Le ragioni del Comitato pro 275

“La rotatoria terminale non ingoia alcuna collina e non sventra alcuna cripta”. Il Comitato pro 275 difende le “quattro corsie” fino a Leuca

A difendere le ragioni dell’allargamento della strada, così come progettato dall’Anas sono i componenti del “Comitato pro275” (in cui è compresa l’associazione “Familiari Vittime Della Strada” e il comitato “4 Corsie per lo sviluppo e la vita”) che spiegano: “Il Tar non si è espresso ‘nel merito’ della ‘4 corsie’. Si legge nell’ordinanza che in ragione dell’ultima (tardiva e contraddittoria) delibera regionale, si sospende l’apertura dei cantieri solo per ridiscutere gli ultimi 7 chilometri del raddoppio, fermo restando l’intangibilità del progetto approvato dal Cipe. E cioè l’immodificabilità del tracciato che deve attraversare i Comuni ‘in variante’ ai centri abitati”. Poi “ambientalisti, Regione e l’unico sindaco contrario al raddoppio (Alessano) dovranno spiegarci come faranno a by-passare gli ultimi pericolosissimi chilometri di strada stretta, con tre dossi, due zone artigianali (Corsano-Gagliano), centinaia di accessi poderali e, dulcis in fundo, il centro abitato di Gagliano. Qui l’attuale 275 si configura come un vero e proprio ‘asse attrezzato’ con decine di negozi, bar, ospedale, distretto sanitario, Istituto Padri Trinitari, Convento, quattro distributori di carburanti e gas metano, un camping village, tre ristoranti, capolinea Stp con parcheggio e deposito, impianti sportivi, cimitero e, ovviamente, semafori. Tutto questo si trova lungo 7 chilometri senza banchina, senza marcipiedi, senza parcheggi e, soprattutto, senza possibilità di allargare alcunché. Questa è la strada-parco! Una modello astratto – continuano dal Comitato Pro275 – che non ha alcuna aderenza con la realtà. Un espediente letterario per confondere ulteriormente un’opinione pubblica pressoché disinformata. La rotatoria terminale non ingoia alcuna collina e non sventra alcuna cripta”. Si tratta, dicono, “di un semplice raccordo a raso inscritto all'interno di uno svincolo esistente da 30 anni che già ‘recinta’ un'area grande quando 30 campi di calcio alla distanza di 3 chilometri da Leuca e 1.8 km dal santuario. Il viadotto di San Dana è lungo 470 metri e non ‘chilometri’. Serve a scavalcare la ferrovia (che non è opera della natura) ed rappresenta l’unico modo per by-passare gli ultimi 7 chilometri. Non sacrificherà neanche un ulivo secolare. I viadotti di Otranto (valle dell'Idro) e di Rivabella a Gallipoli (piloni di 20-30 metri) dovrebbero essere molto più mostruosi secondo gli schemi retorici e antiquati di certi catastrofisti. ‘Quattro’ pseudo-ambientalisti di maniera disinformati e in cerca di notorietà, stanno drogando il dibattito, con la complicità di politici irresponsabili, continuano a seminare il panico, paventando scempi apocalittici inesistenti”.

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