Mara la Fatìa: intervista ad Antonio Catrignanò

Il nuovo cd del cantore salentino, un nome noto nel panorama musicale non solo nazionale, racconta storie di pizziche, tarante e tarantelle

L’ultimo suo disco: ‘Mara la Fatìa’. Storie di pizziche tarante e tarantelle. L’autore: Antonio Castrignanò. Cantore salentino, un nome ormai nel panorama non solo nazionale, della musica. Mauro Pagani scrive di lui nell’introduzione al suo ultimo cd “Il suono della sua terra è il pane che l’ha nutrito fin da ragazzo’. Suoni che trasmettono a chi ascolta quest’ultimo lavoro intense emozioni”. Del cd, testi e musica sono di Antonio Castrignanò. Gli arrangiamenti di Castrignanò e dei musicisti che hanno suonato. Di tre pezzi, arrangiamenti e musica sono di Luana Ricci e Antonio Castrignanò. Attilio Turrisi chitarra classica e battente. Gianluca Longo, mandola, mandolino e cetra, Giulio Bianco zampogna, flauti e armonica. Giuseppe Spedicato basso acustico, Ninfa Giannuzzi voce, Rocco Nigro fisarmonica. E poi, Luana Ricci pianoforte in ‘Signora Madama e Muntanara’, pad in ‘Lu sule calau’, Francesco Congedo contrabasso in ‘Mula pietra’, Giancarlo Parisi zurna e flauti in ‘Lu sule calau’, Luigi Chiriatti cori in ‘Aradeo’ e ‘Maria Nicola’, Redi Hasa violoncello in ‘Mara la fatia’ e ‘Canto al buio’, Riccardo Laganà tamburello in ‘Mara la fatia’, rik in ‘Cantu a trainiere e kanjira in ‘Lu sule calau’. Voci e percussioni registrate da Guglielmo Dimidri presso ‘Corrado Productions’. Le foto del cd sono di Egidio Marullo. Design, Chiara Tappero. Cosa significa per te quest’ultima incisione? “Intanto un’opera rappresenta sempre una necessità per un artista, che solitamente è quella di raccontarsi attraverso un linguaggio immediato che ti appartiene. Il mio è la musica di tradizione. In questo disco la scommessa principale è quella di ricreare e unire la stessa poesia in un repertorio quanto più omogeneo possibile, far convivere senza fratture filologiche brani appartenenti alla tradizione orale e brani scritti oggi giorno. La cosa importante è che conservino entrambi un sapore comune, una matrice marcata e riconoscibile con uguale forza e dignità, una naturale continuità. Spesso negli ultimi anni si è attinto dal repertorio di tradizione confrontandolo con più generi (jazz, elettronica, ecc) ma poco si è fatto sulla scrittura, sia nei testi che nella musica sono pochi i gruppi che si sono cimentati per arricchire e rivitalizzare la musica popolare salentina”. Tutto un passato che rivive anche con le sonorità dei nostri giorni. Oltre a testi e musiche che ho scritto io in questo disco compaiono testi tradizionali poco conosciuti che sono stati da noi musicati mantenendo la struttura del canto popolare ma con un suono che rispecchi i tempi in cui viviamo e conservando i timbri che danno voce alla terra. Tremulaterra, Lu sule calau, per esempio, nel quale sono stati usati suoni riprodotti con dei semi in un pallone per dare la sensazione in musica ciclica e circolare del ritmo del lavoro, oppure coltelli per scandire il tempo delle falci che tagliavano il grano che successivamente veniva battuto. Tutti suoni che raccontano il colore e il calore della mia terra che amo, stimo e rispetto e della sua gente che soffre, ama e gioisce attraverso la musica”. Cosa significa per te la ‘Notte della Taranta’? “La Notte della Taranta è un importante contenitore musico culturale. E' stato per me un laboratorio di grande formazione e crescita che mi ha dato la possibilità di condividere e apprendere da musicisti di grande spessore musicale e umano. Ma anche un evento che mi ha permesso di esprimere la mia personalità. Allo stesso tempo è una vetrina che si mostra al Mondo con la propria musica in primis ma con le ricchezze di un intero territorio”. ‘Mara la Fatia’… ”Mara la Fatìa vuol dire Amaro (triste, duro) è il lavoro. Il lavoro è una delle due “Anime” che s'incontrano nel disco, non solo nei testi, ma anche nella cura e la passione che tutti abbiamo messo e soprattutto nella ricerca dei suoni e dei timbri utilizzati negli arrangiamenti che riportano al respiro della terra e a valori forse persi e/o dimenticati. Il tempo e lo spazio per esempio. Nella produzione di un qualcosa di autentico e significativo niente è lasciato al caso, dietro c'è sempre un duro impegno materiale e immateriale che comporta inevitabilmente un lasso di tempo lungo. Lavoro inteso dunque come pazienza, passione, pignoleria, ma anche fatica, sacrifici e senso di responsabilità. Saggezza. L'altra anima a me cara che si può incontrare nel disco è la Notte. Momento dove tutto assume una dimensione diversa e ogni cosa cambia aspetto. Anche le parole più semplici, gli scenari più crudi si mostrano e divengono altra cosa Tutto si amplifica: amore, gioia, sofferenza, speranza ma anche qui la fatica che a volte si unisce alla notte (trainieri, Mara la fatia, lu sule calau ec)”.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!