Gli operai della Copersalento: “Presi in giro”

Non voteranno e lo vogliono dire pubblicamente. Perché dalla politica si sentono presi in giro. “E’ tempo – dicono – di fatti e non di parole”. Riceviamo e pubblichiamo una lettera delle maestranze della Copersalento

Riceviamo e pubblichiamo una lettera delle maestranze della Copersalento. Non riuscendo ad ottenere risposte dai nostri rappresentanti politici, ci rivolgiamo nuovamente alla stampa, perché si faccia portavoce delle nostre voci. Teniamo anche a dire che non tutta la stampa ci ascolta ma va bene ugualmente. Vogliamo, per un’ennesima volta, esprimere il disagio e la difficoltà nel sostenere le nostre famiglie, in media composte da quattro persone, con meno di 700 euro al mese di cassa integrazione, mentre i mutui, le bollette e le varie tasse continuano a dovere essere pagate. Prendendo visione, tramite i giornali ed i vari annunci postali e pubblicitari, delle lunghissime liste elettorali sia per i Comuni sia per la Regione, vogliamo dire ai nostri concittadini di guardare ed ascoltare con attenzione questo cabarettismo politico imperante. Crediamo sia il tempo non di parole ma di fatti. Di impegni seri e precisi e non di vuote promesse, come sino ad oggi è stato. Ricordiamo con precisione come l’ex sindaco Blasi, nel novembre 2009, a tutti noi che eravamo andati a trovarlo nel suo ufficio di Melpignano, aveva promesso con sicurezza un posto di lavoro nell’Ato2. Così come ricordiamo con precisione tutti gli incontri e le parole detteci dal sindaco Fitto. Dove sono finiti quegli impegni, quelle promesse? Continuiamo ad essere convinti della necessità del non voto. E di farlo dicendolo pubblicamente. Noi non voteremo perché siamo stati usati e presi in giro. Da tutti. Inoltre non vogliamo scordare l’intera dirigenza della Provincia di Lecce e gli stessi sindacati, paladini degli interessi dei lavoratori. Ma non è compito di tutte queste figure istituzionali creare e proteggere i posti di lavoro, tutelare al di là di ogni polemica la dignità dei lavoratori? Nessuno si fa più carico di noi. Chiusa la fabbrica, esaurito il problema. Vogliamo dire a tutti che non è così! Il problema esiste e continuerà ad esistere. Che lo sappiano tutti, cittadini e politici. Noi, oltre la stampa, troveremo il modo per continuare a farci sentire, ricorderemo a tutti chi siamo, da dove veniamo e chi ha tratto giovamento dal nostro stesso percorso.

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