Casarano: depuratore pronto. Provincia no

La paradossale vicenda di un depuratore atteso da 30 anni e bloccato in pochi giorni

L’emergenza ambientale con la quale da oltre 30 anni convivono loro malgrado i cittadini di Casarano sembra aver raggiunto una fase di stallo a ridosso dell’appuntamento elettorale e proprio quando, carte alla mano, il depuratore è pronto per partire. Nei giorni passati infatti il sindaco di Casarano Ivan De masi e il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone, si son scambiati accuse reciproche di strumentalizzazione politica. Comunicati stampa infuocati non hanno messo però a fuoco (appunto) la questione. E’ necessario infatti capire quali siano le competenze in materia di depurazione delle acque, perché si colga fino il fondo tutto il paradosso della vicenda che vi raccontiamo. Il Comune di Casarano ha la responsabilità di completare la costruzione del depuratore; il depuratore deve poi essere consegnato all’AQP, ente deputato alla gestione di tutti i depuratori in Puglia, secondo il Piano delle acque stilato dalla Giunta Fitto. La Provincia di Lecce è l’ente preposto a rilasciare le autorizzazioni allo scarico. Senza tale autorizzazione il depuratore non può partire. La Regione Puglia, nella persona del presidente Nichi Vendola, Commissario delegato all’emergenza ambientale, che ha competenza anche sulla gestione delle acque, può, in deroga a tutte le norme, proprio perché giustificato dall’emergenza, intimare all’AQP l’attivazione del depuratore. Il depuratore di Casarano si trova proprio in questa fase di stallo: il Comune sta per consegnarlo all’AQP che dovrà gestirlo; il presidente Vendola ha intimato l’AQP di attivarlo “ad horas”, cioè immediatamente; la Provincia di Lecce nega l’autorizzazione. Se l’AQP deciderà di attivarlo, nonostante sia privo dell’autorizzazione, andrà incontro ad un reato amministrativo o penale a seconda della gravità dell’azione e del luogo in cui andranno a finire le acque. Potrebbe anche essere una responsabilità che l’AQP è disposto ad assumersi. Abbiamo incontrato il sindaco Ivan De Masi per capirne di più. Partiamo dalla fine, dalla delibera di giunta comunale di ieri, 15 marzo, con cui si da mandato al dirigente del settore sviluppo locale del Comune, l’architetto Francesco Longo, di avviare le procedure per la consegna del depuratore all’AQP (Acquedotto pugliese SpA), che dovrà poi gestirlo, come prevede la legge. Questo nonostante la Provincia abbia sospeso una settimana fa (il 9 marzo) l’autorizzazione “allo scarico” delle acque depurate nel canale del Raho. Quali effetti avrà concretamente questa delibera? “Primo: evitiamo che il depuratore venga vandalizzato come successo in passato. Secondo: possiamo già da subito depurare le acque in “tabella 4” e non in “tabella 0” come in precedenza, ossia le acque escono dal depuratore con il massimo grado di depurazione. L’acqua non andrà nel canale dei Samari: affinché questo non accada è stato costruito un bypass che blocca l’acqua se questa dovesse arrivare a valle, dove è previsto il presidio della polizia provinciale. Non appena questa vede che, ad esempio, in caso di eccessive precipitazioni, l’acqua supera Li Sauli dove è il punto di osservazione, può deviarne il corso verso i campi di spandimento attivando delle paratie apposite. La verità è che Gallipoli pretende troppo da Casarano. E’ qui la scorrettezza, che di fronte ad una soluzoine tecnica certa e realizzata, vogliono ricominciare tutto daccapo, buttare giù il Piano delle acque che lo stesso Fitto ha approvato”. Il depuratore e la modalità di smaltimento dei reflui risponde all’originario Piano delle acque di Fitto? “Si”. Dal 2002 ad oggi, cioè quando sotto l’amministrazione Venuti sono stati conclusi i lavori del depuratore e si era proprio alla consegna, ma avvenuta perché la provincia di Lecce ha sempre negato l’autorizzazione, per arrivare all’autorizzazione di Gabellone, prima rilasciata poi sospesa, sono state indicate dai dirigenti provinciali una serie di modifiche da apportare all’impianto, affinché questo risponda a tutte le esigenze sollevate dai Comuni circostanti, compreso Gallipoli. Avete adempiuto? “Certo. Si trattava di ripulire e ri-sagomare il canale per un tratto di 300 metri e l’abbiamo fatto”. Quanto sono costate questi ulteriori lavori richiesti dalla Provincia? “12mila euro, oltre ai 500mila euro spesi per rimetterlo a norma dopo gli atti vandalici. Tutti soldi del Comune, quindi dei cittadini di Casarano. Oggi quindi non c’è di fatto alcun motivo ostativo all’attivazione del depuratore. L’unico fatto ostativo sono le elezioni”. Gabellone prima rilascia l’autorizzazione poi la sospende. Si erano verificati dei fatti nuovi che motivano la sospensione dell’autorizzazione? “No, solo la levata di scudi del comune di Gallipoli, a cui Gabellone risponde bloccando tutto. Ma Siccome tutto è in regola la sua decisione non si basa su alcun fatto reale. Inoltre Gabellone sospende l’autorizzazione il 9 marzo, motivandola con l’attesa delle decisioni del tavolo tecnico istituito dopo le rimostranze dei cittadini di Gallipoli. Ma il tavolo tecnico in realtà si era concluso il giorno prima, l’8 marzo, con un documento in cui formalmente comunicavamo e descrivevamo l’ottemperanza a tutte le prescrizioni richieste. Non solo, abbiamo spiegato che abbiamo costruito a spese del Comune un “tripass” che permette alle acque o di defluire nel canale, o di essere riversare nei campi di spandimenti o di essere convogliate verso il futuro impianto di affinamento che le renderà adeguate per uso irriguo, come richiesto da Italia Nostra. Qualora si dovessero reperire i fondi per realizzare l’impianto di affinamento, ci siamo poi messi a disposizione del Consorzio di bonifica per supportarli nella costruzione. E’ proprio questa la pietra dello scandalo, la dimostrazione che dietro l’azione di Gabellone ci sono motivazioni tutte politiche. L’8 marzo abbiamo certificato che il depuratore è pienamente efficace. Temendo una messa in funzione sotto campagna elettorale, decidono di sospendere l’autorizzazione. Inoltre Gabellone afferma che la decisione di sospendere l’autorizzazione sia stata presa all’unanimità dai componenti del tavolo tecnico. In realtà il Comune di Casarano ha solo preso atto della sua decisione, in spirito di lealtà verso gli altri Comuni e la provincia e perché si trattava di un provvedimento temporaneo. Inoltre la stessa Provincia ha scritto al Comune di Casarano per comunicare che è necessario chiudere la strada provinciale via vecchia Casarano-Taviano perché le acque sono tracimate. Come può giustificare dunque la sospensione dell’autorizzazione se il depuratore è pronto e l’emergenza è sempre più pesante”! Che cosa farà l’Acquedotto, che è stato intimato da Vendola in quanto commissario straordinario all’emergenza ambientale di attivare il depuratore, dal momento che manca l’autorizzazione della Provincia? “Nei prossimi giorni potrà decide di impugnare dinanzi al Tar la determina di sospensione dell’autorizzazione della Provincia, oppure…” Oppure? “Oppure potrebbe decidere di scaricare nel canale anche senza l’autorizzazione della Provincia, proprio in virtù della perentorietà della comunicazione di Vendola e dell’emergenza ambientale”. Si prefigurerebbe così un reato penale: “Smaltimento non autorizzato di reflui”, che viene trasformato in un’ammenda pecuniaria. “Penso che la magistratura andrebbe scomodata per questioni più gravi, per contrastare la vera criminalità. Gli enti dovrebbero essere in grado autonomamente di risolvere tra loro le difformità amministrative che ostacolano la loro azione”. Per ricostruire la storia del depuratore di Casarano, leggi anche: Striscia la notizia a Casarano Depuratore di Casarano. Il parere di Legambiente A dibattito sul depuratore Depuratore di Casarano. Salta il confronto Gabellone: “Il massimo impegno sul depuratore di Casarano” Il depuratore passa all'Aqp

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