Omicidio Basile: nuovi elementi emergerebbero dall’incidente probatorio

di Andrea Morrone

Si è concluso poco dopo le 15 di oggi l’incidente probatorio richiesto dai legali dei due Vittorio Colitti (nonno e nipote rispettivamente di 66 e 19 anni), accusati dell’omicidio di Peppino Basile, il consigliere dell’Idv ucciso ad Ugento la notte tra il 14 e il 15 giugno del 2008. In aula, dinanzi a giudici, avvocati e indagati, è stata sentita la bimba di sei anni testimone e principale fonte accusatoria dei due familiari. Una testimonianza su cui inquirenti e legali mantengono il più stretto riserbo, ma che sembrerebbe aver fatto registrare alcune importanti novità. “Ci sono degli elementi a favore della difesa che sicuramente sono emersi in questo esame – ha commentato l’avvocato Roberto Bray –, e che valuteremo nel momento in cui saranno depositate le trascrizioni. Poi decideremo con il collegio difensivo quali saranno le prossime mosse, tra cui non è esclusa una istanza di scarcerazione”. In particolare, secondo alcune indiscrezioni, ci sarebbero alcune rilevanti incongruenze sulla figura del giovane Vittorio Luigi Colitti, in quello cioè che era stato descritto come colui che teneva fermo Basile mentre il nonno (quello con la pancia grossa che guida l’Ape) lo colpiva. Passaggi fondamentali in una testimonianza così delicata, fortemente contestata dalla difesa e ricostruita a tanti mesi da quella tragica notte da una bambina che allora aveva poco più di quattro anni. La sensazione è che in tutta la vicenda permangano diversi lati oscuri, capaci di far crollare in un eventuale dibattimento l’impianto accusatorio.

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