Ylmaz Guney. La svolta nel cinema turco

La “resistenza cinematografica” e il cinema turco di ieri e di oggi al Festival del Cinema europeo di Lecce

di Daria Ricci “La nostra attenzione è stata sempre rivolta a quel cinema, a quei registi che hanno segnato qualcosa. In questo caso abbiamo pensato al regista turco Ylmaz Guney, perché con la sua filmografia ha segnato una svolta nel cinema turco” dice Alberto La Monica, direttore con Cristina Soldano del Festival. Dal 13 al 18 aprile al Cinema Santalucia di Lecce. Ecco allora la sezione “I Protagonisti del Cinema Europeo” dedicata al coraggioso regista turco Yilmaz Güney (Yenice, 1937 – Parigi, 1984), prematuramente scomparso durante l’esilio in Francia. Una retrospettiva delle sue opere, la pubblicazione di una monografia e un convegno per riproporre l'attualità della sua figura, il valore della sua opera, premiata, tra l’altro, con il Pardo d'Oro a Locarno nel 1979 e con la Palma d'Oro al Festival di Cannes nel 1982. Sarà presente a Lecce la moglie, signora Fatoş. Güney fu un uomo di cinema che visse il suo lavoro come una missione da compiere e che, per le sue idee e per i suoi scritti, passò in carcere buona parte della propria vita, tanto che la Giunta Militare nel 1981 gli tolse la nazionalità, mettendo al bando i suoi libri, le sue immagini e i suoi film, alcuni dei quali sono andati persi. La sua parabola ha saputo imporsi e ha lasciato un segno, tanto che ancora oggi, in Turchia, resta un punto di riferimento indispensabile: per la gente, che continua a coltivare il suo mito e a guardare alla sua opera come a uno dei fondamentali momenti di svolta nella complessa storia culturale del paese e per gli stessi cineasti delle ultime generazioni. “Un grande regista – ricorda Massimo Causo nella monografia a lui dedicata – che il mondo intero aveva imparato ad apprezzare e ammirare per la sua incredibile forma di “resistenza cinematografica”, ma anche una delle figure più carismatiche del panorama sociale (culturale, politico, popolare) turco: una personalità sfaccettata e catalizzante per l'immaginario del suo paese, che il critico americano Jim Hoberman ebbe a definire, con felice intuizione, una sorta di combinazione tra Clint Eastwood, James Dean e Che Guevara”. Nel corso della retrospettiva saranno presentati: Seyyit Than/ Topragin Gelini Seyyit Han/ Bride of the earth (Turchia 1968); Aa Kurtlar/ The hungry wolves (Turchia 1969); UMUT/ Hope (Turchia 1970); Agit/ Elegy (Turchia 1971); Arkdas/ Friend (Turchia 1974); Endise/ Anxiety (Turchia 1974); Zavallivar/ The poor (Turchia 1975); Suru/ The herd (Turchia 1979 – Pardo d'Oro Festival di Locarno 1979); Dusman/ The enemy (Turchia 1980 – Premio Speciale della Giuria per la Sceneggiatura al Festival di Berlino 1980); Yol/ The way (Turchia 1982 – Palma d'Oro ex aequo al Festival di Cannes '83); Le Mur/ The wall (Francia 1983). Giovedì 15 aprile al Cityplex Santalucia di Lecce il convegno “Il cinema di Yilmaz Güney“, organizzato dal Festival insieme con il Sindacato nazionale critici cinematografici italiani (Sncca) e moderato da Bruno Torri, nel corso del quale sarà presentata una monografia dedicata al regista, a cura di Massimo Causo, prodotta dal Festival in collaborazione con Vestas Hotels & Resorts e pubblicata da Besa editrice, con interventi critici di Orsola Casagrande, Giuseppe Gariazzo, Enrico Ghezzi, Emanuela Martini, Roberto Silvestri, Silvana Silvestri. In collaborazione con l’Ambasciata di Turchia, la manifestazione salentina, nella sezione “Cinema Euromediterraneo”, presenta inoltre “La settimana di Cinema Turco” con la partecipazione dei più importanti registi turchi contemporanei che assisteranno alle proiezioni dei loro film già premiati in numerosi Festival internazionali. Tra i film presentati nella sezione, “Solino” (Germania, 2002), del regista tedesco di origine turca Fatih Akin che racconta una storia d'immigrazione nella Germania degli anni ‘60 da una piccola città della Puglia (Solino, appunto).

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