Filanto: “E’ in atto una mistificazione della realtà”

Un’azienda di lavorazioni pelli del cluster Filanto chiede di adeguarsi alla legge. Ed è polemica con il sindaco Ivan De Masi

Antonio Sergio Filograna, presidente del colosso del calzaturiero, Filanto, non ci sta. Alla notizia diffusa nei giorni scorsi circa una presunta conceria “fantasma” potenzialmente dannosa per l’ambiente, risponde a muso duro, “non per attaccare, ma solo per difendere un’azienda che per anni ha portato alto il nome di Casarano nel mondo”. “La Italiana pellami è tutt’altro che fantasma –ribatte. E’ attiva dal 2003, dando lavoro a 30 persone. Ora la crisi ha costretto i vertici a ridurre l’organico a 19”. Si tratta di un’azienda del cluster Filanto, una ditta che riceve commesse dal gruppo, rifinendo pellami che arrivano semilavorati. “Una legge della Regione Puglia – precisa Filograna – impedisce l’insediamento di concerie in tutto il territorio regionale. Vogliamo creare sviluppo e vogliamo bene a questo territorio. Le opportunità che si offrono al territorio, devono essere trasparenti e chiare. Devono nascere realtà condivise da tutti: imprenditori, società civile, sindacati. Non condivido perciò un modo di operare che non sia trasparente e tenti di mistificare strumentalmente la realtà. Non entro nel merito del ‘biomasse si biomasse no’. Non sono un esperto. So che qui, al contrario della Toscana e del Veneto non è permesso costruire una conceria. E so che il gruppo Filanto non ne ha mai aperto una, perché abbiamo sempre operato nella legalità. La Italiana pellami crea opportunità di lavoro ‘concrete, vere’, non ipotetiche. Si è in attesa dell’autorizzazione per l’emissione dei fumi che, secondo la legge, deve essere rilasciata dalla Provincia, in quanto è l’unico Ente preposto. Non il Comune. Mi sorprende la ‘strana’ rivendicazione di pareri e competenze ambientali da parte del Comune di Casarano, che è chiamato ad esprimersi per legge solo dando un parere urbanistico, peraltro già in nostro possesso dal 2007. Per questo l’azienda, per il Comune e per le persone che vi lavorano, è tutt’altro che fantasma”. Un polverone sorto da un banale adeguamento dell’impianto, insomma, richiesto dal Dlgs 152/06: tale decreto legislativo prevede che un simile adeguamento si definisca in sede di conferenza dei servizi. L’ultima riunione della conferenza si è conclusa il 29 aprile scorso con il parere favorevole di Asl e Arpa, e con la richiesta da parte del Comune di Casarano di ulteriori informazioni sul progetto, peraltro, dice Filograna, già in possesso dello stesso Comune, poiché il progetto è depositato presso l’ufficio tecnico. Conclude Filograna: “Non possiamo permettere che si lavori per confondere le acque. Chi amministra la città è chiamato a farlo in maniera equidistante, equilibrata e trasparente. Bisogna essere al di sopra delle parti. Sono deluso e non mi sarei mai aspettato una tale mistificazione”. C’è un collegamento con il fatto che Rcf ha dato forfait per l’insediamento di una fabbrica di costruzione di pannelli fotovoltaici? “Sono questioni diverse e scollegate. In nessun modo quel progetto era collegato alla fattibilità dell’impianto a biomasse”.

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