Il futuro non può attendere. Parola di Giovani Industriali

Lecce. Assemblea dei giovani imprenditori di Confindustria. Ecco la ricetta in 5 punti per la ripresa economica del Sud

Si è svolta il 5 ottobre, presso il Castello Carlo V alle ore 15, l'Assemblea Pubblica del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Lecce, sul tema “Impresa e Futuro – Visione, innovazione, responsabilità”. Nel corso dell'assemblea, è stato presentato il documento con le “Tesi del Gruppo Giovani Imprenditori di Lecce” (in allegato), frutto di un lavoro di squadra, che ha visto i componenti dello stesso confrontarsi e ragionare su un modello di impresa moderno, orientato al mercato ma, soprattutto, fortemente aperto e competitivo. Ecco il testo introduttivo. “All’alba del 2010, ci siamo svegliati in un mondo completamente cambiato. Una nuova cultura del consumo, una diversa consapevolezza delle persone, un grande mutamento nei valori di riferimento hanno reso evidente quello che già si respirava nell’aria da diversi anni: il modello industriale ed imprenditoriale sul quale è stata costruita l’economia del nostro mezzogiorno uscito dalla povertà del dopoguerra, ci sembra ormai obsoleto, superato dai tempi e, soprattutto, dal mercato. In questo contesto, il Gruppo Giovani di Confindustria Lecce ha avviato una riflessione su una propria visione del futuro e soprattutto del fare impresa nel futuro, su un modello industriale basato su valori moderni e orientati al mercato. Senza alcuna pretesa di essere completi ed esaustivi e consapevoli di non poterci sostituire ad economisti, studiosi e tecnici della materia, siamo partiti dall’osservazione del mondo che ci circonda, dai nostri contatti con realtà nazionali ed internazionali, dall’esperienza maturata sul lavoro ed a contatto con il Mercato, quello vero, fatto di persone che consumano prodotti ed usufruiscono di servizi per disegnare la nostra personale visione di quella che dovrebbe essere l’evoluzione del nostro sistema economico. L’impresa che vogliamo, e che quotidianamente ci impegniamo a realizzare, è un’entità nuova, diversa, innovatrice e creativa. E’ un’impresa che pone al centro del suo agire l’attenzione nei confronti dei suoi clienti, che vive e respira in un mercato internazionale e creativo, che si preoccupa dell’ambiente, in senso letterale ma anche figurativo, che ci circonda. E’ fatta di persone che nell’impresa e attraverso l’impresa crescono, migliorano e realizzano le loro aspettative, che hanno voglia di imparare, conoscere il mondo ed accrescere le loro competenze professionali. E’ un’impresa che per vivere e prosperare ha bisogno di condizioni ambientali favorevoli, dinamiche, moderne e vivaci che, oggi, per una seria di fattori, non esistono o fanno fatica a svilupparsi. In questo documento abbiamo provato ad evidenziare alcuni di quei fattori che in qualche modo sono di impedimento alla realizzazione di un sistema sociale favorevole alle imprese del futuro ed allo sviluppo della loro capacità di generare ricchezza e benessere diffuso. Il quadro generale Sembra essere ritornato d’attualità parlare di Mezzogiorno. I rigurgiti meridionalisti riemersi in occasione delle ultime consultazioni elettorali hanno avuto certamente, tra le conseguenze, la riproposizione dell’eterno e altalenante “conflitto” Nord – Sud del Paese. A ben vedere, tralasciando le derive estremistiche e semplicistiche, si tratta, comunque, di un’ulteriore occasione per soffermarci con occhio più critico ed attento sulla situazione economica, politica e sociale della nostra regione, del nostro territorio anche in un ottica di raffronto con quella delle regioni del Nord e del Centro Nord. Il quadro che si delinea è quello di un paese a due velocità in cui il divario Nord – Sud sembra aggravarsi sempre di più. Le regioni settentrionali, forti della loro abitudine a muoversi come un vero e proprio sistema, nelle sue articolazioni politiche, istituzionali, economiche e sociali, riescono ad agire con incisività e determinazione per contenere e superare le difficoltà e gli esiti negativi dell’attuale situazione. Le loro Istituzioni e le loro Amministrazioni sembrano saper rispondere alle attese ed ai problemi del territorio. La loro classe imprenditoriale, nel suo insieme, ha ormai metabolizzato un approccio moderno e competitivo che la pone in condizione di rispondere alle sfide attuali con efficacia e lungimiranza e che la mette in condizione di generare “una ricchezza alla portata di tutti”. Le regioni meridionali, invece, si ritrovano ad affrontare gli effetti di una crisi senza pari in una situazione desolante, salvo rare eccezioni, fatta di carenza o insufficienza di infrastrutture, di inefficienza e malfunzionamento degli uffici pubblici e degli enti locali, di vecchie mentalità e orientamenti, reticenti al cambiamento e preoccupate di preservare e mantenere posizioni di privilegio, di un contesto rappresentativo e istituzionale frazionato, conflittuale ed autoreferenziale ed, infine, di una classe imprenditoriale, pur vivace e dinamica, ma, troppo spesso ripiegata su se stessa, chiusa nel proprio individualismo e poco incline a lasciarsi contaminare dal nuovo che “viene dal resto del mondo”. L’interazione di questi fattori negativi è in grado di innescare una spirale perversa che rischia di causare una inevitabile marginalizzazione della nostra economia rispetto a quelle più dinamiche e in ripresa. Occorre, allora, ripensare a quelle aree di criticità con rinnovata attenzione, progettare rimedi, rimuovere i problemi storici ed operare in modo da innescare un nuovo processo virtuoso che rimetta in circolo le enormi risorse presenti sul territorio. Occorre avere l’ambizione di voler ridisegnare il futuro del nostro territorio, individuare degli obiettivi, tracciare dei percorsi ed assumerci la nostra parte di responsabilità nel percorrerli fino in fondo”. In allegato il documento

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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