Morì sfondando il guard rail che non era a norma

Chiuso il contenzioso tra Anas e i familiari della vittima: la barriera metallica contro cui Sicuro impattò non garantiva contenimento

A quasi quattro anni di distanza dalla morte di Maurizio Sicuro, l’operaio 24enne scomparso in un incidente stradale avvenuto il 12 novembre del 2006 sulla strada statale 16 (la Lecce-Maglie), all'altezza dello svincolo Sternatia-Martignano, la direzione centrale dell’Anas spa ha deciso di chiudere in maniera stragiudiziale il contenzioso civile con i familiari della vittima, difesi dagli avvocati Silvio Verri e Francesco Zacheo. Appare evidente come, seppur non con la sentenza di un Tribunale, l’accordo sancisca di fatto che il guard rail contro cui impattò Sicuro quella tragica sera non era a norma. Quella notte di San Martino del 2006, Sicuro viaggiava a bordo della sua Opel Astra quando, per cause mai accertate, perse il controllo dell’auto e sfondò letteralmente il guard rail (tanto da sradicarne una parte lunga 21 metri) e invase la carreggiata opposta su cui viaggiava una Ford Focus che travolse e uccise il ventiquattrenne. La successiva inchiesta penale stabilì l’innocenza del conducente della Focus, che a avrebbe potuto fare per evitare l’impatto, e fu pertanto archiviata. Fondamentale fu, però, la relazione depositata dal consulente del pubblico ministero, l’ingegner Sergio Carati, che stabilì che “di fondamentale importanza, per le conseguenze dell’incidente, fu la ridottissima resistenza presentata dalla barriera metallica fungente da spartitraffico non in grado di garantire un adeguato indice di contenimento”. E' stato proprio questo uno dei punti di forza delle memorie depositate dall’avvocato Verri nella causa civile contro l’Anas. E' risultato, infatti, come la barriera metallica effettivamente non sia mai stata adeguata a quanto previsto dalla legge, essendo ancora quella originale del 1979. Dopo 3 anni e mezzo, quando ormai la sentenza era prossima, l'Anas ha preferito stringere con i parenti della vittima un accordo stragiudiziale piuttosto che rischiare una condanna che avrebbe potuto creare un precedente con esiti davvero pesanti anche per il futuro. Non esiste, infatti, in giurisprudenza alcuna sentenza di questo tipo. L’Anas, in casi analoghi, si è sempre aggrappata da una circolare che “raccomanda” l’adeguamento progressivo delle barriere, senza stabilirne tempi e modalità. Troppo alto però in questo caso il rischio di subire una condanna di risarcimento danni.

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