La Breast Unit di Lecce per la cura del carcinoma mammario

Si tratta di un gruppo interdisciplinare per il trattamento del tumore al seno, che opera al Vito Fazzi di Lecce. Se ne parlerà durante il convegno sulle “Attualità diagnostico terapeutiche in oncologia” che inizia oggi

Medici oncologi provenienti da tutta Italia per discutere di “Attualità diagnostico terapeutiche in oncologia”. Parte oggi e durerà tre giorni il convegno organizzato da Vito Lorusso, primario dell’Unità operativa di oncologia medica dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce (in collaborazione con la Asl di Lecce; Goim; Aiscap; Aiom; Rosa).

vito lorusso

Sarà anche l’occasione per fare il punto del primo anno di attività della “Brest Unit” presso il Vito Fazzi: un gruppo interdisciplinare per il trattamento del carcinoma mammario che affronta ogni singolo caso in riunioni settimanali collegiali, pianificando tutti gli interventi necessari per la paziente. In un anno la “Breast Unit” ha valutato più di 250 nuovi casi di pazienti affette da neoplasia mammaria del Salento, che sono state valutate in 44 riunioni settimanali. L’unità è composta da undici medici specialisti di diverse branche della medicina; dal chirurgo plastico al radiologo, dall’oncologo medico allo psicologo, dal radioterapista al fisiatra. Sono coordinati dal primario di Oncologia del Fazzi e un addetto amministrativo si occupa di pianificare, programmare, prenotare, per ogni singola paziente, ogni analisi e ogni indagine diagnostica pre e post intervento. Per Rosachiara Forcignanò, responsabile del day-hospital oncologico, si tratta di “un sogno che si realizza”.

rosa chiara forcignano

“Il tumore alla mammella – spiega la Forcignanò – è forse quello che maggiormente implica un coinvolgimento multidisciplinare per le sue specificità biologiche compresa la delicata branca della psicologia oncologica. Il fattore critico di successo della nostra “Breast Unit” è proprio quello umano. Cerchiamo perciò, con un lavoro di squadra, di seguire la paziente non trascurando l’aspetto psicologico e naturalmente tutti gli effetti collaterali che la terapia oncologica comporta. Ecco: è proprio questo che sognavo di fare. Aiutare ed incoraggiare le donne a vivere meglio questa dolorosa esperienza con la consapevolezza da parte loro che a fianco al loro percorso ci sono professionisti consapevoli, interessati e sensibili al loro disagio e alla loro sofferenza”. La caratteristica che contraddistingue il gruppo è dunque la multidisciplinarietà, che consiste nella discussione collegiale che avviene ogni settimana, in cui partecipano tutti gli specialisti allo scopo di consigliare alla paziente il miglior percorso diagnostico-terapeutico attraverso una decisione condivisa da più specialisti. La paziente una volta operata non viene lasciata a se stessa nella difficoltà logistica di prenotarsi da sola ed eseguire esami strumentali, e di dover provvedere da sola a prenotare le visite dagli altri specialisti (es radioterapista o oncologo), ma viene “accompagnata” dal personale addetto. Per il 50 % delle donne seguite dalla “Breast unit” del Fazzi è stata prescritta la sola terapia ormonale, “sfatando quel mito ormai appannaggio solo delle oncologie di scarsa qualità – dice il primario Lorusso – che la donna operata di tumore al seno debba per forza fare la chemioterapia per evitare la ricaduta”. Il trattamento ormonale, infatti, quando indicato, consente identiche possibilità di “protezione” senza i noti effetti collaterali spesso devastanti della chemioterapia. I dottori della “Breast Unit”, hanno inoltre stilato le Linee guida per la diagnosi ed il trattamento del carcinoma mammario che sono state inviate per approvazione a tutte le Unità di Oncologia della provincia di Lecce allo scopo di omogeneizzare i percorsi e le terapie, perché la donna salentina affetta da cancro del seno abbia in ogni punto della Rete Oncologica Salentina identiche possibilità di cura evitando inutili viaggi della speranza, con la consapevolezza di avere il più vicino possibile alla propria abitazione un luogo dove curarsi e guarire. Intervista al primario di oncologia Vito Lorusso Vito Lorusso, coordinatore della “Breast Unit” del Vito Fazzi di Lecce e primario di oncologia al nosocomio del capoluogo La 'Breast Unit' è attiva al Vito Fazzi da un anno. Quali gli obiettivi per cui è nata? “Volevamo offrire un servizio in più alle donne operate al seno. Finora, una volta operata, la donna veniva lasciata a se stessa: venivano date ovviamente indicazioni sugli esami da eseguire, ma al trauma da affrontare, si aggiungeva la fatica e anche la sofferenza di dover affrontare da sola il percorso terapeutico. In centri altamente qualificati, soprattutto all’estero, e in Italia nell’Istituto Loieo e l’Istituto tumori di Milano di Veronesi, al contrario, la paziente è accompagnata nel suo percorso di guarigione. Ecco: la Breast unit attiva al Fazzi da un anno compete tranquillamente con i centri di alta qualità”. Con quali risorse va avanti la “Breast Unit”? “Non abbiamo budget. I risultati sono raggiunti grazie ad una migliore organizzazione delle risorse umane. I soldi del contratto di lavoro della coordinatrice, ad esempio, arrivano dai contributi che riceviamo per la sperimentazione dei farmaci che effettuiamo a livello ministeriale”. Qui fate ricerca? “Certo, siamo un Centro di sperimentazione sulle neoplasie al seno,: per esempio studi osservazionali”. Quante sperimentazioni portate avanti? “Al momento abbiamo 35 sperimentazioni attive. Intorno ai cento pazienti l’anno sono inseriti nei programmi di ricerca e riguardano tutte le patologie tumorali, non solo quelle al seno”. Da quanto si fa ricerca? “Da quando sono arrivato qui: il 1° marzo 2006”. Come si inserisce la “Breast Unit” nella programmazione regionale? “Il Piano sanitario di salute emesso da Vendola nel 2009 dice che gli ospedali si devono organizzare nei ‘gruppi multidisciplinari di patologia’. Tutte la patologie vengono affrontate in maniera multidisciplinare ma per la Breast unit abbiamo particolare cura, perché il tumore alla mammella è quello a maggiore incidenza. E’ il tumore più diffuso”. Perché? “Non si sa”. Fattori ambientali? “Possiamo fare tutte le ipotesi, ma nessuna prova concreta. Per fortuna non è il tumore a maggiore mortalità, perché il 50% guariscono. Ci sono altri tumori, come quello al polmone, che ha una mortalità del 90 percento”. I tumori nel Salento stanno aumentando o no? “I dati ufficiali, quelli del Registro tumori ionico salentino, ci parlano di un aumento in linea con l’aumento dei tumori nel resto d’italia. C’è insomma un generale aumento dei tumori, per motivi probabilmente correlati al nostro stile di vita, al cibo, all’ambiente”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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