La par condicio dei paria I

La parola ai cattivi, per esempio in Verdi

Se Dio mi ha creato a sua immagine e somiglianza, allora non dev’essere una brava persona. Ecco il teorema di Iago, perfido alfiere e falso amico di Otello, che avverte nella propria congenita malvagità il tocco divino. L’economia dei libretti d’opera riconosceva l’importanza dell’autonomia drammatica dei cattivi, perciò apriva parentesi in cui questi potessero esprimere tutta la loro nefasta visione del mondo. Era la par condicio dei paria (di infimo, ovviamente, solo l’etica). Il “Credo”di Iago è uno di quei momenti in cui i polsi dei benpensanti a teatro dovevano tremare. Arrigo Boito fa una miscellanea di materialismi storici e crea una voce degna di un poeta maledetto francese o di un più modesto Carducci satanico (che firmava l’ “Inno a Satana” con pseudonimo). Quando la poesia diventa filosofia, metro e rime variano secondo le esigenze espressive, come nel miglior Leopardi. Sono nato dalla viltà di un germe o di un atomo, il mio essere è frutto di una casualità iniqua e dopo la morte c’è solo il a. Il Paradiso è una vecchia frottola per bambini e bizzoche. Meno scontato che un ateo così profondo debba per forza essere anche così carogna. Ma non si può pretendere tutto da un solo poeta.

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