quel loro peculiare uso dei congiuntivi, riescono a inanellare le ipotesi più irreali e nostalgiche; lo sapeva bene Tabucchi traduttore del “Marinaio” di Pessoa. Il testo di “Gaivota” (gabbiano) è del suo amico poeta Alexandre O’Neill e racconta le speranze di un nostalgico lontano, forse espatriato solo nell’anima. Forse per motivi politici, come quest’altro esule cui diede voce il poeta Manuel Alegre. Chiede al vento che passa notizie del proprio paese, ma il vento tace la disgrazia e a gli dice. Sono tutto sommato recenti queste canzoni che narrano un’Europa in cui l’esilio politico era una necessità tutt’altro che remota. Ripetono, quasi inconsciamente, echi lontanissimi di altri espatri, altri bisogni di andare e voglia di ritornare. Le stesse domande, seguite dalla stessa assenza di risposte, investivano la rondinella di un famoso canto griko. Chissà da dove vieni, forse sei passata anche dal mio paese. Avrei tante cose da chiederti, ma tu svolazzi, sfiori l’acqua e non rispondi. Qui arpeggiata dall’Arpeggiata.

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