Salvemini lascia il Pd

In una lettera Carlo Salvemini spiega le motivazioni che lo hanno portato a dimettersi da componente le assemblee provinciale, regionale e nazionale del Partito democratico

“Lascio il Pd non per approdare altrove, ma semplicemente per sostenere e votare chi penso oggi ancora meriti, nonostante errori e ritardi, di essere il nostro rappresentante alla guida della Puglia”. Con questa dichiarazione di fiducia nei confronti di Nichi Vendola per la competizione della Primarie, Carlo Salvemini lascia il Partito democratico. In una lettera, che riportiamo di seguito in versione integrale, le motivazioni della decisione. Al segretario provinciale al segretario regionale al presidente dell’assemblea regionale al presidente dell’assemblea nazionale Cari amici, vi comunico la mia decisione di dimettermi da componente dell’Assemblea Provinciale, Regionale e Nazionale del PD. E’ una decisione che considero dolorosamente inevitabile, avendo personalmente deciso di votare Niki Vendola alle prossime primarie del 24 gennaio e non Francesco Boccia, candidato ufficiale del partito. Non è la mia, naturalmente, una semplice preferenza personale, un giudizio sulla qualità delle persone. Ma una decisione politica che scaturisce dalla valutazione di una vicenda che da mesi vede impegnato il partito regionale e nazionale. Per chi come me ha partecipato alle primarie del 2007 e del 2009 affidando al progetto del PD passione, impegno, entusiasmo e illusioni, lasciare il partito è una manifestazione di sofferenza che giunge dopo lunghe riflessioni personali. Nel corso delle quali ho pazientemente tentato di convincermi che il dissenso sulla gestione della candidatura per la Regione Puglia potesse essere vissuto, come in altre occasioni pure è avvenuto, da iscritto in distonia con la linea ufficiale legittimamente assunta dalla maggioranza, senza tuttavia mettere in discussione l’appartenenza al progetto del PD. Sono giunto alla conclusione che così non è. Decidere di votare e far votare Niki Vendola alle primarie, non è compatibile, a mio avviso, con il ruolo di dirigente, pur marginale e periferico, del PD che presenta agli elettori di Puglia un suo candidato ufficiale. Da oggi al 24 gennaio non intendo nascondere le mie opinioni. Mi rendo perfettamente conto che il mio impegno per l’avversario di Francesco Boccia sarebbe vissuto con comprensibile disagio, e qualche irritazione, tra molti dei nostri iscritti. Né desidero mettere in imbarazzo nessuno, ora che si parla di possibili espulsioni e richiami alla disciplina di partito. Avverto in pieno il supplemento di responsabilità, trasparenza e rigore cui è chiamato un dirigente di partito. E poiché non intendo in alcun modo contribuire ad ambiguità e ipocrisie, dichiaro da subito con chi sto e ne traggo le conseguenze. Nel mio piccolo mi sono sempre speso per fare del PD il luogo in cui poter parlare il linguaggio della verità, della coerenza, della trasparenza e della responsabilità. E non intendo venire meno a questo impegno in un passaggio così importante. Ho partecipato ai lavori dell’Assemblea regionale che ieri ha approvato la candidatura di Boccia e il ricorso alle primarie, dopo mesi di stallo e di posizioni ondivaghe e contraddittorie. Non ho trovato nelle sue parole, né in quelle di Sergio Blasi e dei tanti, D’Alema in testa, che hanno argomentato sull’inevitabilità di questa scelta, motivi e ragioni tali da indurmi a fare mia la posizione ufficiale del partito. Non riesco a fare mia l’idea che si possa celebrare un congresso regionale che si conclude con l’impegno unanime del PD a ripartire da Vendola e poi disattenderne l’esito argomentando il diritto del nostro partito a candidare un suo rappresentante. Non riesco a fare mia la retorica di chi rivendica al PD la guida della coalizione, intende affermare un’egemonia politico-culturale nel campo del centrosinistra e decide di subire le arroganti decisioni di un alleato, l’UDC, che non condivide con noi il giudizio sull’attività del governo regionale, tanto da essere tuttora all’opposizione; che non intende partecipare allo strumento cardine del primarie, iscritto nello statuto del nostro partito; che pone pregiudizi politici e personali nei confronti del Presidente in carica, al punto da non considerarlo candidato naturale neanche in caso di una sua eventuale vittoria. Non riesco a fare mio l’argomento di chi descrive il caos politico di questi mesi, il venir meno del PD al rispetto doveroso del principio di coerenza, come semplice rappresentazione di un confronto libero e trasparente; e non anche come l’esito di errori, incertezze, contraddizioni e ambiguità di un gruppo dirigente indisponibile a fare autocritica e che si consegna alle primarie, dopo averle a lungo avversate, come rimedio e non come scelta. Non riesco a fare mia la posizione di chi parla da mesi di indispensabile e condivisibile allargamento delle forze della coalizione senza impegnarsi a scrivere i punti politico-programmatici fondamentali della nuova alleanza per la Puglia. Non riesco a fare mia la conclusione che il PD possa accettare di andare alla primarie consapevole che il perimetro della coalizione, di cui ci si dichiara perno e garanti, è condizionato dall’esito del voto: con un alleanza, cioè , che include l’UDC e Sinistra e Libertà solo se vince Boccia e invece si priva dell’apporto di Casini e compagni se s’afferma Vendola. Non riesco a fare mia la suggestione di un fronte politico alternativo al centrodestra costruito con chi, l’UDC, in altre regioni intende aiutare alla vittoria il PdL. Non riesco a fare mia la tattica di una santa alleanza per il Mezzogiorno con chi, l’UDC, ancora governa con il PDL nella Lombardia di Bossi e Formigoni, o è suo prossimo alleato in Lazio e Campania; o con chi indossa da mesi la bandiera della difesa di un Sud mortificato e offeso dalle politiche del governo e poi si reca da Berlusconi per contrattare un suo rientro nel PDL di Puglia (Adriana Poli Bortone). Non riesco a fare mia la considerazione che non c’è contraddizione nel raccontare una “Puglia migliore” nell’urbanistica, nei servizi sociali, nel turismo, nell’ambiente, nelle politiche giovanili, nel sostegno alle imprese, nella cultura grazie anche al lavoro di uomini e donne del PD, e poi decidere che per proseguire il lavoro svolto bisogna fare a meno di Niki Vendola, suo mentore e simbolo. Sono argomenti che già conoscete, anche perché largamente condivisi in tanti elettori del nostro partito. A me paiono troppo seri e dirimenti per immaginare di poterli eludere attraverso il semplice richiamo alla disciplina di partito, alla sua unità, alla solidarietà doverosa nei confronti di chi ha accettato questa difficile sfida delle primarie. Ho tentato, invano, di condividere un’occasione pubblica di confronto per ascoltare le reciproche ragioni e garantire un momento di partecipazione tra iscritti, elettori, e dirigenti prima di assumere decisioni definitive. Ma la mia lettera del 12 dicembre scorso, accompagnata da sessanta firme di segretari di circolo, eletti, semplici iscritti e indirizzata al segretario regionale e a quello provinciale, è stata totalmente ignorata. A ulteriore conferma di un’idea di coinvolgimento dei circoli e di protagonismo della base evocata spesso e praticata mai. Un silenzio incomprensibile che rivela, evidentemente, un’idea diversa di quel partito comunità che a parole diciamo di voler costruire. Che non può essere un luogo immaginario, ma lo spazio reale dove il semplice tesserato diventa protagonista consapevole. Ecco perché, dopo aver contribuito marginalmente a costruirlo, oggi lascio il PD dopo quindici anni di appassionata militanza. E’ una decisione personale che non impegna nessuno oltre il sottoscritto. Del resto, come sapete, in coerenza con le posizioni espresse durante il nostro ultimo congresso, la mozione Marino, di cui sono stato coordinatore provinciale, non s’è costituita in corrente, area politica, associazione culturale. Chi con me ha condiviso quella esperienza, dal 25 ottobre è un semplice iscritto al PD con le proprie idee e la propria autonomia di pensiero. Lascio il PD, non per approdare altrove, ma semplicemente per sostenere e votare chi penso oggi ancora meriti, nonostante errori e ritardi, di essere il nostro rappresentante alla guida della Puglia. Nessuna intenzione di santificare Vendola facendone un martire. Ma neanche nessuna intenzione di subire una linea politica che considero sbagliata nel merito e nel metodo. Durante il congresso più volte ci siamo detti che dopo le tante attese deluse dei nostri militanti il PD non si sarebbe potuto permettere ulteriori false partenze pena la fine anticipata del progetto del partito e il divorzio politico con gran parte del suo elettorato. Per quel che mi riguarda tutto questo è purtroppo accaduto. Cordialmente Carlo Salvemini

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