L'arte documentaria di Rainer Wittenborn

La scrittura visuale di Rainer Wittenborn: un assemblaggio di fotografie, testi, disegni, oggetti e immagini che invitano a riflettere su tematiche storico-sociali e ambientali

Nato a Berlino nel 1941, si è formato all’Accademia delle Arti di Monaco. I suoi lavori sono esposti nei più importanti musei della città bavarese. Sempre impegnato per la difesa dell’ambiente, ha collaborato con Thomas Herzog, pioniere negli anni '70 di percorsi alternativi all’insegna dell’architettura ecologica, e con lo scultore Lang, conosciuti in occasione del loro soggiorno di studio a Roma, un sodalizio fecondo di risultati creativi. Dopo l’esperienza romana, Rainer giunge nel Sud: un viaggio in Basilicata, prolungatosi poi nel Salento. I fervidi contatti con l’ambiente del capo di Leuca lo porteranno a stabilirsi nella Masseria Bufolaria, abitata dagli artisti Arno Mandello ed Helen Ashbee fino agli anni 80. Dalla sua particolare attenzione agli aspetti naturalistici e antropologici di questo estremo lembo del Meridione, negli anni 1986-89 nasce De finibus terrae. Una mostra, impreziosita dal pregevole catalogo pubblicato nel 1991 (Mazzotta, Milano), che ha portato immagini di un Salento “antico e nuovo” in varie città (Milano, Monaco, Stoccarda, Witten, Genova). Dal suo approfondito interesse per tutto ciò che riguarda la natura e gli interventi dell’uomo, sono scaturite le sue installazioni, un insieme di stimoli visivi in forma estetico-concettuale che spaziano dalla geologia alla botanica, dall’architettura agli stili di vita. Arte per pensare, per riflettere, per riscoprire, per collegare, per ricomporre attraverso materiali e schemi iconico-simbolici convergenti o divergenti. Tutto con estremo rigore formale, in scansioni analitiche di fogli in sequenza, o in sintesi che ridefiniscono, comunicando in modo più significativo. L’obiettivo rimane quello di lasciar parlare i reperti di oggetti, i documenti dei fatti, le rilevazioni fotografiche. Così, il dramma umano ed ecologico consumatosi nella foresta amazzonica del Brasile o quello delle popolazioni indigene travolte dalla costruzione di una grande diga in Canada, dove ha soggiornato a lungo per documentare fotografando, diventano occasioni di ricerca e riflessione, prima di diventare efficaci composizioni (Amazon of the North, 1997). Nelle sue ultime opere, pannelli di grandi dimensioni dal carattere naturalistico-innovativo, gli strati di terra, i tronchi e le foglie accanto a citazioni di testi e di immagini, di scritte e cartine geografiche, sono i ritagli di una sintassi che facilita livelli di lettura diversi. Da alcuni anni Wittenborn ha portato a termine l’attività didattica presso il Politecnico di Monaco, ma il suo legame con gli studenti e con l’Università è proseguito. I suoi due più recenti lavori sono infatti installati permanentemente presso il centro di calcolo dell’Università e presso un centro residenziale del Politecnico. Nel primo ha illustrato la storia della matematica e gli studi di Fibonacci, incentrati sulla progressività numerica, nel secondo si è dedicato a Leonardo da Vinci, evidenziandone la figura di artista ed ingegnere. Le arti e le scienze si completano e si integrano, in un sorprendente gioco di inter-connessione testuale. Accanto ad esse le numerose opere di fruizione sociale legate all’ingegneria, all’autonomia energetica delle abitazioni, a tutto ciò che può diventare eco-sostenibile. In visita a Masseria Bufolaria chiediamo all’artista di dirci qualcosa sul lavoro che campeggia sulla parete di fondo, ricoprendola per intero. Sono trentacinque fogli di un manoscritto notarile da lui ritrovato per caso – ci dice Rainer – tra i resti della cappella di tenuta Del Crocco, nella campagna del materano. Un reticolato cartaceo corredato da scritte e vecchie fotografie, sul quale ha dipinto una bandiera rosso-ocra, disponendola in diagonale. Riportano alla questione del brigantaggio, ci fa sapere Wittenborn, raccontandoci altri dettagli. L'opera faceva da pendant con altre due bandiere (una bianca e una verde) nella mostra De Finibus Terrae, in un contesto di rimandi alla storia della Puglia, tra i quali il tableau con gli ingrandimenti dei “graffiti del saraceno”, da lui casualmente scoperti nel 1975 in un’abitazione scavata nella roccia della costa lucana. Messaggi di un artista che vuole sempre e comunque partire dall’esistente per documentarne la bellezza più autentica.

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