Eolico nel Colle del mito. Un’interrogazione per bloccarlo

Presentata da Elisabetta Zamparutti, deputata del movimento dei Radicali, l’interrogazione contro gli impianti eolici previsti nei pressi di Otranto è stata firmata da altri cinque parlamentari del Pd

Alcuni parlamentari non salentini sollecitati dalla sezione provinciale di Italia Nostra, hanno presentato un’interrogazione parlamentare sugli impianti eolici da torri di 125 metri previsti nei feudi dei Comuni di Minervino, Palmariggi e Giuggianello e ricadenti, pertanto, nel cosiddetto Colle dei Fanciulli e delle Ninfe. L’interrogazione è stata iniziativa della deputata Elisabetta Zamparutti, esponente del movimento dei Radicali nel gruppo del Pd, che l’ha rivolta al ministro per i Beni e le Attività Culturali, al ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al ministro per il Turismo, per allertare sul rischio che il patrimonio culturale ed il paesaggio attorno alla località turistica di Otranto corrono. L’interrogazione, il cui testo è stato pubblicato anche sul sito internet della Camera, è stata firmata da altri cinque altri deputati del Pd. “Fermo restando l’invito a favorire il fotovoltaico sui tetti, tettoie e capannoni industriali tutti, con conseguenti vantaggi diretti per le famiglie, e a vietarlo categoricamente sul suolo, ed a dire un no fermo al nucleare – ha dichiarato Marcello Seclì, presidente della sezione locale di Italia Nostra – rivolgo a nome di tutte le decine di migliaia di persone in apprensione ovunque per le sorti del prezioso Colle salentino, i ringraziamenti vivissimi all’onorevole Zamparutti, che nata a Bolzano, ci mostra quale deve essere lo spirito di solidarietà e comune amore per il nostro splendido territorio italiano, tanto invidiato quanto soggetto a continui assalti esterni ed interni”. Riportiamo di seguito il testo integrale dell’interrogazione. Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-06744 presentata da ELISABETTA ZAMPARUTTI giovedì 8 aprile 2010, seduta n.304 ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. – Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per il turismo. Per sapere – premesso che: nei territori dei paesi di Minervino, Giuggianello e Palmariggi, in provincia di Lecce, nell'immediato entroterra di Otranto, il cui stesso orizzonte è oggi gravemente minacciato, insiste la collina del Salento (“Serra” localmente detta), di grande importanza dal punto di vista archeologico, antropologico e mitologico; l'area che gravita attorno all'acropoli dell'antica civiltà salentina – la cosiddetta “collina dei fanciulli e delle ninfe” secondo un'antichissima leggenda trascritta dagli autori greci classici già nel III secolo a.C., ancora tramandata e che ispirò l'autore romano Ovidio nell'opera “Le Metamorfosi” – è interessata, paradossalmente, dal progetto di un grande ed esteso impianto eolico di numerosi mega aerogeneratori, di grave impatto; il progetto consiste in tre adiacenti e continui impianti, di tre ditte differenti, ricadenti rispettivamente nei tre comuni che si dividono l'amministrazione del Colle (anche chiamato Monte di San Giovanni) e – ha visto opporsi le popolazioni locali del Salento, insieme a numerosissime associazioni culturali ed ambientaliste; si tratta di una zona caratterizzata da innumerevoli reperti archeologici che coprono un arco di tempo plurimillenario, dal paleolitico al neolitico (villaggi capannicoli e grotte cultuali), passando per l'età del rame, del bronzo (dolmen, menhir), del ferro (testimonianze della civiltà greco messapica e poi romana), del medioevo (chiese paleocristiane, cenobi dei monaci greci dell'ordine di San Basilio, cripte e chiesette rupestri bizantine, villaggi quale il casale di Quattromacine, oggetto di continue campagne di scavi archeologici da parte dell'Università del Salento con collaborazioni internazionali) e fino all'epoca moderna (antiche masserie, alcune fortificate, trulli e caratteristici abituri in pietra a secco e a tegole o con coperture megalitiche); il tutto in un paesaggio rurale e naturale vergine, molto ben conservato e caratterizzato da ulivi monumentali, vecchi tratturi e muri a secco, boschi e macchia mediterranea (sugherete salentine, rare querce per il basso Salento quali il Fragno), campi agricoli e preziosi pascoli rocciosi di tutelata steppa mediterranea protetta dalla direttiva habitat 92/43/CEE; il sito è frequentato dalle rare e protette cicogne bianche (direttiva uccelli 79/409/CEE), che avrebbero nidificato proprio nell'altopiano di San Basilio, dove è in progetto l'impianto eolico di Minervino: le torri coliche hanno un riconosciuto e documentato gravissimo impatto sui volatili; le torri eoliche ubicate in questo contesto e dominanti nel raggio di chilometri altererebbero le originarie forti suggestioni legate alla storia e alla natura del sito, fonti di forte attrattiva turistica, fulcro della locale economia; diverse torri eoliche sono previste in corrispondenza di accertati giacimenti archeologici neolitici, presso il campo dei massi sacri “de la Vecchia” e nella zona attrezzata di Grotta San Giovanni; ulteriori ripercussioni sono: il disturbo acustico, il rischio per l'incolumità delle persone da possibili incidenti di rottura meccanica delle pale in esercizio, l'inquinamento visivo diurno e notturno, legato alle luci rosse lampeggianti ed hi-tech per le segnalazioni aeree; il tribunale amministrativo regionale di Lecce ha accolto i due ricorsi proposti dall'associazione Italia Nostra Onlus, contro la regione Puglia, per le due determine da essa emesse a cavallo del 2008-2009 con cui si rilasciava l'autorizzazione unica rispettivamente ai due impianti eolici contigui, ricadenti nei feudi di Giuggianello e Palmariggi; il ricorso è stato avallato da altre numerose associazioni ambientaliste salentine locali e di più ampio respiro, nonché supportato dall'intervento della provincia di Lecce, del comune di Giurdignano e dei comuni dell'Unione Terre d'Oriente (Otranto, Giurdignano, Uggiano La Chiesa, Muro Leccese e Poggiardo), tutti comuni il cui orizzonte verrebbe pesantemente compromesso, considerata l'orografia quasi pianeggiante o debolmente ondulata da rilievi (che a stento raggiungono i 200 metri sul livello del mare) del basso Salento e l'altezza delle torri eoliche d'acciaio, di 125 metri nel caso in questione, che verrebbero a insistere su un rilievo di soli 115 metri sul livello del mare; tra le ragioni a fondamento delle decisioni assunte dal tribunale amministrativo regionale di Lecce, in merito all'impianto eolico di Giuggianello in particolare, vi sono state: l'illegittimità della mancata convocazione, alla conferenza di servizi, indetta dalla regione Puglia per acquisire tutti i pareri necessari al rilascio della predetta autorizzazione, della Soprintendenza archeologica, dei comuni di Sanarica, Giurdignano e Poggiardo, nonché del comando provinciale dei vigili del fuoco; il difetto di istruttoria in merito all'interesse storico archeologico dell'area oggetto di, intervento atteso (sia dalla documentazione versata in atti dai ricorrenti, sia dalla stessa per la giurata allegata dalla società Wind Service interessata all'impianto emerge la rilevanza storica, archeologica e antropologica della zona); la violazione dell'articolo 12 del decreto legislativo n. 387 del 2003 che disciplina l'autorizzazione alla costruzione e l'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica derivanti da fonti rinnovabili e prescrive l'obbligo di tenere conto e di contemperare l'interesse all'incremento di tali impianti, incentivati dalla normativa comunitaria e nazionale a seguito del protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici dovuti all'effetto serra, e gli interessi del “patrimonio culturale” e del “paesaggio rurale” che dall'insediamento di detti impianti potrebbero essere irrimediabilmente sacrificati, contravvenendo gravemente al rispetto dell'articolo 9 della Costituzione italiana che tutela paesaggio e beni culturali; la mancata acquisizione della valutazione di compatibilità paesaggistica richiesta dal piano urbanistico territoriale per la tutela del paesaggio in questione (zona classificata dallo stesso piano come ambito territoriale C) e al tipo di intervento da autorizzare; la violazione della legge della regione Puglia che tutela gli ulivi monumentali; inoltre, una delle torri eoliche dell'impianto di Giuggianello è stata prevista all'interno di un'area – caratterizzata da una cava bonificata ed attrezzata e acquisita dal comune prima della svolta eolica con l'utilizzo di un finanziamento pubblico di 1 miliardo di vecchie lire – già destinata ad attività pubbliche (ad esempio anfiteatro); nel caso dell'impianto eolico della ditta Spes s.r.l., in agro di Palmariggi, già la Soprintendenza ai beni architettonici, a quanto risulta agli interroganti, aveva espresso parere negativo per la vicinanza con il parco archeologico di Quattro-macine, e con essa la provincia di Lecce per l'interferenza con la zona di protezione per la fauna di Quattro-macine; ciò nonostante, era giunto il parere favorevole da parte della regione Puglia, poi vanificato dalla sentenza del tribunale amministrativo regionale di Lecce; avverso la sentenza del tribunale amministrativo regionale di Lecce relativa all'impianto di Giuggianello, la ditta eolica coinvolta Wind Service s.r.l., e la regione Puglia hanno fatto appello al Consiglio di Stato; avverso la sentenza del tribunale amministrativo regionale di Lecce relativa all'impianto di Palmariggi, invece, ha fatto appello al Consiglio di Stato la sola Regione Puglia, non la società interessata, la Spes s.r.l; la contiguità dei tre impianti sulla Serra avrebbe suggerito la necessità da parte della regione Puglia di sottoporre i tre impianti a valutazione di impatto ambientale integrata, aspetto che è stato gravemente disatteso; inadempienza che, in simili circostante, più volte è stata oggetto di condanna da parte della Corte di Giustizia delle Comunità europea; sarebbe inoltre risultato opportuno sottoporre a procedura di valutazione di impatto ambientale i singoli impianti: procedura disattesa per gli impianti di Giuggianello e Palmariggi (il tribunale amministrativo regionale di Lecce in numerosi simili casi ha sottolineato la necessità della procedura di VIA) e osservata soltanto per quello di Minervino della società Alfwind s.r.l. (pur di potenza inferiore a quello di Giuggianello); il Ministero per i beni e le attività culturali, con la Soprintendenza della Puglia, ha avviato le procedure di definitivo vincolo archeologico e paesaggistico dell'intera Serra di Palmariggi-Giuggianello-Minervino, vincolo che potrebbe contribuire a fermare anche l'intollerabile minaccia dei tre impianti eolici di Giuggianello, Minervino e Palmariggi -: se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti e se non ritengano opportuno prendere in considerazione le richieste avanzate su più fronti, nei limiti delle loro competenze; se il Ministro per i beni e le attività culturali non ritenga opportuno accelerare le procedure di vincolo archeologico e paesaggistico dell'intera Serra di Palmariggi-Giuggianello-Minervino, che ad oggi ne è paradossalmente ancora sprovvista, a fronte delle indiscusse e riconosciute ricchezze culturali e considerato che tale area risulta oggetto di importanti e recenti studi delle università pugliesi, di ricerche del presente e del passato e, infine, di numerosi documentari e set di film a distribuzione nazionale ed internazionale; se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non ritenga opportuno avviare, per quanto di competenza un'ampia verifica al fine di tutelare il patrimonio paesaggistico che verrebbe, a parere degli interroganti irrimediabilmente compromesso; se risulti per quali ragioni una delle torri eoliche e dell'impianto di Giuggianello sia stata prevista all'interno di un'area già destinata ad attività di fruizione pubblica.(4-06744)

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