La libertà d'informazione non è in vendita

Il Tacco d’Italia diventa free press. La libertà d'informazione non ha prezzo. Per questo ve la regaliamo

Il Tacco d’Italia è ad una svolta. Come facemmo ormai sette anni fa, quando nacque il primo mensile d’inchiesta del Salento, anche ora cerchiamo di interpretare le esigenze dei lettori coniugandole con quelle del mercato. Da questo mese, il 15 di ogni mese, troverete sparse per il Salento e nei principali punti di aggregazione di Brindisi, Taranto e Bari, 40mila copie del Tacco d’Italia. Si, il primo mensile d’inchiesta del Salento diventa gratuito. E’ stato per noi un faticoso salto di mentalità: abbiamo sempre sostenuto che la qualità si paga e che il free press è associato a bassa qualità e scarsa autorevolezza. Vogliamo lanciare una sfida, invece: lo facciamo proprio per soddisfare meglio una nostra e vostra impaziente esigenza di libertà e di informazione di qualità. Troppi legacci finora legati ad esigenze distributive ci hanno impedito di raggiungere i lettori che per vie diverse da quella ormai satura dell’edicola chiedevano maggiore presenza e capillarità, allo stesso tempo, però, esigendo di non diminuire la qualità della scrittura, la meticolosità della documentazione, l’ostinata verifica delle fonti. Le spinte del mercato portano ad un’inesorabile convergenza tra l’informatica (cioè le tecnologie che consentono di elaborare l’informazione), le telecomunicazioni (i sistemi di trasmissione delle informazioni) e le redazioni giornalistiche (che “producono” informazione). Il Tacco ha intuito questa dinamica sin dal 2004 quando è nato www.iltaccoditalia.net, il primo quotidiano online del Salento, che oggi è letto da oltre diecimila singoli visitatori al giorno. Dal 2009 abbiamo poi arricchito il portale con l’interattività web 2.0, con i necessari sforzi per moderare i forum spontanei dei nostri utenti e col servizio di web-tv. In questo contesto ultra fluido abbiamo continuato, ininterrottamente da sette anni a questa parte, ad uscire in tutte le edicole del Salento con il nostro mensile d’inchiesta, toccando temi scottanti come l’affare rifiuti, la Copersalento, i beni confiscati alle mafie, la violenza sulle donne, le liste d’attesa nella sanità, le speculazioni edilizie, l’intreccio del sistema economico-politico-mafioso nelle stanze del potere e della pubblica amministrazione. All’aumento della riconoscibilità della testata “il Tacco d’Italia”, oltre che del consenso di lettori e inserzionisti, non è però coinciso una visibilità all’interno delle edicole, che hanno oramai perso la vocazione esclusivamente editoriale, riempiendo di mille diversi prodotti i propri espositori. Di qui la scelta di cambiare formato, aumentare la tiratura e diffondere gratuitamente nell’intero territorio il giornale, aprendo anche nelle altre province qualche avamposto. I lettori, anche quelli più attenti e interessati, stanno via via perdendo l’abitudine a recarsi in edicola e acquistare le riviste di approfondimento e anche i quotidiani perdono quote di mercato a vantaggio del web. La comodità e il costo zero della connessione ai portali di informazione modifica le abitudini di consumo dell’informazione giornalistica. Il rischio è un ulteriore appiattimento della qualità, con il proliferare dei social network e dei portali che aggregano notizie senza la verifica delle fonti. Invece noi siamo convinti che cambiano gli strumenti tecnologici per fare giornalismo ma non quelli deontologici e che la sfida dell’informazione generalista oggi vada vinta sul web e sulla gratuità. Per questo cambiamo tutto ma non la linea editoriale del Tacco d’Italia: ed è questa la vera scommessa. Noi continueremo a puntare sulle inchieste e sull’approfondimento, che sul web troveranno poi sponda aperta al dibattito. Sul mercato salentino esistono diversi esempi di free press. Il nostro ha l’ambizione di essere l’unico che non va buttato dopo la lettura ma conservato come quando era in formato magazine. Colgo anzi l’occasione per salutare con affetto i collezionisti del Tacco che ogni tanto facciamo aspettare un po’ per la spedizione degli arretrati. Devo infine ammettere che ha pesato in questa scelta la recente drastica riduzione da parte del Governo delle tariffe postali agevolate per gli editori: la possibilità cioè di spedire a basso costo libri e giornali. Anche questo ha contribuito nella scelta di cambiamento: abbiamo puntato molto sugli abbonamenti gli scorsi anni ma adesso, con le tariffe quasi raddoppiate rispetto a poche settimane fa, diventerebbe necessario aumentare i prezzi. Insomma: tra edicole sature di giocattoli e ammennicoli e i costi in aumento, sia della carta sia delle spedizioni, l’informazione rischiava di rimanere imprigionata e non perché non ci sia richiesta, ma perché l’offerta non riesce a raggiungere fisicamente la domanda. Abbiamo preferito la filiera corta, insomma, all’insegna della più sostenibile delle avventure editoriali mai pensate nel Salento: dal produttore al consumatore. Liberi da legacci, intermediari, monopoli distributivi, sgambetti lobbistici nascosti tra gli scaffali, siamo tra le persone, tra i nostri lettori, scendiamo per strada perché è sulla strada che consumiamo le scarpe cercando le notizie e lì ritorniamo. Cercateci in giro, nei punti di diffusione selezionati perché hanno scelto di sposare la nostra missione: la libertà d’informazione non ha prezzo, per questo ve la regaliamo!

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Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

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