Radiofarmaci a Casarano. Tutto in regola

Il Tar giudica inammissibile il ricorso presentato dalla società Itel contro la Sparkle, una delle aziende facenti parte del Consorzio Radon, titolare del progetto

E’ tutto regolare nell’iter di realizzazione dell’impianto per la produzione di radiofarmaci a Casarano. Lo ha stabilito con sentenza dello scorso 28 aprile il Tribunale amministrativo di Lecce – Prima sezione, che ha giudicato inammissibili il ricorso ed i motivi aggiuntivi presentati il 5 gennaio 2009 ed il 17 aprile 2010 dalla società Itel di Ruvo di Puglia (rappresentata dagli avvocati Gugliemo Saporito e Pierluigi Portaluri) contro la Regione Puglia ed il Comune di Casarano nei confronti della società Sparkle Srl, una delle società facenti parte del Consorzio Radon, titolare del progetto finanziato con fondi regionali Por (4.125.130 euro a fronte di un investimento complessivo di 7.914.080 euro) nell’ambito del programma Pia-Pit 9. L’insediamento per la produzione di radiofarmaci, i farmaci destinati alla esecuzione di esami tramite apparecchiature Pet e utilizzati anche per la cura di particolari forme di neoplasie, ha infiammato la politica e l’opinione pubblica salentina sin da quando, nell’ottobre del 2007, se ne sentì parlare per la prima volta. Subito si sono costituiti i fronti del no e del sì. I primi frenavano paventando possibili ricadute negative dell’impianto sulla salute e sull’ambiente; i secondi rivendicavano le ragioni della creazione di nuovi posti di lavoro e dell’avanzamento tecnologico in ambito sanitario. La realizzazione della struttura è comunque andata avanti; nel frattempo è anche arrivata l’autorizzazione ministeriale alla produzione. Con gli avvocati Giuseppe Mormandi, legale del Comune di Casarano, e Giovanni Calabro, legale della Sparkle, abbiamo ricostruito le motivazioni alla base della sentenza del Tribunale amministrativo. Che cosa sancisce la sentenza del Tar del 28 aprile? “Sancisce l’inammissibilità sia del ricorso sia dei motivi aggiunti presentati dalla Itel di Ruvo di Puglia nei confronti della Sparkle. Un’inammissibilità per difetto di interesse per ciò riguarda le censure che contestano l’illegittimità degli atti relativi agli aspetti edilizi dell’intervento, ovvero dei permessi di costruire, dei pareri, delle autorizzazioni in genere”. Che cosa contestava nello specifico la Itel? “Contestava, in maniera del tutto generica, la legittimità degli atti procedurali. Insinuava che fossero state aggirate le norme utilizzando pareri rilasciati per un altro impianto del genere previsto a Sannicola. Contestava inoltre la celerità del provvedimento, mantenendosi tuttavia sempre sul livello delle illazioni. Il giudice non ha ritenuto di intervenire nel merito dei ricorsi giudicandoli inammissibili già per il fatto che la Itel non avendo sede nel Comune di Casarano ma a Ruvo di Puglia non fosse legittimata a contestare titoli edilizi. Peraltro Itel, al momento della presentazione del ricorso, non aveva ancora l’autorizzazione alla produzione di radiofarmaci”. Dunque non era concorrente della Sparkle? “Non lo era. E non ha mai dato prova di esserlo diventata in quanto è specializzata nell’utilizzo, controllo, protezione e misurazione dei campi elettromagnetici, ma non ha alcuna capacità imprenditoriale in ordine alle attività proprie della Sparkle, che sono quelle della ricerca e produzione di radiofarmaci. La difesa del Comune di Casarano ha sottoposto al Tribunale la differenza tra le produzioni delle due società ed ha quindi fatto notare come la Sparkle in realtà non avesse un vero e proprio interesse ad impugnare questi atti, sottolineando anche, come poi ha ribadito il Tar, che la Itel operando a centinaia di chilometri di distanza dalla Sparkle non avesse legittimazione a contestare i vizi presunti nei permessi di costruire e nelle autorizzazioni che il Comune di Casarano ha rilasciato per la realizzazione dell’impianto nel territorio di propria competenza. Un altro passaggio notevole della sentenza è il seguente: la società Itel non ha impugnato gli atti di concessione del finanziamento Por 2000-06 che hanno consentito l’iniziativa della Sparkle nel Comune di Casarano. Il ricorso è pertanto inammissibile anche per un altro ordine di motivi: perché la Itel non ha partecipato al bando pubblico e perché non ha impugnato la procedura di concessione del finanziamento a favore della Sparkle. La società di Ruvo di Puglia sosteneva inoltre l’inopportunità della realizzazione dell’impianto dichiarando che fosse prima necessario adottare un piano sanitario, considerare quali strutture avrebbero dovuto ospitare le Pec partendo dal principio secondo il quale gli stabilimenti di produzione dei farmaci utilizzati per le Pec vanno ubicati nelle vicinanze delle strutture sanitarie, dal momento che il radiofarmaco ha pochissime ore di vita. Però, non avendo partecipato ai bandi per la concessione delle agevolazioni finanziarie, la Itel non poteva contestare l’operato della Regione, in quanto non aveva interesse ad agire sotto il profilo commerciale. Anche sotto questo profilo il Tar ha ritenuto che non avesse legittimazione ad agire in mancanza del requisito della vicinitas. Inoltre, la Itel aveva presentato al Comune di Casarano un’istanza di accesso agli atti della pubblica amministrazione in concomitanza con la presentazione del ricorso; ciò significa che aveva presentato il ricorso prima ancora di possedere i documenti. Il Comune di Casarano oppose un diniego all’accesso agli atti sostenendo che la società non avesse interesse a richiederli; decisione confermata dalla sentenza del Tar”. Come si è mossa, a quel punto, Itel? “Nel corso del giudizio dinanzi al Tar ha contestato il diniego posto dal Comune di Casarano; ma il 25 marzo 2009, giorno dell’udienza durante la quale si sarebbe dovuta esaminare la decisione del Comune, la difesa di Itel ha rinunciato all’udienza e ha chiesto l’abbinamento al merito. Questo ha fatto sì che nel corso del giudizio non fossero mai prodotti né da una parte né dall’altra gli atti cui loro si riferivano. Inoltre in vista dell’udienza fissata per il 28 aprile scorso Itel ha presentato dei motivi aggiuntivi e delle ulteriori note di udienza fuori dai termini previsti dalla legge, inducendo in tal modo il Comune di Casarano a rinunciare alla discussione. La decisione della difesa del Comune di Casarano e della Sparkle è stata dunque quella di andare direttamente alla decisione rinunciando in questo modo ai termini a difesa, essendo sicuri della correttezza del procedimento posto in essere dall’amministrazione. In tal modo abbiamo sorpreso i ricorrenti, chiedendo che la causa fosse decisa dopo la discussione; il Tar ci ha dato ragione ritenendo già in primo grado inammissibili i ricorsi. Gli atti del Comune di Casarano sono pertanto validi ed efficaci così come validi ed efficaci sono il provvedimento autorizzatorio della struttura, l’autorizzazione alla produzione, l’importante finanziamento che la Sparkle è riuscita ad ottenere nell’ambito del Por 2006 e del Pia e della serie di autorizzazioni ad esso relative”. Il ricorso ha portato concretamente un danno all’azienda? “Fortunatamente no, in quanto le attività sono andate avanti, il finanziamento della Regione è regolarmente pervenuto anche perché la Itel ha deciso di non chiedere la sospensiva. Già a fine agosto 2008 le opere erano ultimate e nel frattempo abbiamo anche ottenuto l’autorizzazione alla produzione”. Perché la Itel ha presentato ricorso senza chiedere la sospensiva? “L’ha chiesta e poi vi ha rinunciato, il 25 marzo del 2009. Nell’imminenza dell’udienza del 28 aprile 2010 ha presentato motivi aggiuntivi e norme istruttorie sperando che noi, come difesa dell’amministrazione preesistente e della contro-interessata, rinunciassimo a discutere chiedendo il rinvio. Ma noi abbiamo chiesto la discussione del ricorso che si è svolta con esito positivo per noi. Il nostro obiettivo era quello di consacrare definitivamente, almeno nel primo grado, la correttezza e quindi l’efficacia dei provvedimenti autorizzatori, sia della Regione sia del Comune di Casarano. Il tutto per avere certezza dei procedimenti e della piena capacità operativa della struttura. Il finanziamento è dunque salvo, la struttura è salva, il funzionamento è salvo e la Itel è stata condannata alle spese per 4.500 euro. Probabilmente non avrebbe dovuto fare ricorso”.

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