Bellanova: “Sul lavoro femminile c'è ancora molto da fare”

Il messaggio dell'onorevole Teresa Bellanova in occasione della Giornata internazionale della donna

“Un secolo di feste delle donne, nate per rivendicare il diritto al voto e trasformatesi poco dopo nella rivendicazione dei diritti del lavoro femminile. Oggi, al di là delle seratine per sole amiche, è proprio sul lavoro femminile che questa festa deve ancora porre l’accento, perché c’è ancora molto da conquistare”. Invita alla riflessione il messaggio di auguri dell'onorevole Teresa Bellanova per l'8 marzo. “La discriminazione di genere, in Italia, è ancora protagonista – sottolinea – e va ad inserirsi in un quadro generale di cultura sbagliata del lavoro. L'attuale organizzazione del lavoro è stata studiata facendo riferimento all'universo maschile e all'aspetto quantitativo, non qualitativo. Chi lavora più ore, sarebbe più produttivo. Criterio, questo, tutto da dimostrare. In questo quadro culturale il lavoro femminile è fortemente penalizzato e considerato come qualcosa di aggiuntivo, non di necessario. La maternità viene ancora vissuta culturalmente come un ostacolo alla produttività e, di conseguenza, alla carriera. Lo stereotipo per il quale assumere un donna significa 'incorrere nel pericolo della maternità', in realtà è stato smentito anche da una ricerca della Sda Bocconi School of Management, secondo la quale la maternità rappresenta per le imprese lo 0,23 per cento del totale dei costi di gestione del personale. Anche la bassa natalità nasce da queste problematiche”. A queste considerazioni, si aggiungono quelle sulla conciliazione lavoro-famiglia sempre più difficile. “Secondo l’Isfol – spiega l'onorevole Bellanova – se in presenza di figli di età inferiore ad un anno il tasso di attività degli uomini sale dall’85,6% al 96,6%, quello delle donne scende dal 64,2 per cento al 54,2. Segnale evidente della carenza di servizi alla prima infanzia. Gli asili nido avrebbero dovuto raggiungere il 33 per cento dei bambini, mentre nel nostro paese siamo notevolmente al di sotto. Fondamentale poi è la qualità e la condivisione del lavoro di cura dei figli. Nel Nord Europa, per esempio, ormai da anni sono state avviate delle politiche contro le discriminazioni di genere e per una maggiore condivisione delle responsabilità familiari. I figli e l'economia domestica non gravano più solo sulle donne, c'è un'equa ripartizione degli oneri con la figura maschile. Ma la migliore quantificazione della discriminazione di genere è rappresentata dal dato relativo alla retribuzione. C'è sempre una sproporzione tra gli stipendi maschili e quelli femminili, che può andare da un minimo del 15% ad un massimo del 30%, naturalmente a vantaggio degli uomini. Il panorama è desolante, in considerazione anche del fatto che le donne sono sempre meno rispetto agli uomini e raramente ricoprono posizioni chiave”. Infine, conclude: “Spero che in quelle seratine per sole donne, così come nei pensieri di quegli uomini che stasera resteranno soli a casa, si affacci qualche riflessione in più su questi temi.'Spesso viene messo in forse il diritto al lavoro delle donne. Non si comprende che il diritto al lavoro equivale al diritto alla vita; il diritto a una vita degna, serena, onesta, come onesta la vogliono le nostre donne e la vuole il nostro popolo': Sono passati più di cinquant’anni da quando il nostro conterraneo Giuseppe Di Vittorio suggeriva questa riflessione. Stasera, accogliamo il suo suggerimento e facciamola nostra. Tutti, donne e uomini”.

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