Omicidio De Santis. Condannato a 24 anni Nestola

A scatenare la follia del presunto assassino, sarebbe stato il movente economico

Ventiquattro anni di carcere. E’ questa la sentenza emessa dai giudici della Corte d’Assise di Lecce, dopo quasi tre ore di Camera di consiglio, nei confronti di Vito Nestola, il pensionato 63enne originario di Copertino accusato dell’omicidio di Antonello De Santis, imprenditore del settore vinicolo assassinato il 14 marzo 2005 lungo la strada che collega Copertino a Nardò. Il corpo dell'uomo fu rinvenuto nella parte posteriore di un furgoncino bruciato. Dall'esame autoptico emerse che la vittima era stata ripetutamente colpita con un'accetta e il suo corpo abbandonato nel veicolo quando era ancora vivo. La morte dell’uomo fu, infatti, dovuta ad asfissia. L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Paola Guglielmi, aveva chiesto l’ergastolo, con le aggravanti dell’efferatezza e della crudeltà. Aggravanti che i giudici non hanno ritenuto valide. Un omicidio, sempre secondo l’accusa, maturato nell’ambito di forti contrasti di carattere economico sorti tra Nestola e De Santis. Contrasti legati alla cessione di un’azienda vinicola, la Ruggieri-Martinelli di Copertino, intestata alla moglie, di cui il Nestola era assolutamente intenzionato ad entrare in possesso. Un progetto che si sarebbe però scontrato con le difficoltà economiche dell’accusato e il rifiuto dell’erogazione di un mutuo da parte delle finanziarie. Per il sostituto procuratore, ad avvalorare la colpevolezza di Nestola vi sarebbero state alcune intercettazioni telefoniche e ambientali. In particolare, il 18 maggio 2006, mentre percorreva la strada Copertino-Nardò, giunto all'altezza dell'uliveto dove è stato trovato il corpo della vittima, il presunto assassino avrebbe pronunciato una frase compromettente: “Adesso stai là e là rimarrai. Con me un buco nell'acqua fate, l'ascia non l'avete trovata”. Al momento delle lettura del dispositivo della sentenza, la vedova di De Santis, la signora Franca Ruggieri Martinelli, è scoppiata in lacrime: “Giustizia è fatta – ha commentato la donna –, dopo la scarcerazione avevo perfino paura di sperare”. Nestola, infatti, era stato scarcerato dal Tribunale del Riesame, che aveva riformato l’ordinanza di custodia cautelare non ritenendo valide alcune prove. Soddisfatte anche le parti civili, rappresentate dagli avvocati Diego Mansi e Giuseppe Bonsegna. L’imputato invece era difeso dall’avvocato Angelo Pallara.

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