Scorie nucleari: c'è la mappa. Melendugno e Ugento probabili siti

Il Salento è luogo privilegiato per smaltire illegalmente (come è stato finora) o per stoccare (come il Governo vuole) rifiuti tossici e pericolosi

L'elenco ufficiale è ancora segreto, ma “Il Sole 24 Ore” ha pubblicato una cartina con i presunti siti idonei (puntini rossi) per diventare depositi di scorie nucleari.

mappa nucleare

Rieccoci, quindi. Il Salento diventa luogo privilegiato per smaltire illegalmente (come è stato finora) o per stoccare (come il Governo vuole fare) rifiuti tossici e pericolosi. E i luoghi privilegiati oggi dal Governo per il futuro stoccaggio delle scorie radioattive, sarebbero proprio quelli già utilizzati da imprenditori senza scrupoli, in combutta con la criminalità organizzata di stampo mafioso, per smaltire rifiuti altamente tossici. In passato è stato il Pcb e il caprolattame, tanto per dirne due sul cui smaltimento illecito ci sono altrettanti processi in corso. Oggi quindi sono le scorie radioattive. I siti per lo stoccaggio delle scorie radioattive sarebbero la zona di Burgesi (Ugento) e quella di Melendugno. La discarica di Burgesi, nata privata e diventata pubblica nel 2002, è stata chiusa nel giugno dello scorso anno. Ora si è nella delicata fase della post gestione: una montagna di rifiuti coperta da teloni, che dalla base, nella profondità della cava in cui è situata, fino alla cima, misura una novantina di metri. Lì anni fa cercarono di smaltire illegalmente 200 fusti di pcb, policlorurobifenile, una sostanza altamente tossica e cancerogena, talmente nociva che ancora ad oggi non si conosce quanto tempo impieghi per essere assorbita dal terreno e dall’uomo e quali conseguenze provochi. Per quei 200 fusti ci sono processi penali in corso. Adesso pare – la notizia è da confermare – vogliano stoccare lì le scorie radioattive. Un’altra zona designata sarebbe nei pressi di Melendugno. Lì anni fa, nell’impianto privato “Ecolio”, furono scoperti e poi sequestrati fusti pieni di caprolattame, rifiuto pericoloso della Enichem. Un rifiuto che è andato in giro per l’Italia per 20 anni, da quando è stata chiusa la Enichem, proprio perché non si conosce il modo corretto per smaltirlo, che nessuno ha voluto e che il Salento si è trovato a smaltire illegalmente. Come dire: siamo messi talmente tanto male, che tanto vale guadagnarci su. E’ quello che chiamano “ristoro ambientale”, cioè i soldi che i Comuni dovrebbero ricevere per aver accolto nel loro territorio i rifiuti. Ma, per dirne una, il Comune di Ugento non ha mai ricevuto i tre milioni e 500mila euro che spettano ai cittadini ugentini per il fatto di ospitare la discarica sul loro territorio. Oltre il danno dunque anche la beffa. 24 settembre 2010 – Scorie nucleari. Individuati i siti, ma l'elenco è segreto La Sogin, società pubblica per il nucleare, controllata dal Tesoro per la gestione degli impianti, ha individuato 52 zone per stoccare scorie radioattive. Ogni area dovrà essere in grado di ospitare, oltre ai depositi per le scorie di varia gradazione, anche un parco tecnologico per 1000 ricercatori. I siti sono sparsi su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento al viterbese, alla maremma, all'area di confine tra Puglia e Basilicata. La lista, per ora, è segreta, ma da più parti, si levano voci che chiedono trasparenza e correttezza. La realizzazione del deposito però non sarà un'imposizione. Avverrà in accordo con le Regioni: chi accetterà le scorie sul proprio territorio sarà ricompensato con incentivi economici. Netto il commento di Nichi Vendola: “Siamo prontissimi ad accoglierli, non specifico come. Mentre devono sapere che noi lotteremo in generale contro la follia del nucleare e qui in Puglia con la massima serenità: avranno la più civile, pacifica e partecipata reazione popolare della storia pugliese”. L'Agenzia per la sicurezza nucleare che in Italia ancora non c'è, potrebbe cambiare le carte in tavola, modificare i criteri di “assegnazione” e quindi l'intera mappatura. Articolo correlato La Regione Puglia impugna la legge sul nucleare (17 settembre 2010)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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