Processo Greco. Contestate le intercettazioni

BARI – I giudici decideranno entro l’udienza del 28 marzo. Il difensore di Gianpaolo Tarantini, l’avv. Nicola Quaranta, ha presentato un’eccezione sull’inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche disposte nell’ambito dell’indagine che nel maggio 2010 ha portato al rinvio a giudizio di Salvatore Greco, consigliere regionale de La Puglia Prima di Tutto, accusato di associazione per delinquere, corruzione e falso in concorso con i fratelli Tarantini. I fatti risalgono a dieci anni fa e per molti dei reati contestati è in vista la prescrizione. Se l’eccezione dovesse essere accolta, il materiale probatorio a carico degli imputati, che si basa per gran parte sulle intercettazioni, verrebbe molto ridimensionato. Secondo il legale i decreti autorizzativi di circa 11mila intercettazioni telefoniche non sarebbero stati regolari. Il pm che le dispose era Michele Emiliano. Greco venne rinviato a giudizio per associazione per delinquere, corruzione e falso in concorso con i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini (dei quali è ritenuto socio occulto in alcune società) e ad altre tre persone. Lo decise il gup del tribunale di Bari Marco Guida. “Gianpi” Tarantini sarà poi processato anche per detenzione ai fini di spaccio di droga per aver ceduto cocaina durante i party organizzati nella sua casa. Nel processo sono parti civili la Regione Puglia e l’Ordine dei medici. Gli altri tre rinviati a giudizio sono l’allora primario di ortopedia dell’ospedale di Putignano (Bari), Raffaele Bancale, per falso; il primario di ortopedia di Monopoli (Bari), Paolo Dell’Aera, per falso; e il primario di ortopedia del nosocomio di San Severo (Foggia), Rossano Cornacchia, per corruzione e falso. La posizione di altri due imputati – l’ex direttore sanitario della Asl Bari 5, Vincenzo Petruzzi, accusato di falso, e il presunto pusher Bartolomeo Rossini, di 40 anni, accusato di spaccio di droga – è stata stralciata perché entrambi hanno chiesto ed ottenuto di essere processati con rito abbreviato. Il processo comincerà il 26 ottobre. Poiché i fatti risalgono all’inizio del 2000, altri 15 imputati per i quali era stato chiesto il rinvio a giudizio sono da qualche tempo usciti dal processo perché i reati contestati (soprattutto corruzione e falso) sono stati dichiarati prescritti. Molti di questi reati erano inizialmente contestati anche a Greco e ai Tarantini. I reati contestati a sei rinviati a giudizio risalgono al periodo compreso tra il 2001 e il 2004 quando Greco era consigliere regionale dell’Udc. Secondo l’accusa, l’allora politico regionale, assieme ai Tarantini, prese parte ad un’associazione per delinquere che, basandosi sulla figura istituzionale di Greco, era finalizzata ad influenzare i vertici delle aziende ospedaliere pugliesi nell’acquisto dei prodotti sanitari commercializzati dalle società della famiglia Tarantini delle quali Greco è ritenuto dall’accusa socio occulto. Per raggiungere questo scopo i componenti l’associazione – secondo il pm inquirente, Roberto Rossi – hanno corrotto dirigenti, funzionari e impiegati amministrativi delle Asl e dirigenti medici a capo di reparti ospedalieri ai quali versavano davano o altre utilità. Per assicurarsi il business legato alle forniture (di protesi, strumentario chirurgico e prodotti mediali) gli imputati – sempre secondo l’accusa – hanno falsificato provvedimenti con cui le forniture venivano dichiarate infungibili e hanno istigato l’alterazione delle gare d’appalto, sbaragliando in questo modo la concorrenza e ottenendo guadagni che la pubblica accusa ha definito “cospicui ed indebiti”.

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