Omicidio Basile: continua il processo

Nuova udienza, nell’aula del Tribunale per i minorenni di Lecce, del giudizio immediato nei confronti di Vittorio Luigi Colitti, il 19enne (minorenne all’epoca dei fatti) accusato, in concorso con il nonno, dell’omicidio di Peppino Basile, il consigliere dell’IdV assassinato ad Ugento la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008. Dinanzi ai giudici del Tribunale minorile sono comparsi cinque testi, tutti vicini di casa della vittima. Ciascuno ha affermato, in maniera concordante, che i rapporti tra le famiglie Colitti, sia quella dei nonni sia quella dei genitori dell’imputato, e Peppino Basile erano ottimi. Tutti hanno escluso che vi fossero mai stati screzi o dissidi tra di loro, rilevando come l’ex consigliere dell’Idv fosse legato ai Colitti anche da un rapporto di “comparaggio”. Una tesi che sembra creare delle crepe nel movente dell’accusa, che ha sempre sostenuto che alla base dell’omicidio vi siano stati i forti screzi tra la vittima e i suoi assassini. Quella di via Nizza, del resto, è una comunità nella comunità, dove tutti si conoscono da oltre trent’anni e condividono almeno in parte la quotidianità. Ai rapporti di buon vicinato si aggiunge lo scorrere lento tipico della vita di ogni paese, dove con l’arrivo della bella stagione si è soliti sedersi lungo strada a chiacchierare e attendere le prime ombre della notte. Un microcosmo che sembra, secondo le tesi dell’accusa, preferire rimanere in disparte la notte dell’omicidio. Già, perché come ha dichiarato uno dei testimoni, in quella tragica notte di metà giugno “nessuno chiese notizie o si avvicinò al corpo”. Nessuno inoltre, nonostante fosse una notte afosa e quasi tutte le finestre fossero aperte e la scena del delitto fosse ben illuminata da un lampione, sembra aver sentito a (se non un vociare o un lamento) e tantomeno assistito all’omicidio. Le domande del sostituto procuratore Simona Filoni hanno poi cercato di evidenziare come gli ultimi ad uscire per strada, degli abitanti di via Nizza, siano stati proprio i Marini, la cui abitazione era la più vicina a quella di Basile e dalla cui finestra (aperta, secondo alcuni testimoni, di 30-40 cm) la scena del delitto era sicuramente ben visibile. Eppure i nonni della bambina presunta testimone oculare dell’omicidio sarebbero scesi in strada, secondo le testimonianze, solo alle 4.45. Sul banco dei testimoni sono saliti anche Albano Molle e Massimo Cino, i primi due, subito dopo Stefano Colitti (padre dell’imputato) ad accorrere sul luogo dell’omicidio. Il primo sente in piena notte un urlo: poco dopo si affaccia e vede Stefano Colitti, con indosso solo gli slip, accanto al corpo di Basile. L’uomo gli dice di chiamare i carabinieri. Molle scorge però Cino, e a sua volta gli dice di chiamare il 112. Cino torna a casa, accende il cellulare e al secondo tentativo riesce ad avvisare la centrale operativa dell’Arma. Sono l’1.43.09. Anche lui dice di non aver sentito molto in quella notte di sangue e coltellate, solo un vociare sommesso e una specie di grido aiuto nella notte. Ad attirare la sua attenzione è però un altro rumore: come di una qualcosa trascinata sulla brecciolina, tanto da fargli credere che qualcuno stia cercando di rubargli la moto e a convincerlo a sincerarsi di cose stesse accadendo. Storie e personaggi che si intrecciano in una piccola aula di Tribunale, dove accusa e difesa si fronteggiano alla ricerca della verità. Sullo sfondo, come in ogni tragedia, il protagonista principale: Vittorio Luigi Colitti. Capelli rasati, polo viola e jeans, il giovane imputato assiste stranamente concentrato all’udienza. Del resto a parlare, sono i suoi vicini di casa, persone che ha incontrato e salutato chissà quante volte. Ad ogni domanda che lo riguarda il suo volto diventa preoccupato, a tratti teso, la fronte corrugata. Segni tangibili di chi vede la propria vita proiettata sul grande schermo di un’aula di giustizia L’udienza è stata aggiornata a domani.

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