Errata diagnosi, a processo il medico

Si chiuderà domani il processo ad un noto ginecologo di Corigliano d'Otranto, accusato di omessa diagnosi prenatale. La parte lesa ha chiesto un risarcimento di 2 milioni di euro

Si chiuderà domani mattina, in sede civile, il processo in cui è coinvolto un noto ginecologo di Corigliano d’Otranto, ritenuto presunto responsabile della “encefalite prenatale da Citomegalovirus” contratta dal figlio di una donna del posto la cui gestazione era seguita dal predetto sanitario. Al medico la ex cliente chiede il risarcimento di circa 2 milioni di euro perché la stessa, pur avendo già subito l’infezione da citomegalovirus, di cui il sanitario era venuto a conoscenza tramite il referto di laboratorio del primo esame ematochimico, non è stata sottoposta, entro il primo trimestre di gravidanza, alla ripetizione degli esami sierologici virali e alla diagnosi prenatale che avrebbe consentito alla paziente di esercitare in tempo utile l’eventuale interruzione della gravidanza. Il 13 novembre 1996, dunque, la donna dava alla luce il bambino di cui scopriva in seguito un grave ritardo psicomotorio. Nei primi mesi di vita, infatti, il piccolo presentava un ipertono, in particolare agli arti superiori. Dopo alcuni interventi di terapia fisica riabilitativa ed in seguito ad alcune indagini morfologiche (eco trans-fontanellare) che avevano dimostrato dilatazione dei ventricoli laterali, seguiva il ricovero del piccolo presso il policlinico di Modena ove è stata formulata la diagnosi di “encefalite prenatale da CMV”. La stessa diagnosi è stata ribadita anche presso l’Istituto neurologico “Casimiro Mondino” di Pavia. Il giudizio che si chiuderà domani con la relativa sentenza, nasce dal fatto che la ex cliente del medico specialista ostetrico sostiene che sarebbe stato possibile, ed anzi doveroso, da parte del sanitario, individuare l’infezione intrauterina, in maniera tale da consentire alla gestante di interrompere la gravidanza secondo quanto previsto dalla legge 194. Si deve rilevare, al riguardo, che l’ostetrico che seguiva la gestazione della denunciante prescrisse, nel primo trimestre di gravidanza, una serie di esami ematochimici, tra i quali il dosaggio delle immunoglobine specifiche per alcune delle più comuni infezioni in gravidanza. In particolare, nel referto del 10 aprile 1996 emergeva un pregresso contatto della gestante con il microrganismo. Nonostante ciò, lamenta la donna, durante tutto il primo trimestre di gravidanza, l’ostetrico non ritenne di ripetere ulteriormente l’esame sierologico e non effettuò alcuna diagnosi prenatale di infezione da citomegalovirus in tempo utile per proporre alla paziente l’eventuale interruzione della gravidanza, ritenendolo così responsabile del danno che oggi presenta suo figlio, oggi quattordicenne, assolutamente invalido civile al 100% e bisognoso di assistenza continuativa. Domani, davanti al Giudice Silvia Rosato si daranno battaglia in aula gli avvocati delle parti. A difendere il medico vi saranno gli avvocati Salvatore Brillante e Giuseppe Affinito; l’avv. Antonio De Mauro per la difesa del responsabile civile. L’avvocato Sergio Santese tutelerà gli interessi risarcitori della parte lesa.

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