Spaghetti western alla pugliese

I consigli del consigliere regionale per arrotondare lo stipendio in tempi di crisi economica

C'è ancora chi crede nella politica come servizio, nella politica del grembiule. Invece i meccanismi che consentono all'attuale classe dirigente di lucrare alle spalle dei contribuenti continuano a farsi più evoluti e difficili da scoprire.

I cittadini pugliesi pagano, i consiglieri regionali mangiano e i loro figli studiano. E quel che più sembra colpisce è la naturalezza con cui vengono spesi i soldi per scopi assolutamente illeciti. Milano scorso sette gennaio, ore 22 circa. In una nota trattoria nei pressi di Corso Italia un consigliere regionale pugliese, recentemente condannato in primo grado ad un anno e quattro mesi per truffa ai danni della Regione e falso ideologico (scontrini falsi di pasti mai consumati in presunte missioni istituzionali) ha appena finito di cenare assieme al figlio, iscritto alla Bocconi di Milano, e ad un altro ospite. I tre si avvicinano alla cassa: 55 euro il conto. La voce del consigliere regionale è più che mai naturale e non traspare nessun imbarazzo: “Signora è possibile avere una ricevuta da 75 euro? Poi con i venti euro di differenza mio figlio viene tra qualche sera a cena di nuovo”. L'addetta alla cassa del piccolo locale ribadisce ad alta voce quanto appena ascoltato, per essere sicura di aver compreso bene e riceve la conferma da parte dello stesso politico pugliese. I tre pagano i 75 euro, prendono accordi per l'ulteriore pasto da consumare e si allontanano. Durata della scena 30 secondi circa. Ricapitolando: un consigliere regionale è in missione istituzionale di qualche tipo a Milano e pensa bene di passare a salutare il figlio che si trova in città per ragioni di studio. Fin qui tutto normale. Con un altro amico al seguito i tre cenano a spese della Regione, cioè dei cittadini pugliesi tutti, mentre avrebbe diritto al rimborso solo chi si trova effettivamente in missione. Non contenti di aver già sbafato gratis, poiché il conto risulta essere inferiore al massimale di spesa previsto per i consiglieri regionali in trasferta, allora la pensata è geniale: si fa fatturare e si paga il massimo previsto (tanto rimborserà la Regione) e con la differenza il pargolo consiliare avrà la possibilità, un giorno a scelta, di studiare un'oretta in più evitando di perdere tempo a fare la spesa e a cucinare, cenando ancora una volta a spese dei contribuenti. Dopo tutto il diritto allo studio è di competenza delle regioni! Sarcasmo a parte, l'amarezza e la tristezza della scena dipendono da diversi fattori. La condanna in primo grado per analoghe ragioni non ha sortito alcun effetto dato che lo stesso consigliere regionale continua a comportarsi in egual modo. La naturalezza nell'atteggiamento testimonia come si tratti di meccanismi ormai più che acquisiti e rodati. Il dubbio che un’intera classe politica, senza distinzioni di appartenenza, possa comportarsi in questo modo diventa molto concreto e anche le morbidissime prese di posizione sui “costi della politica da ridurre” che i nostri rappresentanti istituzionali continuano a ripetere da tempo, paiono assolutamente inadeguate a descrivere i privilegi e i reati commessi all'ombra dei tanti incarichi consiliari, assessorili, parlamentari. Il collegamento, poi, tra rimborso della Regione, cena pagata due volte al figlio bocconiano e le migliaia di studenti pugliesi che, pur trovandosi in condizioni difficili dal punto di vista economico, non percepiscono una borsa di studio o non sono beneficiari di un posto alloggio come prevede la legge, è più che mai stridente; soprattutto considerando come la Regione sia inadempiente proprio per carenza di fondi da destinare al diritto allo studio. Infine, il fatto, che un politico, un uomo, che percepisce uno stipendio elevatissimo come quello da consigliere regionale si 'mmicia alle venti euro, conferisce a tutta la vicenda il tono dello squallore. Dell'accattonaggio. Della volgarità.

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