Biomasse a Casarano. Nuovo appello della Lilt

Giuseppe Serravezza, presidente della Lega Tumori di Lecce, lancia un nuovo appello ai cittadini: “Diciamo no alla centrale a biomasse nel territorio di Casarano”

Riceviamo e pubblichiamo la nuova nota emanata dalla Lilt di Lecce, presieduta da Giuseppe Serravezza, in merito alla realizzazione di una centrale a biomasse a Casarano. A Casarano (e nel Salento), torna purtroppo d’attualità il problema della costruzione nella Zona Industriale da parte della Società Italgest Energia di una centrale elettrica alimentata a “biomasse” (olio di girasoli) da 25 MW (“Heliantos 2”). Si riapre così una questione che si credeva superata, poiché sembrava che, grazie al concorso di tanti, fosse stata definitivamente fatta chiarezza sulla pericolosità di tali insediamenti, per le loro gravi ripercussioni sull’ambiente e sulla salute delle persone. Già tre anni fa, denunciammo pubblicamente i rischi dei tanti impianti simili progettati ed una vasta mobilitazione di cittadini, associazioni ed esperti portò le Pubbliche Amministrazioni ad assumere decisioni più responsabili, nell’esclusivo interesse della salute pubblica, già molto compromessa. Nessun impianto a biomasse, tra le decine di progetti presentati, è stato finora realizzato in provincia di Lecce. Ora che la questione torna sul tappeto, come LILT – Sezione Provinciale di Lecce, associazione portatrice di interessi diffusi sul territorio, quali quello della salvaguardia della salute, ci vediamo di nuovo costretti ad intervenire. Altri meglio di noi sottolineeranno le tante ragioni che giocano a sfavore della realizzazione di simili impianti, come il danno ambientale, quello alle colture agricole, la svalutazione dei terreni e dei patrimoni abitativi circostanti l’impianto, la scarsissima ricaduta occupazionale, ecc. Noi vogliamo nuovamente richiamare l’attenzione dei cittadini, delle famiglie e delle Istituzioni sui rischi per la salute. Centrali come quella che si vuole realizzare a Casarano, infatti, bruciando combustibili, emettono notte e giorno nell’aria, attraverso i loro camini, numerose sostanze nocive (nanoparticelle, CO2 , particolato, idrocarburi policiclici aromatici, biossido d’azoto, formaldeide, acroleina, ecc.), che poi in gran parte andranno a contaminare i terreni, le falde acquifere ed entreranno nel ciclo alimentare. E’ facile intuire quali saranno gli effetti di tutto ciò sulla salute nostra e su quella dei nostri figli : nel tempo avremo un aumento di malattie, in particolare tumori, in quanto molte delle sostanze che abbiamo ricordato sono notoriamente cancerogene. E’ scientificamente appurato ormai che il 90% dei casi di cancro è dovuto all’azione di fattori di rischio presenti nell’ambiente, coi quali quotidianamente veniamo in contatto, e che, in prosieguo tempo, traducono il danno alle cellule in malattia conclamata. Il Salento, fino a 20-30 anni fa, era un’area relativamente risparmiata dal cancro, con una mortalità ridotta del 25-30% rispetto al Nord. Oggi invece – vedi i dati dell’Osservatorio Epidemiologico della Regione Puglia – fa registrare un preoccupante aumento dei casi e dei morti per tumore, che sta anando del tutto quella differenza. Addirittura, tra le province pugliesi, quella di Lecce presenta un picco per alcune forme di cancro (polmone, vescica e leucemie). Ciò vuol dire che, se da noi, fino a pochi anni fa, il tumore era più raro che al Nord, qualcosa deve averci protetto; e che se ora i casi sono in aumento, qualcosa di nuovo deve essere subentrato. Pensiamo in proposito all’ultimo rapporto regionale dell’ARPA Puglia sulle emissioni industriali in Puglia, redatto sulla base dei dati INES : la concentrazione di inquinanti industriali nell’atmosfera della nostra regione (diossina, Co2 , ossidi di azoto e di zolfo, benzene, monossido di carbonio, PM, idrocarburi policiclici aromatici) è la più alta a livello nazionale. Stando così le cose, se andiamo ad aggiungere nuove fonti di emissione, come le centrali a biomasse, andremo ad aggravare ulteriormente una situazione gravemente compromessa dal punto di vista dell’ambiente e della salute : avremo un’aria, un’acqua ed una terra ancor più inquinate, avremo prodotti agricoli sempre più a rischio, con tracollo lavorativo di chi da quei prodotti trae il proprio sostentamento (vedi il caso dell’area intorno alla Centrale di Cerano, a Brindisi, ove per un vasto raggio il Sindaco ha proibito le colture, a causa dei terreni avvelenati), avremo animali ammalati e da abbattere in massa perché pericolosi (vedi il caso della Copersalento a Maglie), avremo sempre più persone (e sempre più in giovane età, a cominciare dai bambini) colpite dal cancro. E allora : cosa vale il profitto ad ogni costo – peraltro al di fuori di qualsiasi reale necessità della comunità – di fronte ad una popolazione sempre più malata? Progresso e Sviluppo sono tali se tutelano la vivibilità di un territorio e la salute delle persone che vi abitano. Altro, è solo danno, quasi sempre irreparabile. Giuseppe Serravezza, presidente Lilt Lecce

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