Pablo Picasso, la materia e il segno

Migliaia di visitatori hanno apprezzato le 86 opere del grande maestro spagnolo. Ma nel castello aragonese di Otranto c'è anche molto altro

Grande interesse per la mostra “Pablo Picasso – la materia e il segno” in corso di svolgimento al Castello Aragonese di Otranto, E dal primo luglio è partita l’iniziativa delle visite guidate a orari prestabiliti – tutti i giorni di agosto alle ore 17, 18 e 19 al costo di € 3 oltre al biglietto d’ingresso: intero € 6,00, ridotto € 4,00 (6-14 anni, oltre 65 anni, scolaresche, diversamente abili e relativi accompagnatori, gruppi superiori a 20 unità, convenzioni attive). Le opere ripercorrono un arco di tempo molto vasto e raccontano l’ecletticità dell’artista: dal 1904, con l’esposizione della preziosa incisione “Il pasto frugale” che fa parte della serie “Suite des saltimbanques”, per arrivare a una delle sue opere incisorie più famose, la serie della “Tauromaquia” (1957) e un corpo unico di 38 ceramiche in cui il segno di Picasso è più che mai evidente e riconoscibile. La selezione è completata da 8 opere miste realizzate dal 1905 al 1971: un disegno a pastello del 1919 “Olga’s left profile” raffigurante la splendida moglie Olga; “Deux femmes gouache” (tecnica del guazzo) realizzata a Parigi nel 1920; le celebri incisioni 2Saltimbanques2 del 1905; il “Baccanale” del 1955; “Il pittore e la modella” disegno a china del 1971; due incisioni su linoleum – “Baccanale con acrobati” (1959) e “Toros en Valauris2 (1954). Oltre a Picasso destano interesse numerose installazioni e originali mostre di fotografia e pittura che consentono di sfruttare a pieno le potenzialità del Castello come contenitore culturale. A partire da “Cortile di parole”, sedute in pietra leccese disegnate dall’Architetto Raffaela Zizzari e prodotte da Pimar: uno spazio di transito che diventa protagonista grazie a elementi che permettono di permanere, dialogare e leggere. Nelle sale espositive, al primo piano, “Sedute d’autore” ispirate al cubismo analitico e al grande culto del toro – realizzate da Area Arredamenti su disegno dall’Architetto Zizzari – permettono di fermarsi ad ammirare con calma le opere di Picasso. L’opera “Les demoiselle de Otranto”, esposta in una delle tre sale circolari del castello, è realizzata dai maestri scultori salentini Ferruccio e Isaia Zilli e rappresenta un omaggio al famoso dipinto “Les Demoiselles d'Avignon” realizzato da Picasso nel 1907 e conservato al Museum of Modern Art di New York. Sul bastione denominato punta di diamante, “Il castello dei destini incrociati” è una scultura di luce che, parafrasando il titolo di un libro di Italo Calvino, vent’anni dopo i primi sbarchi degli albanesi sulle coste salentine, vuol far riflettere su un luogo simbolo del Mediterraneo: Otranto e il suo castello che più volte nella storia ha visto incrociare insieme alle spade i destini degli uomini. Il design è di Raffaela Zizzari, i testi di Luigi De Luca, la produzione di De Cagna Luminarie. E poi “Otranto, 1480”, un omaggio a Otranto e alla sua storia ideato da Luigi Orione Amato: un gioco di scale, un percorso ideale di purificazione e di trasformazione del negativo in positivo. Da non perdere, fino al 31 luglio, la personale di Maria Cosi, dal titolo “Disagio femminile”, caratterizzata da una forte adesione alla realtà sociale, a problematiche esistenziali legate a una realtà esotica. Come un fotoreporter l’artista ferma su 9 tele di grande formato – quasi fossero pellicole fotografiche – importanti momenti di vita di donne lontane geograficamente, condividendone empaticamente gioia e dolore. Tonalità calde, con contrasti cromatici forti, rendono le immagini maggiormente evocative. Secondo il critico d’arte Massimiliano Cesari “in opere come 'Le tre donne' e 'Pianto di donne', si assiste alla rappresentazione di diversi stati emotivi: la felicità del sorriso della donna in rosso della prima tela si contrappone al dolore della seconda, sofferenza enfatizzata dalla meticolosa raffigurazione iperrealistica del volto e delle mani tormentate. In 'Passi d’Oriente' e 'Matrimonio islamico', invece, la pittrice, con capacità di sintesi, concentra la descrizione su particolari anatomici, come i piedi e le realtà da essi percorse, che permettono allo spettatore di partecipare in presa diretta alle esistenze raffigurate”.

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