Maggio e non più maggio

La nostalgia di un altro mese crudele, dalla Germania a Napoli

Più passa il tempo e più me lo ricordo. Era maggio, io dovevo partire e insieme cantavamo una canzone che diceva: cuore mio, tu te ne vai e chissà quando torni. Ma l’amore vero è forte: il mondo gira e quello, l’amore, non svolta nemmeno l’angolo. Allora ti rispondevo: come questo fiore torna a maggio, a maggio torno pure io. E qualche strofa più in là: son tornato, fa’ di me quello che vuoi! Così scriveva Salvatore Di Giacomo, poco più che ventenne, così cantava Murolo in napoletano e Noa in ebraico. Ma il fiore che torna a maggio non è lo stesso, sembra ricordarci il poeta Hermann von Gilm, musicato quasi negli stessi anni da un altro ventenne, Richard Strauss. Vieni, posa i fiori sul tavolo e ricominciamo a parlare d’amore come facevamo un tempo, a maggio. Dammi la tua mano e non pensare a cosa diranno gli altri se ci vedono. Torna a guardarmi come facevi un tempo, a maggio. Ma il titolo sullo spartito e la data sul calendario indicano, ahimè, “Allerseelen”, giorno dei morti, e questo dialogo apparente forse è solo una triste allucinazione. Per lui o per lei.

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