Terreni abbandonati e urbanizzazione: per l'agricoltura un'occasione persa

Eppure il paesaggio rurale del Salento produce servizi ecosistemici pari a circa 54 milioni di euro. Sulla questione pesa l'assenza della politica. Se ne discute a Lecce

A Lecce, il 7 e l'8 ottobre, si svolgerà la IV° Conferenza economica promossa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori. Due i temi al centro della discussione: la nuova politica agraria nazionale e la riforma della Pac (Politica Agricola Comunitaria) post 2013. In merito al secondo tema di discussione, pubblichiamo una riflessione del Dr. Antonio Bruno, agronomo. “In questi giorni mi frulla nella mente questo acronimo: Pac ovvero Politica Agricola Comunitaria. Sarà perchè l'on. Paolo De Castro mi ha suggestionato a Bologna quando ha comunicato a noi delegati del XII Congresso nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali che ha dovuto, suo malgrado prendere atto, dell'assenza di un dibattito sulla Pac post 2013 o forse, sarà che proprio qui a Lecce, i due temi al centro della IV° Conferenza economica promossa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori il 7 e l'8 ottobre sono la riforma della Pac post 2013 e una nuova politica agraria nazionale. Comunque una cosa è certa: nessuno ha idee, nessuno dice la sua, nessuno pare interessarsi a tutto questo. Eppure la Pac ha costituito e costituisce il principale settore di intervento nell’Unione europea che rappresenta oggi la principale area commerciale di prodotti agricoli a livello mondiale, per la posizione spesso dominante raggiunta come importatrice ed esportatrice di prodotti agricoli e alimentari. Noi addetti ai lavori sappiamo che la nascita e impostazione della Pac sono state determinate dalla situazione di arretratezza dell’agricoltura e dai problemi della sicurezza alimentare esistenti nell’immediato dopoguerra. Nel 1957 si ebbe la firma del Trattato di Roma, con il quale furono definiti gli obiettivi generali di politica agraria. Nell'Articolo 39 del Trattato di Roma si legge della necessità di incrementare la produttività dell’agricoltura, di migliorare il tenore di vita della popolazione agricola attraverso un miglioramento del reddito, di stabilizzare i mercati e di puntare alla sicurezza degli approvvigionamenti. Ora mi chiedo e vi chiedo se noi italiani e noi europei abbiamo gli stessi obiettivi dopo più di mezzo secolo da quando è stato firmato questo trattato. Secondo me gli obiettivi del trattato di Roma sono stati largamente raggiunti. Il problema è che, come è noto a tutti i professionisti del settore, il prestigio della professione di agricoltore nella società di inizio XXI secolo è molto basso. Inoltre nelle società più industrializzate la percentuale degli addetti all’agricoltura è molto bassa, rispetto al totale della popolazione che lavora (in Europa deI 5%, in Usa del 2%). Ma c'è la cronaca di ogni giorno in cui si ricorda che la pioggia caduta con eccezionale abbondanza in questi giorni in Liguria, ha causato allagamenti e smottamenti dei terreni, specie nei terrazzamenti dove vi sono colture di olivi, e ha devastato le coltivazioni orticole (pomodori, zucchine, melanzane, insalate) e gli alberi da frutta. L'acqua ha anche invaso strutture aziendali e in particolare serre. I danni al momento non sono quantificabili, ma risultano comunque elevati. E' noto che l'80% dei comuni della Liguria è considerato a rischio frane e alluvioni, anche per effetto della progressiva cementificazione e dell'abbandono delle campagne, che ha lasciato spazio al degrado aumentando l'instabilità del territorio. Non è un mistero che il progressivo abbandono del territorio e il rapido processo di urbanizzazione non è stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque ed è necessario intervenire per invertire una tendenza che mette a rischio la sicurezza idrogeologica del paese. Una situazione aggravata dai cambiamenti climatici, che si manifestano con una frequenza maggiore con cui si verificano eventi atmosferici estremi. Le affermazioni che ho riportato sono di due categorie professionali degli agricoltori italiani e più precisamente la Cia e la Coldiretti. Sono questi fatti a dimostrare l'inadeguatezza della Pac: l'abbandono progressivo del territorio. Perché c'è questo abbandono? Ma è ovvio: perchè i conti non quadrano più, non si riesce più ad ottenere un guadagno dall'attività agricola! Un'ulteriore conferma a tutto questo viene dai dati diffusi dall’Associazione nazionale bonifiche e irrigazione (Anbi) relativi all’evoluzione nazionale della superficie agricola utilizzata (Sau): nel periodo fra il 1990 ed il 2003 la Sau si è ridotta del 20,4% passando da oltre 15 milioni di ettari a poco più 12, con 3 milioni di ettari (10% del territorio nazionale) conquistati dalla cementificazione o dai processi di abbandono e desertificazione. Approfondire è utile ed è per questo motivo che riporto il calo della Sau nel Lazio (dal 48% al 35% della superficie regionale), nell’Abruzzo (dal 48%al 27%), nella Liguria (dal 17% all’8%), nella Campania (dal 48% al 36%), nella Sardegna (dal 56% al 42%) con un trend che interessa peraltro, anche se in modo disomogeneo, l’intero territorio nazionale. Ai liguri doveva essere noto che con una auperficie agricola utilizzata dell'8% ciò che è accaduto in questi giorni era un “disastro annunciato”. In due mie precedenti note, prendendo i dati riportati dalla rivista Geo, ho effettuato una stima secondo la quale in totale il paesaggio rurale del Salento leccese produce “servizi ecosistemici” (del sistema ecologico del Salento Leccese) pari a circa 54 milioni di euro. In pratica ogni ettaro di superficie agraria utilizzata del Salento leccese dà in media servizi a tutta la collettività per un valore di circa 500 euro. Significa che ogni ettaro che non viene coltivato, provoca un danno a tutti noi di 500 euro all'anno. Siccome noi abitanti del Salento leccese siamo 805.397 abbiamo un beneficio per ognuno di circa 67 euro. Per concludere, farò avere questa nota a Dacian Ciolos, nuovo commissario Ue all'agricoltura e al Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro che altro non è che la mia proposta di calcolare i 'servizi ecosistemici' resi dalle aziende agricole dell'Unione Europea il cui valore annuale in euro potrà essere pagato, per una parte grazie alla nuova Pac e, per la parte restante, singolarmente da tutti i cittadini dell'Unione. Spero che la mia proposta sia oggetto di moltissime obiezioni, anzi spero di essere investito da una serie di interventi favorevoli, contrari e addirittura gradirei anche degli insulti rivolti alla mia proposta! Insomma accetto tutto fuorché questo assordante silenzio!”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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