Biomasse a Casarano. Schirinzi invita alla precauzione

Ai medici che appoggiano pubblicamente la centrale a biomasse, Leda Schrinzi ricorda il principio di precauzione, già presente nel Giuramento di Ippocrate, e che è alla base della professione medica

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Leda Schirinzi, dirigente medico della Asl. Facendo riferimento al “sì” di alcuni medici all’impianto a biomasse previsto a Casarano, Schirinzi ricorda il “principio di precauzione”, il quale “dovrebbe aiutarci ad orientarci verso una maggiore cautela di fronte ad una minaccia potenzialmente dannosa per la salute umana”. Non è stato facile replicare al “si” con il quale alcuni medici hanno dato la loro adesione all’impianto a biomasse che la ditta Italgest intende realizzare nel territorio di Casarano, anche se la data che corrisponde a circa un anno fa e come fosse formulato il quesito mi ha dato l’impressione di una sottoscrizione ormai fuori tempo e non attinente a questo specifico problema. Non è stato facile, ripeto, un po’ perché per mia indole ho sempre avuto un gran rispetto per le idee altrui, ma soprattutto perché, trattandosi di colleghi medici, la cautela per una replica che fosse incisiva, ma anche moderata nei toni, era più che doverosa. Alla fine, ho deciso di commentare il riuso di quella adesione presunta per un principio che da sempre ci ha guidato e che mi è stato insegnato in conclusione dei miei studi universitari e tratto dal giuramento di Ippocrate (V secolo a.c.): “regolerò il regime dei malati a loro vantaggio, secondo le mie capacità ed il mio giudizio e mi asterrò da ogni ingiustizia”. Ma senza andare così lontano, basta ricordare che alla professione medica è confidato il benessere psichico e fisico dell’uomo, la qualità della vita e dell’ambiente, valori che sono ben garantiti dalla Costituzione della Repubblica Italiana che tutela la salute come diritto della persona ed interesse della società (art. 32). Quindi il medico, e credo di non poter essere smentita, è un protagonista del pubblico impegno alla difesa della persona contro le malattie in tutta la loro complessità determinata da fattori sociali, ambientali e biologici. Il ruolo del medico insomma non è solo quello di somministrare dei farmaci, ma anche di educatore, un ruolo attivo di segnalazione di fattori di rischio anche ambientali, apportando il proprio bagaglio di conoscenze scientifiche ed etiopatogenetiche. Preciso che il mio non vuole essere un intervento in difesa del comitato contro la centrale a biomasse, del resto la mia posizione di medico ambientalista ed igienista è ben nota, ma in difesa del principio di precauzione che con quel “si” i miei colleghi un anno fa, a mio pare, hanno troppo velocemente dimenticato. Il principio di precauzione, noi medici di sanità pubblica lo conosciamo molto bene, poiché riassume molti principi della prevenzione primaria e delle scienze ambientali. Basti rammentare la famosa “Dichiarazione di Rio” del 1992: “qualora esiste la possibilità di danno importante o irreversibile, la mancanza di conoscenze certe non dovrà essere utilizzata per rimandare misure efficaci per l prevenzione del deterioramento ambientale”. Il principio di precauzione rappresenta quindi un grande strumento nel processo decisionale in tema di ambiente e salute. Allora ai miei colleghi vorrei dire in conclusione che, quand’ anche fosse difficile stabilire se esista un rischio per la salute umana in relazione all’esposizione alle emissioni della centrale a biomasse, il principio di precauzione dovrebbe aiutarci ad orientarci verso una maggiore cautela di fronte ad una minaccia potenzialmente dannosa per la salute umana. Se poi vogliamo approfondire la valutazione del grado di rischio, basta rimandare al principale organismo scientifico che ha il compito di valutare il rischio cancerogeno da agenti fisici, chimici e biologici, e cioè la IARC (Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro) pubblicati con Monographs on the evaluation of carcinogenic risks humans, ma anche la commissione Europea o la commissione Consultiva Tossicologica Nazionale (CCTN). Ma una volta che abbiamo chiarito che sia certo, probabile, possibile che queste sostanze producano determinati effetti occorre anche considerare il malessere della collettività derivante dal subire un’esposizione non volontaria. E a questo punto che la decisione diventa “un atto politico” poiché si deve decidere nell’interesse della collettività. Concludo questo mio intervento con due piccole considerazioni tratte dal codice di deontologia medica del 16 dicembre 2006: – “… il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora quale fondamentale determinante della salute dei cittadini. A tal fine il medico è tenuto a promuovere una cultura civile tesa all’utilizzo appropriato delle risorse naturali, anche allo scopo di garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente vivibile …”; – “in presenza di un dibattito accesso,… rispettare i colleghi anche se in contrasto di opinioni”. Leda Schirinzi

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